L’Italia è il Bel Paese, giusto? Agognata meta turistica. Ammirata per il clima e il buon cibo, invidiata per la cultura e le tradizioni che la rendono ricca. Nota per la permissività quando vengono intonati cori fascisti e inni al Duce. Scusate, forse l’ultima frase stona ma è proprio ciò che emerge e in Italia, specie per gli esponenti politici di destra, è tutto nella norma. Proprio tutto, tranne l’elezione di un socialista democratico eletto sindaco di New York. La vittoria di Zohran Mamdani è diventata argomento di dibattito: forse perché musulmano? Forse perché vicino alla causa palestinese? I commenti e i giudizi sono numerosi, è importante quindi parlarne insieme.

Zohran Mamdani accusato della destra italiana

È molto probabile che i lettori non si stiano ponendo alcuna domanda. L’esempio degli inni al Duce appare già eloquente, ma è da tenere a mente che l’elusività dei politici di destra non si limita solo ai temi irrilevanti. Le notizie riguardanti il lavoro, la povertà o la precarietà non fanno eco tanto quanto la vittoria democratica di Mamdani. Noi il perché dobbiamo chiedercelo, anche quando sembra scontato. Bisogna attenzionare in primo luogo come Matteo Salvini ha scelto di riportare la notizia. Le parole, specie quando si riveste una carica specifica, non possono essere casuali. Difatti nulla di quanto scritto dal vicepresidente del Consiglio dei ministri è lasciato al caso.

I tweet diffusi dalla Lega sono carichi di un’indignazione che poco riguarda la natura strettamente politica. Il perché, in realtà, è deducibile sin dalla prima frase. Per questa ragione molti si sono chiesti quale fosse il nesso tra la “città ferita l’11 settembre” e Zohran. La domanda trova risposta nel suo credo politico, consueto cavallo di battaglia della destra. O, ancora, che sia “un cittadino socialista pro-pal” e “pro-gender”, sfruttando questi due termini con fare offensivo. È curioso notare che la propaganda contro il futuro sindaco di New York viene trainata dalla sua religione e dal sostegno mostrato a favore della Palestina. È possibile, tenendo conto di quanto letto, che gli esponenti di destra abbiano ben poco da attaccare.

La rivoluzione, per i ricchi, non è mai positiva

Anche sul profilo della vicesegretaria della Lega i toni rimangono invariati. Silvia Sardone sceglie di definirlo pubblicamente “odiatore degli ebrei” e, addirittura, “ambientalista sfrenato”. Due caratteristiche che, secondo la Sardone, sono similmente preoccupanti. Probabilmente anche definirlo “paladino delle case per tutti” non è parso saggio. La Lega non trovando altri appigli ha scelto di elencare caratteristiche oggettivamente positive e altre infondate. Quantomeno hanno evitato di raccontare la volontà di Zohran Mamdani di ridurre le disuguaglianze, puntare all’equità economica e migliorare la qualità di vita delle persone meno abbienti. Questo sì che avrebbe portato indignazione.

Il problema al termine dell’articolo è sotto gli occhi di tutti. Alla Lega non preoccupa la religione, né tantomeno il presunto odio che Mamdani nutre per gli ebrei. La destra ha paura che il futuro sindaco possa rappresentare ciò a cui il popolo ambisce. Una rivoluzione bramata anche dal popolo italiano che Zohran mostra possibile. Un esempio da cui la stessa sinistra italiana, dimostratasi assente già da tempo, può prendere esempio. La strategia della Lega è semplice: interessarsi di politica estera quando questa può influenzare negativamente la loro posizione, poi fare eco su notizie simili per oscurare i reali problemi che toccano il popolo italiano. Difficoltà che, durante le manifestazioni a favore della Palestina, venivano richiamate a gran voce. Poi, nelle sedi opportune, volontariamente ignorate. Molti hanno sperato che Mamdani invitasse anche gli italiani ad “alzare il volume”, con l’auguro che questo destino ci tocchi da vicino.

Stefania Cirillo