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Watchmen | Recensione nona puntata

“Watchmen” giunge alla conclusione con la nona puntata di questa prima – e si spera unica – stagione della serie targata HBO. Come prevedibile, l’intera puntata, si è rivelata una continua sequenza di Deus ex machina, ma andiamo ad analizzare tutto nel dettaglio.

Evitato il presagio di vedere riuniti tutti i “Watchmen” originali solo per una comparsata finale, la puntata ci racconta come Bian, madre di Trieu, riuscì a farsi fecondare artificialmente – e inconsapevolmente – da Veidt, pertanto Trieu è la figlia di Ozymandias. È lei che lo va a riprendere da Europa per fargli assistere al compimento del suo piano: disintegrare il Dottor Manhattan per assorbirne i poteri; con essi, tenterà di portare la pace nel Mondo. Si scopre, pertanto, che la cattura di Doc avvenuta coi mezzi del Settimo Cavalleria/Ciclope era tutto un piano orchestrato da Trieu all’insaputa del senatore Keene, disintegrato da quelle macchine che aveva rubato a Trieu senza conoscerle profondamente. Tramite il sangue cosparso per terra di Keene, il Doc riesce a far passare parte della sua energia attraverso la gabbia di tachioni dentro alla quale era rinchiuso, teletrasportando Veidt in Antartide. Da qui, con una pioggia di calamari dimensionali potenziata, l’ex-Ozymandias impedisce che Trieu assorba i poteri di Doc, benché sia riuscita comunque a disintegrarlo. Angela, sopravvissuta ai calamari e ricongiuntasi con il nonno e le figlie, trovato un uovo sul pavimento di casa sua, e, ricordandosi cosa le disse Jon, ipotizza che mangiandolo, quell’uovo le conferirà i poteri necessari per poter camminare sull’acqua. Nell’ultima scena, la si vede tentare l’impresa, ma non ci è dato sapere se ci riuscirà.

Watchmen | Recensione nona puntata
Photo Credit: WEB

Gli spiegoni ci sono stati come si presumeva, e sono stati anche troppi. Il reiterato uso di rimandi adoperato da Lindelof per questa sua versione di “Watchmen”, ci ha portati ad avere un episodio finale eccessivamente didascalico, con continue spiegazioni e dialoghi al limite dell’assurdo che cercavano di far capire allo spettatore il perché di tutte quelle trame lasciate insolute. Trieu che spiega a Keene dove stava l’errore nel suo piano; Veidt che spiega perché Trieu è narcisista; Veidt che spiega perché il guardacaccia indossasse una maschera – «le maschere rendono le persone cattive» è una delle motivazioni più stupide di sempre –; Keene che spiega il suo piano davanti a una platea, ecc.

Partiamo dal presupposto che molte di queste spiegazioni non hanno fatto altro che aggravare l’ipotesi secondo la quale molte scelte di trama fossero non-necessarie. Per esempio: dopo i primi episodi in cui si parlava del Settimo Cavalleria come una minaccia, con il loro capo che possedeva il diario di Rorschach, quando è apparso il Ciclope, l’utilità del Settimo Cavalleria si è ridotta al nulla. D’accordo, Keene non era in possesso del diario di Rorschach bensì del video di Veidt – il perché lo possedeva non è mai stato spiegato –, ma com’è possibile che, d’un tratto, tutti i poliziotti e i civili dimenticano quelle minacce di rivelare il contenuto del diario? L’unico a saperlo, in teoria, doveva essere Looking Glass.

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Prima di spiegare il buco di trama più mastodontico, facciamo il punto su un altro evidente problema: la puntata con Will che si scopre essere Giustizia Mascherata, che pro ha avuto? Alla fine, Will ha ucciso Crawford, è stato contattato da Trieu, le ha consegnato il Dottor Manhattan e poi? Perché era così importante che fosse Giustizia Mascherata? Tutti risponderete: se non lo fosse stato, il Dottor Manhattan non l’avrebbe mai cercato. Sbagliato. Se il suo interesse era Angela, gli ci sarebbero voluti pochi nanosecondi a trovare tutta la sua famiglia, riportando in vita avi appartenenti al neolitico, indipendentemente da chi fossero. Non c’è stata mai una motivazione perché Jon avesse scelto Angela, pertanto, ai fini di trama, l’utilità di Will come Giustizia Mascherata è inesistente. Poteva essere chiunque. La ragione la sappiamo, ovviamente: il razzismo. Ma ci torneremo più avanti.

