Per il nostro appuntamento del Dantedì, oggi parliamo del XII Canto dell’Inferno dantesco che segna l’ingresso dei due poeti nel VII Cerchio. Questo, distinto in tre diverse zone -gironi- ospitava i peccatori violenti, colpevoli di aver commesso crimini contro il prossimo, contro se stessi e contro Dio.

Il 1° girone del VII Cerchio dell’Inferno: la frana e il Minotauro

Era il 9 aprile 1300, poco prima dell’alba. Dante e Virgilio giungono ad una montagna franata, con un’unica via d’accesso. Lì disteso si trova il Minotauro, guardiano di tutto il Cerchio, che saltella furioso negando il passaggio ai due viaggiatori: Virgilio interviene, domandolo, ed entrambi riescono così a percorrere il tragitto lungo la frana. Quest’ultima, spiega il poeta latino, si era creata in seguito alla discesa di Cristo al Limbo per redimere i patriarchi biblici: così la terra era tremata in un terremoto fortissimo che aveva modificato irreversibilmente le condizioni della valle.

XII Canto, il Minotauro, Gustave Doré. PhotoCredit: dal web
XII Canto, il Minotauro, Gustave Doré. PhotoCredit: dal web

Il Fiume di sangue nel XII Canto: il Flegetonte

Davanti a sé Dante vede un’ampia fossa a semicerchio, in cui scorre acqua bollente. Si tratta del Flegetonte, il fiume infernale in cui sono immersi predoni e assassini, condannati per aver fatto violenza contro il prossimo. Questi sono collocati in diversa misura, in base alla gravità del peccato commesso: i tiranni sono sommersi fino alle ciglia, gli omicidi fino alla gola, i guastatori e i predoni dalla vita in giù. Come sparsero il sangue altrui, ora sono in eterno immersi nel sangue.

Il nome del fiume richiama ancora una volta la mitologia classica: Flegetonte era, infatti, associato al Cocito e all’Acheronte.

I centauri a difesa del 1°girone: Chirone e Nesso

I custodi del primo girone del VII Cerchio sono i centauri, armati di arco e frecce. Uno di loro chiede da lontano quale sia il peccato dei viaggiatori e li minaccia con l’arco. Virgilio risponde che spiegherà tutto al loro capo, Chirone, e poi riferisce a Dante che il centauro che lo ha attaccato è Nesso, morto a causa di Deianira. Intorno al fiume ce ne sono migliaia, col compito di colpire con le frecce i dannati che fuoriescono troppo dal sangue bollente. Richiesta una “guida” che conducesse i due poeti oltre il Fiume di sangue, Dante e Virgilio vengono accompagnati dallo stesso Nesso presso le calde acque, dove i dannati levano alte grida.

Nesso e i centauri, Gustave Doré. PhotoCredit: dal web
Nesso e i centauri, Gustave Doré. PhotoCredit: dal web

Il tema centrale del XII Canto: la violenza

In tutta la narrazione relativa all’ingresso al VII Cerchio, dominante è la violenza. Già la figura del Minotauro, infatti, ne è l’emblema. La figura mitologica è strettamente connessa con l’idea del peccatore che, pur essendo dotato di ragione umana, si abbandona a istinti bestiali, arrecando danni al prossimo. Gli altri personaggi descritti nel Canto sono, poi, i centauri che, come il primo, uniscono alla natura umana quella bestiale. Se nell’antichità erano considerati esseri saggi e sapienti –Chirone fu ad esempio il precettore di Achille– nel Medioevo erano invece spesso demonizzati per la loro immagine di cacciatori armati di arco e frecce, che li accostava a certe immagini di cacciatori diabolici di cui ci sono vari esempi nell’iconografia cristiana. 

Il racconto continua con l’indicazione di alcuni peccatori esemplari, come i tiranni: tra questi si collocano, ad esempio, Dionigi di Siracusa, Attila, Pirro e il contemporaneo Obizzo d’Este. Sembra che in questo caso Dante voglia esprimere un chiaro parere contro quei regimi politici che sfociavano nell’oppressione al popolo, presente anche in altri passi del poema, e che qui individua esempi tratti da varie epoche storiche.

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