La WWE nell’ultimo periodo sta registrando i più bassi dati d’ascolto della storia della compagnia. Nonostante ciò la federazione dei McMahon non è mai stata così florida economicamente grazie ai contratti stipulati con USA Network e la Fox per la messa in onda di Raw e Smackdown Live che porteranno nelle casse della compagnia oltre due miliardi di dollari nei prossimi cinque anni; a questi contratti vanno aggiunti quelli con il governo saudita che farà guadagnare alla compagnia oltre 450 milioni di dollari nei prossimi anni. In questo articolo vi spiegherò perché la WWE rischia di fallire nei prossimi anni nonostante gli enormi introiti economici ottenuti dalla compagnia.

#3 I dati di ascolto degli show WWE

La WWE ha siglato, dopo una lunga trattativa, i nuovi contratti per la messa in onda di Smackdown Live e Raw; i nuovi accordi, con la Fox e USA Network porteranno nelle casse della compagnia di Stamford rispettivamente 1,1 e 1,3 miliardi di dollari in cinque anni, un importo che nessuna federazione di wrestling è mai riuscita solo a sfiorare. La firma di contratti così importanti può far pensare che gli show della WWE hanno dei dati di ascolti eccezionali ma non è così.

#2 L’incapacità di lasciarsi il passato alle spalle

Negli ultimi sei anni la WWE ha abusato dell’utilizzo dei part timer, wrestler ormai semi ritirati, per aumentare lo star power dei propri show. Sono ancora necessari atleti come The Undertaker o Triple H per vendere il proprio prodotto? Un uso massiccio di queste leggende ha si permesso di ottenere contratti importanti in Arabia Saudita e in Australia, due mercati ancora vergini per la WWE, ma allo stesso tempo ha affossato i dati di ascolto degli show settimanali della compagnia che, come già detto, fruttano circa mezzo miliardo di dollari ogni anno.

La WWE sembra non comprendere che i nuovi fan non hanno visto all’opera queste leggende e che l’effetto nostalgia non è così efficace. Inoltre gli appassionati più avanti con gli anni potrebbero non gradire vedere il proprio idolo d’infanzia ridotto all’ombra di sé stesso. C’è poi una terza categoria di fan che ormai si è allontanata dalla WWE per colpa di questa politica: i smart; costoro sono coloro che seguono il prodotto anche di altre compagnie che, puntando su prospetti più giovani, mettono su show più entusiasmanti. 

#1 La WWE non punta suoi nuovi talenti

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Nonostante un roster pieno di talentuosi atleti la WWE non punta suoi nuovi performer – Fonte: WWE.com

Brock Lesnar, Undertaker Triple H, Batista, The Rock: queste sono le Superstars che hanno preso parte agli ultimi sette degli ultimi otto main event di Wrestlemania. Tutte queste Superstars non competono più stabilmente in WWE da anni e, a causa del loro invecchiamento, hanno dato vita a spettacoli discutibili. Questa politica della compagnia cozza con le capacità degli atleti che compongono il roster stabilmente attivo della WWE; atleti come Braun Strowman, The Miz, Finn Balor o Sasha Banks hanno dimostrato di essere fra i migliori al mondo sia come in ring performer che come presa sul pubblico.

Nonostante ciò la WWE ha preferito sviluppare poco i loro personaggi relegandoli col tempo a ruoli minoritari facendo così disinnamorare il pubblico che un tempo li osannava. Questo è il punto più critico della politica della compagnia: quando i part timer si saranno ritirati quali saranno le Superstars che riempiranno le arene? Come può un fan interessarsi a degli atleti se vengono proposti in ruoli marginali?

La creazione di main eventer è ciò che manda avanti una compagnia di wrestling che deve puntare su atleti che possano creare interesse nel lungo periodo. Un esempio calzante è la WWE (allora WWF) della seconda metà degli anni ’90; dopo aver perso le sue top Superstars che passarono in WCW la compagnia dopo un biennio di grande crisi diede vita ad una nuova generazione di main eventer, come Steve Austin e The Rock, che resero il prodotto WWF innovativo e fresco rispetto a quello della WCW che puntando su nomi del passato finì per fallire inesorabilmente.

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