Il Metropolitan Today di oggi è dedicato ad un anniversario speciale per chi ama la letteratura e il cinema. L’11 marzo del 1818 venne pubblicato anonimamente il romanzo gotico epistolare “Frankenstein“. Successivamente si scoprì che a scriverlo era stata l’autrice britannica Mary Shelley fra il 1816 e il 1817, all’età di 19 anni. Oltre alla pubblicazione nel 1818, il romanzo vide una modifica dell’autrice per una seconda edizione nel 1831. 

La storia di Frankenstein

E’ questo il romanzo con cui nascono le figure letterarie del dottor Victor Frankenstein e della sua creatura, spesso ricordata come “mostro di Frankenstein” ma anche, in maniera erronea, come Frankenstein, nome che, invece, appartiene al suo artefice.

La storia è narrata attraverso le lettere che il capitano Robert Walton comincia a scrivere alla sorella per raccontarle di una sua missione al polo Nord. Durante questa missione Walton incontra Victor Frankenstein. Victor proviene da un’agiata famiglia svizzera che gli ha garantito un’infanzia serena e un’adolescenza felice, indirizzandolo sulla strada degli studi scientifici, intesi come strumento per indagare e migliorare la realtà. Decide quindi di dedicarsi agli studi di chimica e di filosofia naturale e si iscrive all’università di Ingolstadt, ma un grave lutto lo colpisce: la madre muore di scarlattina.

Il giovane, ossessionato dall’utopia di dare la vita alla materia inanimata, studia con accanimento e, nel corso di alcune ricerche clandestine, crede di aver scoperto il segreto della vita. Victor trascorre così dei mesi cercando di creare un essere vivente assemblato con parti del corpo provenienti da cadaveri, che egli studia nottetempo scoperchiando le tombe dei cimiteri. Una notte, finalmente, la creatura prende vita ma, quando vede il mostro muoversi, Frankenstein fugge terrorizzato. Il “mostro” si impossessa del diario del suo creatore e fugge anch’esso. Da qui si dipana poi tutta la storia del mostro, con le sue peripezie e i suoi viaggi.

Frankenstein, il romanzo simbolo del diverso

Dal racconto della Shelley, Frankenstein è entrato nell’immaginario collettivo di svariati ambiti, da quello letterario, a quello cinematografico, a quello televisivo, finanche a quello bioetico. Il valore del mostro affonda le radici nelle paure umane, per questo ha avuto un tale successo. I critici individuano l’espressione della paura diffusa nell’Ottocento per lo sviluppo tecnologico. La creatura, al contrario, si colloca come il “sublime“, come il “diverso“, che in quanto tale causa terrore. Non ha un’accezione negativa, ecco, sebbene incuta terrore fisico.

Inoltre, il romanzo è attraversato dalla tematica del “doppio”, che lega tra loro i destini di Frankenstein e della sua abominevole creatura. Nell’atmosfera gotica che pervade buona parte del libro, si scontrano l’aspirazione di Victor di creare un essere perfetto e il desiderio di quest’ultimo di essere riconosciuto come un essere umano nonostante il proprio aspetto deforme e terrificante.

Il romanzo ha un sottotitolo. Il sottotitolo, il Prometeo moderno è un elemento cruciale per la comprensione del significato dell’opera. Prometeo è un personaggio della mitologia classica. E’ un Titano che restituisce agli uomini il fuoco che Zeus, per vendetta, ha sottratto loro. A causa di questa disubbidienza, Prometeo si trova a subire l’ira del padre degli dei, venendo incatenato da una rupe. Nella versione del mito raccontata da Platone, inoltre, Prometeo è anche il creatore degli uomini.

È allora quest’ultima variante del mito quella accolta da Mary Shelley, che fa di Victor Frankenstein un creatore e, al contempo, un individuo che viola consapevolmente un comando divino. Frankenstein stesso si presenta così:

Spesso mi interrogavo sull’origine del principio vitale. Era un quesito audace, un mistero mai svelato; tuttavia quante cose saremmo sul punto di conoscere se la codardia o la disattenzione non ostacolassero le nostre indagini.

Le critiche dopo la pubblicazione di Frankenstein

All’uscita anonima l’11 marzo 1818 le critiche furono sfavorevoli: molti affermano che il romanzo non insegni nessuna condotta morale e che affatica i sentimenti senza coinvolgere la mente. Walter Scott però scrive che l’autore è dotato di una buona capacità d’espressione e di un buon inglese. L’unico indizio che porta all’autore è la dedica a William Godwin, che i critici attribuiscono a Percy Bysshe Shelley, il suo più famoso discepolo. Tuttavia, Frankenstein non è una celebrazione dei razionali principi godwiniani, bensì una lezione morale e forse anche politica su quali azioni possano essere difese come ragionevoli (nella parte centrale, quando la creatura narra la sua storia)

In ogni caso Frankenstein, come ad esempio “Dracula“, è stato subito un best seller e i critici rimasero spiazzati quando nella seconda edizione l’autore si rivelò un’autrice. Scrissero “per un uomo era eccellente, ma per una donna è straordinario”, e per giunta molto giovane, perchè Shelley aveva 21 anni. La giovane donna è divenuta, difatti, tra le più note scrittrici di tutti i tempi. E tra le più studiate a scuola tutt’oggi.

Francesca Orazi

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