Cultura

William Faulkner, lo scrittore pioniere della letteratura americana gotica e modernista

Scrittore americano dalle mille sfaccettature, William Faulkner emula romanzieri modernisti, come Virginia Woolf e James Joyce, nell’adozione nei suoi romanzi, della tecnica del flusso di coscienza, e nelle sue opere, come molti scrittori afroamericani, affronta temi di pregnante spessore, quale la discriminazione razziale e la decadenza dei valori morali della famiglia ancestrale, sino a toccare tematiche della letteratura americana gotica, quale il peccato divino e la decadenza della vita, che perde il suo vigore, giorno dopo giorno, come una rosa perde i suoi petali

William Faulkner, lo scrittore americano e la letteratura modernista: il flusso di coscienza

Credits: Pangea.news
William Faulkner-Credits: Pangea.news

Pioniere del romanzo modernista, William Faulkner, imprime sulla carta, i pensieri dei suoi protagonisti: emozioni e impressioni vengono svelate al lettore, catturato dagli eventi, che non vengono ordinati in ordine cronologico, ma che in base al monologo del personaggio su cui il narratore onnisciente si focalizza, mutano spesso di significato.

Nel flusso di coscienza, i periodi sono molto lunghi e lo stile meticoloso, ci permette di compiere anche dei salti temporali; si perde così il senso del tempo: tutto si ferma, in uno spazio senza tempo, ove passato e presente si fondono, in un tempo che è quello della mente, un tempo che non misura piu’ lo scorrere della vita.

William Faulkner, lo scrittore americano e il la letteratura gotica: il tema della morte

Nel romanzo “Mentre morivo“, Falukner incentra il flusso di coscienza sulla protagonista morente Addie Bruden, madre di famiglia, che esteriorizza la sua sofferenza e così in un verso poetico “io ero io e lasciavo a lui le parole”, Faulkner denota come la morte rende tutto silente. L’ingiustizia della morte della madre, che la famiglia deve affrontare e il coro vocale della famiglia, dalle origini umili ma dignitose, vengono mitigate da simboli religiosi che i familiari, devono affrontare nel loro viaggio, per dare alla madre una degna sepoltura: un fiume del diluvio, devia il loro cammino e il pesce torna a rievocare l’immagine di Cristo, che viene battezzato nel fiume Giordano, come il pesce trae le sue origini dalle acque.

Nel racconto “Una rosa per Emily“, lo scrittore statunitense affronta il tema della morte, simboleggiata dalla rosa che perde i suoi petali: la rosa, il desiderio d’amore di Emily, una donna che si isola nella sua torre e allontana le persone, come le spine di una rosa, quella rosa che è emblema della sua vita, che ora risulta vuota, per Lei, vita spezzata, non vi è piu’ “nessuna voce, nessuna speranza”.

Lo scrittore americano e la letteratura gotica: il tema della disperazione e del peccato

Nel romanzo “Palme selvagge“, lo scrittore, William Faulkner, esteriorizza la disperazione dei personaggi: quella di una donna, che è dilaniata dalla morte e dal sangue, per un aborto mal riuscito, e la disperazione del vecchio detenuto che, nonostante abbia salvato vite umane dal diluvio, e abbia assistito una donna gravida, decide di tornare in carcere, poichè si sente dilaniato e sconfitto dalla sofferenza e dalla disperazione per quel passato vissuto.

Nel romanzo “Requiem per una monaca“, tramutato poi da Faulkner in opera teatrale, si utilizza il flusso di coscienza, per esprimere la sofferenza di una madre che perde la figlia, uccisa dalla governante per amore: il romanzo ci insegna che l’uomo è legato alla sua patria, anche se spesso lo dimentica, perchè il progresso fagocita ogni cosa, ma soprattutto ci insegna che “peccare è umano“, difficile è resistervi, ma è necessario insegnare la “resistenza al male“, tramite la conoscenza preventiva del peccato. Anche il romanzo “Sanctuary“, tratta del tema del male e della corruzione, propria del romanzo gotico, che suscita scandalo a Oxford, in quanto i bordelli vengono descritti con un denotato realismo.

William Faulkner, lo scrittore americano e la letteratura afroamericana: la tematica del razzismo e della decadenza dei valori morali della famiglia

Nel romanzo di Faulkner, “Luce di agosto“, Joe Christmas, il protagonista, un afroamericano dalla pelle bianca, viene adottato da una famiglia religiosa che gli insegna il pregiudizio per la gente di colore: l’animo del ragazzo è tormentato, ricerca compiacimento dai “neri” e poi dai “bianchi”, ove nessuno sa il suo segreto, ma è sempre costretto a nascondere una parte della sua identità. Il ragazzo si sente poi accettato per la prima volta, da una ragazza prostituta e cameriera con cui intrattiene una relazione amorosa: la vicenda si conclude con l’emarginazione del ragazzo dalla città, costretto alla fuga, perchè picchiato, e quindi costretto ancora una volta a dimenticare le sue origini.

Nel romanzo “Sartoris” ovvero “Gli invitti“, i “vinti” sono i sudisti, che reduci della guerra, in un giogo di potere tra valori morali in crisi dell’antica tradizione familiare e famiglie aristocratiche esordienti, che perseguono la “brama di ricchezza”, risultano coloro che devono rinunciare alle idee razziste, alla loro cieca brutalità. L’ipocrisia verso i valori familiari si denota nel romanzo “L’urlo e il furore“, ove un apparente gentiluomo dai sani principi, in realtà è dilaniato dalla “bramosia delle carni” verso la sorella e il fratello, cinico affarista, che appare un uomo dedito al lavoro duro, manifesta odio per “il diverso“. Anche nella satira “Mosquitoes“, si affronta la dicotomia tra bianchi e neri, ma anche il tema della sessualità, si descrive l’ artista, Faulkner, come colui che, emulando gli altri artisti, migliora la sua vita.

Marina Lotito

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