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100% obiettori di coscienza nel personale di 15 strutture ospedaliere

Il 100% di obiettori di coscienza è stato rilevato tra il personale medico e non in ben 15 strutture in Italia. In altri ospedali la percentuale scende al 90% o 80%. Dati poco incoraggianti per le donne che decidono di interrompere la propria gravidanza, diritto tutelato dalla legge 194/78 ma non applicato ancora in troppe strutture ospedaliere. I risultati emergono da un’indagine indipendente condotta dalla docente di Storia della Medicina Chiara Lalli e da Sonia Montegiove, informatica e giornalista, con il sostegno dell’associazione Luca Coscioni.

100% obiettori di coscienza nel personale di 15 ospedali italiani: i dati di un’indagine indipendente supportata dall’associazione Luca Coscioni

Almeno 15 sono gli ospedali in Italia con il 100% di obiettori di coscienza. L’indagine è partita dalla docente di Storia della Medicina Chiara Lalli e da Sonia Montegiove, di informatica e giornalista. Le due stanno ricevendo un supporto da parte dell’associazione Luca Coscioni. I dati raccolti da Lalli e Montegiove delineano una realtà molto difficile in Italia per le donne che vogliono interrompere una gravidanza, a quanto riporta Open.

Dal 1980 il Sistema di Sorveglianza Epidemiologica rileva i dati delle interruzioni volontarie di gravidanza e li raccoglie in una Relazione ministeriale sul rispetto della legge 194/78. Il documento viene redatto dall’Istituto Superiore di Sanità, dal Ministero della Salute e l’Istat da una parte, e dalle Regioni e dalle Province autonome dall’altra. L’ultima relazione trasmessa dal Ministero della Salute al Parlamento è stata il 30 luglio 2021. Secondo quanto raccolto finora nell’indagine indipendente di Chiara Lalli e da Sonia Montegiove, il quadro sull’interruzioni delle gravidanze è molto più critico rispetto a ciò che emerge dai dati del Ministero. Se si prendere in considerazione infatti la Relazione ministeriale, emerge che il picco di obiettori di coscienza tra ginecologi, anestesisti e personale non medico si trova in Sicilia ed è pari all’85,8%. Il report non mette quindi in luce l’esistenza di diverse strutture in Italia dove gli obiettori di coscienza tra il personale sono pari al 90% o addirittura al 100%.

«I dati sull’interruzione volontaria di gravidanza per come li abbiamo ora non servono a nulla. L’aggregazione per Regione è grossolana e non restituisce una fotografia nitida. Non rende pubbliche le percentuali di obiettori sulle singole strutture – spiega Lalli -. Chiediamo i dati aperti, disaggregati. Chiediamo i dati sulla singola struttura, aggiornati idealmente ogni sei mesi sull’interruzione volontaria di gravidanza. Vogliamo risposte a domande cruciali come per esempio quali sono le opzioni cliniche utilizzate, quanto, e se, viene usata dalle strutture la pillola abortiva RU468».

L’indagine

Chiara Lalli e Sonia Montegiove hanno incominciato a svolgere le loro indagini sull’applicazione della legge 194 in agosto, quando hanno mandato le prime Pec alle diverse strutture ospedaliere. Lalli e Montegiove hanno creato una mappa delle strutture ospedaliere in Italia con i dati raccolti finora. L’indagine è ancora in corso, ma i primi risultati sono stati rivelati al congresso nazionale dell’associazione Luca Coscioni. Secondo quanto raccolto fino al 30 settembre, è emerso che in Italia le strutture con personale al 100% obiettore di coscienza sono 15. In questi giorni però Lalli e Montegiove stanno aggiornando la loro mappa e pare che almeno altri 3 ospedali presentino la totalità dei medici come obiettori di coscienza. «Solo se sono aperti i dati le donne possono scegliere in che ospedale andare sapendo qual è la percentuale di obiettori nella struttura scelta – affermano Lalli e Montegiove -. Non tutte però possono scegliere perché vivono in una città dove c’è un solo ospedale o in una regione dove c’è un unico non obiettore».

Gli ospedali obiettori di coscienza

Gli ospedali obiettori di coscienza al 100% sulla mappa realizzata da Lalli e Montegiove con i dati raccolti fino al 30 settembre sono: 4 in Lombardia (Busto Arsizio, Area distrettuale Saronno, Polo Ospedaliero Saronno, presidio di Montichiari), il IRCCS A.O.U San Martino in Liguria,  gli Ospedali Riuniti Ciriè-Lanzo in Piemonte, l’Ospedale di Lunigiana in Toscana, gli ospedali di Castiglione del Lago e di Gubbio e Gualdo Tadino in Umbria, il Polo ospedaliero Jesi nelle Marche e il Battipaglia in Campania. In Veneto, in Puglia e in Basilicata invece la percentuale del personale obiettore di coscienza è quasi al 90%. Il dato è emerso dalla risposta del 60% delle Asl e degli ospedali contattati. Ben 5 sono i presidi in cui la totalità del personale ostetrico o degli anestesisti è obiettore. In 20 ospedali i medici obiettori sono oltre l’80% e in altri 13 superano sempre l’80% gli obiettori di coscienza tra il personale medico e non medico.

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