Portare in tribunale il governo austriaco. “Non siamo certo qui per la Sacher“. Questo l’intento di Maria Altmann, (interpretata da una straordinaria Helen Mirren), un’ebrea di origini austriache, sfuggita alle persecuzioni naziste. Lei ricorda, in una serie di flashback, il furto di opere d’arte dei cosiddetti “cassieri dell’olocausto”. E quel quadro trafugato da soldati nazisti, proprio dal suo salone a Vienna, è la famosa “Donna in Oro” di Gustav Klimt. Una ‘Monnalisa austriaca’, raffigurante sua zia Adele Bloch-Bauer, e da allora esposto indebitamente, nella Galleria del Belvedere a Vienna. Stasera in tv la storia vera “Woman in Gold”: la lotta per la restituzione delle ricchezze di famiglia, che lo stato d’Austria sapeva quanto fossero macchiate di sangue.
“Si ritagli del tempo e mi aiuti”. Dice Maria Altmann all’avvocato ingaggiato. E lui, Randol Schoenberg (interpretato da Ryan Reynolds): “Non si tratta di ritagliare… È un lavoro a tempo pieno“. Sembrava una richiesta facile, anche per la nuova politica intrapresa dall’Austria, di restituzione dei beni trafugati, ai sopravvissuti allo sterminio nazista. Ma la burocrazia sarà un perfido nemico. “Pensi che restituiranno il quadro ad una vecchia..?”. Una battaglia un po’ romanzata, alleggerita della sua drammaticità, ma autentica; dove un piccolo, insignificante uomo, in questo caso una donna, si ostina a combattere impari, lo stato. Come nella arcana metafora di Davide contro Golia.
Sentimenti a peso d’oro
“È come un film di James Bond… e lei è Sean Connery”. Maria incoraggia l’avvocato, che di 007 ha inizialmente solo la ventiquattrore. E lui dice: “-Ed ora vorrebbe riprenderselo?
– Non sarebbe meraviglioso?
– La renderebbe molto ricca,sicuramente…
– Credi che voglia farlo per denaro. No…devo fareil possivile per mantenere in vita questi ricordi. Perchè le persone dimenticano,lo sai? Soprattutto i giovani. E, poi, ovviamente, si tratta di giustizia. Hanno distrutto la mia famiglia. Hanno ucciso i miei amici. E mi hanno costretta ad abbandonare i luoghi e le persone che amavo. Non gli consentirò di umiliarmi di nuovo”. Nel film è proprio il giovane avvocato ad iniziare le indagini ed avviare il procedimento legale. Nella realtà fu un giornalista austriaco, che venuto in possesso di documenti importanti, contattò la Altmann.
“La gente vede un capolavoro di uno dei più grandi artisti austriaci, ma io vedo il ritratto di mia zia, una donna che mi parlava della bellezza e della vita“. Un film del 2015 di Simon Curtis, “Woman in Gold” stasera in tv, che sa infervorare l’animo dello spettatore, commuoverlo, stupirlo, e anche farlo sorridere quando serve. Helen Mirren in Altmann: “Può sbrigarsi? Voglio comprare profumi e Cognac al duty Free“. Anche l’avvocato diventa simpatico: “Pierino Porcospino, il libro che aveva in mano…me lo leggeva mia nonna. Terrificante! La storia di quel ragazzo che veniva portato via dal vento“. Nella sua arringa davanti il collegio arbitrale, implora i giudici di pensare al significato della parola “restituzione” e di soffermarsi a guardare le opere appese nelle gallerie d’arte, per vedere dietro quelle, l’ingiustizia della privazione alle famiglie ebree. Che mecenati, o ricchi proprietari, o uomini di cultura, un tempo possedevano beni così preziosi, e furono forzatamente costretti a separarsi da loro. Vincerà la causa?
La giustizia non ha prezzo
“Ora viaggeranno in America come una volta dovevo fare anch’io”. Maria Altmann rifiuta una proposta dell’ultimo minuto del dibattimento: di tenere i dipinti nel Belvedere di Vienna in cambio di un generoso compenso. E le verrà offerto da Ronald Lauderdi gallerista di New York, di trasferire il dipinto lì negli Stati Uniti, per una esposizione permanente. Rendere giustizia al passato, è quello che conta.
Federica De Candia. Seguici su MMI e Metropolitan Cinema!





