Cultura

Zeppole di San Giuseppe: ricetta, origini e curiosità

Domani e’ la festa del papa’ ed e’ diventata una consuetudine a livello nazionale mangiare, cucinare e regalare le zeppole di San Giuseppe. La loro storia, le loro origini ed il perché siano diventati un simbolo per questa festività importante per la nazione.

La storia delle Zeppole

Quello che di certo si sa è che la zeppola di San Giuseppe è approdata per la prima volta su carta nello storico trattato “La Cucina Teorico Pratica”, del 1837, del  gastronomo napoletano Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino.

Ipotesi legate alla religione

Dopo la fuga in Egitto con Maria e Gesù, San Giuseppe si ritrovò a vendere frittelle per poter provvedere al sostentamento della famiglia, una volta approdati in terra straniera. Si sarebbe originata da qui la tradizione che vedrebbe in questi dolci il simbolo tipico anche della Festa del papà , in onore proprio di San Giuseppe.

Un’altra versione implicherebbe il fatto che San Giuseppe è il patrono dei falegnami e degli artigiani, per cui, un tempo, in questa ricorrenza, si festeggiava la “Festa del falegname”, con copiose vendite di giocattoli di legno, di qualunque tipo e qualunque forma. I genitori erano soliti regalarne uno ai propri bambini, ma quando, nel 1968, il giorno di San Giuseppe diventò anche Festa del Papà , i ruoli si sono invertiti ed i figli hanno cominciato la lunga tradizione di regali al proprio padre.

Ipotesi legata all’antica Roma

Siamo, più o meno, nel 500 a.C.

Il 17 Marzo, nell’antica Roma, era una data molto importante: si festeggiavano le Liberalia, feste in onore delle divinità  del vino e del grano, Bacco e Sileno. Era una giornata dedicata a vino e frittelle di frumento, che venivano fritte nello strutto bollente. La giornata di San Giuseppe è successiva di soli due giorni, per cui sarebbe stato così che delle “discendenti” di quelle frittelle siano diventate simbolo anche di questa festività.

Ipotesi partenopea

La classica zeppola di San Giuseppe, come noi la conosciamo, è nata come dolce conventuale, ma anche qui ci sono ancora molti dubbi: c’è chi parla del convento di San Gregorio Armeno, chi di quello di Santa Patrizia, chi ne attribuisce la manifattura alle monache della Croce di Lucca e chi a quelle dello Splendore. Fatto sta, comunque, che la tradizione vuole che i friggitori napoletani solevano esibire la propria arte culinaria friggendo le zeppole in strada, davanti alle proprie botteghe.

Un’altra versione implicherebbe il fatto che San Giuseppe è il patrono dei falegnami e degli artigiani, per cui, un tempo, in questa ricorrenza, si festeggiava la “Festa del falegname”, con copiose vendite di giocattoli di legno, di qualunque tipo e qualunque forma. I genitori erano soliti regalarne uno ai propri bambini, ma quando, nel 1968, il giorno di San Giuseppe diventò anche Festa del Papà , i ruoli si sono invertiti ed i figli hanno cominciato la lunga tradizione di regali al proprio padre.

Ipotesi legata all’antica Roma

Il 17 Marzo, nell’antica Roma, era una data molto importante: si festeggiavano le Liberalia, feste in onore delle divinità  del vino e del grano, Bacco e Sileno. Era una giornata dedicata a vino e frittelle di frumento, che venivano fritte nello strutto bollente. La giornata di San Giuseppe è successiva di soli due giorni, per cui sarebbe stato così che delle “discendenti” di quelle frittelle siano diventate simbolo anche di questa festività . Probabilmente si tratta semplicemente di una ricetta che si è evoluta nei secoli fino a diventare quella che conosciamo oggi.

Ipotesi partenopea

La classica zeppola di San Giuseppe, come noi la conosciamo, è nata come dolce conventuale, ma anche qui ci sono ancora molti dubbi: c’è chi parla del convento di San Gregorio Armeno, chi di quello di Santa Patrizia, chi ne attribuisce la manifattura alle monache della Croce di Lucca e chi a quelle dello Splendore. Fatto sta, comunque, che la tradizione vuole che i friggitori napoletani solevano esibire la propria arte culinaria friggendo le zeppole in strada, davanti alle proprie botteghe.

Zeppole di San Giuseppe: ricetta, origini e curiosità

La ricetta delle Zeppole di San Giuseppe

Per realizzare le zeppole di San Giuseppe al forno preparate per prima cosa la crema pasticcera.
Riscaldate il latte in un pentolino con la bacca di vaniglia aperta a metà. A parte sbattete in una ciotola i tuorli con lo zucchero e aggiungete la maizena.
Togliete la bacca dal latte e versatelo a filo sul composto di uova, mescolando continuamente fino a che la crema non sarà addensata.
Fate raffreddare la crema pasticcera in una ciotola coperta dalla pellicola a contatto.

L’impasto di pasta choux per le zeppole di San Giuseppe:  in un pentolino dal fondo spesso ponete il burro a pezzetti e versate l’acqua. Unite il sale e un cucchiano di zucchero e fate bollire, girando con un cucchiaio di legno.
Appena l’acqua starà bollendo togliete il pentolino dal fuoco e versate al suo interno la farina setacciata, in un colpo solo, girante in fretta con una frusta e poi continuante con il cucchiaio di legno. Si formerà una palla. Continuate a girare per circa 10 minuti, fino a che vedrete formarsi una patina bianca sul fondo della pentola.

Versate l’impasto in una ciotola e fatelo intiepidire. Poi aggiungete le uova, una alla volta, mescolando bene l’impasto.
Otterrete un impasto liscio e omogeneo. Inseritelo nella sac-à-poche con bocchetta stellata e spremetelo su una teglia foderata con carta da forno, formando dei cerchi del diametro di circa 8 cm sui quali passerete due volte accavallando la pasta choux.

Preriscaldate il forno ventilato a 190° e cuocete le zeppole per 25-30 minuti fino a che saranno dorate in superficie: fate il solito controllo con lo stuzzicadente, se punzecchiate lo stuzzicadente uscirà asciutto sono pronte.
Trasferitele fuori dal forno e fatele raffreddare.

Una volta fredde tagliatele a metà, farcitele con la crema nel mezzo e sopra e decoratele con le amarene o ciliegie candite.

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