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Portiamo alla luce anche i tanti problemi liquidati con una frase. Diversi snodi sono stati spiegati con una semplice frase riparatrice. Per esempio: Robert Redford, il presidente degli Stati Uniti che non ha mai ringraziato né risposto a Veidt. Perché? Ci viene il dubbio che sino alla fine delle riprese, gli autori sperassero in una sua partecipazione che, alla fine, non è mai arrivata. L’improvviso cambio di Laurie nel finale che decide di arrestare Veidt non è comprensibile. Bian, una donna delle pulizie, che entra in studio segreto di Veidt che è privo di sorveglianza. Com’è possibile? Anche la risposta data da Veidt al guardacaccia sulla maschera appare ridicola. Veidt ha utilizzato i corpi dei suoi assistenti uccisi per scrivere «Salvami figlia», ma Trieu ci ha pensato solo otto anni dopo l’arrivo su Europa dell’uomo più intelligente al mondo. Perché? Perché era così importante che Veidt presenziasse al momento in cui lei avrebbe assunto il potere di Jon Osterman? L’intera storia di Veidt su Europa, a conti fatti, è inutile. Sembra quasi che Lindelof non sapesse come impiegarlo in attesa che sventasse il piano di Trieu, e si sia inventato tutta quella improbabile tiritera dei cloni. Perché Will ha accettato di aiutare Trieu se non condivideva i suoi scopi? Questo è uno dei buchi di trama più grossi. Will, quando parlava con Trieu, sembrava un suo complice, invece, qui, la liquida asserendo che è stato costretto a collaborare. Ma anche sui problemi relativi ai personaggi ci ritorneremo.

Andiamo al buco di trama più grosso. Il Dottor Manhattan viene rinchiuso in una gabbia strutturata con la barriera di tachioni. Keene, messosi in mutande, parlando al Ciclope, afferma che è giunto il momento di assurgere alla divinità assumendo i poteri di Jon. Innanzitutto, perché gli altri membri del Ciclope glielo permettono? Lì in mezzo non c’è nessuno che non si fidi di lui e che vorrebbe avere il potere per sé? Non c’è una persona più avida? Facciamo fatica a crederci. Ciononostante arriva Trieu e afferma che per poter assorbire il potere di Jon bisognerebbe prima immagazzinarlo in un’unica struttura atomica dopo averlo disintegrato, altrimenti, si rischierebbe di essere disgregati a livello atomico. Bene, sembrerebbe logico. C’è solo una cosa che non quadra: il sangue è fatto o no di atomi? Se la struttura atomica di Keene è stata disintegrata, anche gli atomi che compongono il sangue lo dovrebbero essere, no? Infine, tralasciando questo grosso problema, come ha fatto quel sangue a oltrepassare la struttura di tachioni? Il Dottor Manhattan non è in grado di oltrepassarla ma del comune sangue sì? Ma di cosa è fatto il sangue del senatore Keene?

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A proposito del senatore. Suo padre fu colui che rese illegali i vigilanti nel 1977. Ora, com’è possibile che già all’epoca fosse un razzista e parte del Ciclope? Rileggendo “Watchmen”, in particolare la protesta portata avanti dal giornale di estrema destra “The New Frontiersman”, si può notare chiaramente come il fenomeno dei vigilanti fosse esaltato ed elogiato dalla destra reazionaria e razzista prima dell’omicidio del primo Gufo Notturno, pertanto, un Keene Sr. di ideologia razzista e intollerante, cozza con l’idea che Moore voleva dare del fenomeno dei vigilanti.

Giungiamo al razzismo in sé. Perché ci siamo pesantemente scagliati contro il modo in cui è stato trattato in questo “Watchmen”? Sin da subito ci è stato presentato come un problema da debellare, un’ideologia alla quale potrebbero far capo solo degli invasati idioti incapaci di pensare. Non ci è stato presentato il perché o il percome delle ideologie razziste, bensì esse sono state descritti in modo semplice, retorico e saggistico. La narrativa dovrebbe proporre entrambi i poli, i punti di vista, mostrando idee e pensieri per ognuno dei suoi personaggi. Risulta dilettantesco e sbrigativo il far apparire i cattivi come degli invasati e i buoni come giusti perennemente dalla parte della ragione. In gergo, questo si chiama “racconto a tesi”, non “a tema”. Ossia, un racconto che è scritto con l’impronta di un saggio, lasciando al fruitore un’unica chiave di lettura. I razzisti sono talmente invasati, come detto, da non aver invidia che Keene prenda tutto per sé il potere di Doc Manhattan.

Riprendendo le recenti parole di Moore, «i supereroi sembrerebbero essere impiegati come compensatori di codardia, forse allo stesso modo di una pistola sul comodino. Vorrei anche sottolineare che, a parte una manciata di personaggi non bianchi (e creatori non bianchi), questi libri e questi personaggi iconici sono ancora oggi i sogni suprematisti bianchi di una razza superiore». È per questo che né i Minutemen né gli Acchiappacrimini contano membri afroamericani tra le loro schiera: alla base, l’idea di Moore è quella di raccontare quanto profondamente negativi siano i miti dei supereroi classici. Il problema dell’identità di Giustizia Mascherata, a questo punto, può apparire più chiaro. Era scontata una scelta del genere dopo le prime puntate. Se il tema del razzismo è trattato in modo così retorico, un ribaltamento del genere era pronosticabile. Ed è un grosso tradimento del “Watchmen” originale.

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I vigilanti descritti da Moore sono dei reietti della società. Pensate al Rorschach originale: un tenebroso e cruento individuo che indossa abiti da detective hard-boiled con una maschera cangiante; gli viene rimossa, e si vede il suo aspetto ridicolo, tormentato e figlio di un’infanzia traumatica; Rorschach è un europeo cresciuto in povertà che parla all’infinito, omettendo articoli e preposizioni. Moore non voleva vigilanti di colore poiché si sarebbe perso proprio il senso di quell’ideologia di estrema destra che posa le sue radici su degli outsider codardi e incapaci di affrontare il mondo se non con una maschera. Peraltro, quando Walter Kovacs/Rorschach viene smascherato, a tentare di curarlo è proprio un afroamericano: Malcolm Long. Uno psicologo nero che prova a liberare un povero reietto da quell’identità così brutta, sadica e cruda, rappresentante in tutto e per tutto l’altra faccia – quella reale – dei vigilanti.

Soffermiamoci su Rorschach per mostrare un altro dei problemi di questa serie: i personaggi. Mancano personaggi contraddittori, capaci – come detto – di esprimere il polo opposto alla tematica affrontata. Nessuno dei personaggi si sognerebbe di dire «tutte stronzate» durante una contestazione contro il Ciclope, per esempio. Il Comico, come Rorschach, è uno di quei personaggi che agisce con una morale tutta sua. In questa serie, come affermato poco sopra, la morale da seguire è una sola, pertanto un personaggio come Rorschach, crudele e sadico coi criminali, nichilista sul mondo che lo circonda ma spinto da un suo personalissimo idealismo, non troverebbe mai davvero posto. Lo stesso vale per il Comico. Tenta di violentare Sally, non approva il «buonismo» degli Acchiappacrimini e dei Minutemen ma agisce, comunque, da eroe – o da antieroe – acciuffando criminali e sedando rivolte.

Poi, una domanda inerente ai personaggi: quale di questi ha avuto un’evoluzione? So cosa state pensando: il Dottor Manhattan. Sì, la sua evoluzione è stata portata avanti rifacendosi alle accuse mossegli da Laurie nel “Watchmen” originale. Ma se dovessimo pensare agli altri personaggi le risposte sarebbero negative. Angela è un personaggio piattissimo e stereotipato; Laurie si rivolta contro Veidt all’improvviso, senza che nulla tra loro venga costruito (fa fede il finale del “Watchmen” fumetto). Will, come detto, senza alcun motivo, consegna Manhattan per poi pentirsi – non si sa perché –. Trieu è uno dei personaggi più impalpabili di sempre. Appare in tre puntate e viene gabbata da un Deus ex machina irritante, buttato a caso e, come detto, inconcepibile se ripensiamo alla struttura atomica di quel sangue. Veidt, stravolto come personaggio, passa tutte le puntate su Europa con un’utilità paragonabile a quella di un fermacarte su un foglio elettronico, e poi salva la Terra con un colpo di scena buttato nel modo più dozzinale possibile. L’unico personaggio ad avere un briciolo di evoluzione è Looking Glass e, non a caso, l’episodio che lo vede protagonista è quello scritto meglio da un punto di vista narrativo.

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È difficile comprendere come tale serie, piena di buchi di trama, con personaggi strutturati male e privi di un’evoluzione vera e propria, sia riuscita ad ottenere tanta ammirazione. Molti critici scagliatisi contro la serie, soprattutto in Francia, hanno trovato una risposta che potrebbe tranquillamente esser definita come un’arma a doppio taglio; ci riferiamo all’eccessivo fan-service, al pressante citazionismo e ai troppi easter egg, e noi ci sentiamo di approvare tali critiche. Le scene dell’arresto di Veidt e del tentativo di camminata sulle acque di Angela lascerebbero presupporre una seconda stagione di questo Non-“Watchmen”. Noi, sinceramente, speriamo che non accada. Siamo convinti che il tempo ci darà ragione, e che questa serie sarà rivalutata come un misero e inappropriato tentativo di lucrare su un prodotto che era stato pensato per essere e che doveva rimanere un unicum.

MANUEL DI MAGGIO

Ecco la recensione della scorsa puntata

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