Accadde oggi: è il Westinghouse H840CK15 il primo modello di televisore a colori che, nel 1954, viene messo per la prima volta in vendita a New York. Utilizza il sistema NTSC, con cadenza di ripresa di 30 fotogrammi al secondo, ha schermo 15 pollici e costa 1.175 dollari.
«È buffo come i colori del vero mondo diventano veramente veri soltanto quando uno li vede sullo schermo»
– Citazione dal film Arancia meccanica
Dal bianco e nero ai colori

L’introduzione del colore cambia notevolmente la resa di ogni prodotto televisivo e cinematografico, avvicinando sempre di più lo schermo alla realtà. È innegabile che i palinsesti, grazie all’avvento del colore, abbiano ricevuto un grande incentivo in termini di qualità e diversificazione. Come funziona il televisore a colori? Partendo dal presupposto che la definizione corretta è «tecnica di trasmissione e visualizzazione di immagini in movimento complete dell’informazione di colore originale», l’elemento di base è la scansione delle componenti di colore fondamentali RBG, ossia rosso, verde e blu, riproducendole sugli schermi tramite fosfori o pixel complessi.
Tutto parte dal 1939: la proposta è quella di un principio di compatibilità che permetta di guardare le trasmissioni a colori anche su televisori in bianco e nero e viceversa. Nel 1940 viene creato l’STSC (il Sistema Tricromatico Sequenziale di Campo) dal messicano Guillermo González Camarena, che il 15 settembre 1942 ottiene il brevetto negli USA. Cominciano i primi esperimenti e viene realizzato l’NTSC (National Television Systems Commitee) che si afferma come standard nel 1953.
Il costo è elevato e risulta dunque inizialmente proibitivo. Come già accaduto con il televisore in bianco e nero, ci si riunisce tutti insieme nella casa di chi può permettersi la televisione per vedere i programmi del momento. Il televisore a colori fatica ad avviarsi sul mercato proprio per il suo costo. Dal 1967 le trasmissioni a colori oltrepassano l’America per apparire anche in Francia, Germania e Regno Unito. L’anno successivo la BBC trasmette a colori l’Eurovision Song Contest londinese.
Il televisore a colori: l’Italia arriva in ritardo
In Italia il televisore a colori arriva solo nel febbraio del 1977. Già dalla nascita del secondo canale (1961) l’Italia ha tutti gli strumenti per stare al passo coi tempi. Eppure sceglie di temporeggiare. Nel 1972 un primo esperimento: è a colori l’annuncio del 26 agosto di Rosanna Vaudetti (“Signorina buonasera”) della cerimonia d’apertura delle Olimpiadi di Monaco di Baviera. Una sorta di prova generale, per capire se adottare lo standard tedesco oppure quello francese. Ettore Bernabei (direttore generale in RAI) fa installare due file di televisori differenti nel salone degli arazzi di Via Mazzini per poter analizzare la differenza tra i due standard. Alla fine, la scelta viene rimandata, protendendo però per lo standard tedesco.
Le “prove tecniche” continuano, e mentre gli standard europei SECAM (Séquentiel Couleur À Mémoire) e PAL (Phase Alternating Line) si contendono il primato, la RAI manda in onda quotidianamente immagini semplici a colori o piccoli filmati accompagnati da musica classica: emblematica è La gazza ladra di Rossini scelta come sottofondo della ripresa di una visita a uno zoo da parte di un gruppo di persone. In più, le emittenti locali si propongono di ritrasmettere trasmissioni a colori realizzate in Svizzera, Jugoslavia o a Montecarlo. In questi anni, l’esperimento del colore si rintraccia nelle otto puntate del film L’Odissea (riprese iniziate nel 1965) e ne Le avventure di Pinocchio (diretto da Luigi Comencini nel 1972).
Tv a colori, il sistema italiano
I motivi del ritardo italiano sono prettamente economico-politici. Secondo la CGIL il televisore a colori è un benessere che gli italiani non possono permettersi: la paura generale è quella di produrre un indebitamento. A osteggiare il televisore a colori è anche l’industria automobilistica, che comincia a temere che l’acquisto della tv possa sostituire quello dell’automobile. Viene addirittura brevettato un sistema made in Italy, ossia l’ISA (Identificazione a Soppressione Alternata), realizzato da una coesione di forze di INDESIT e SEIMART, ma la proposta viene rifiutata e cade nel dimenticatoio.
Nel 1975 viene ufficializzata la scelta del sistema tedesco. Il primo febbraio 1977, con la messa in onda delle Olimpiadi di Montreal, l’Italia comincia a trasmettere a colori. Rimane storico l’annuncio di Maria Giovanna Elmi in merito al costo del nuovo canone televisivo: 49.650 lire per tutto l’anno o 23.960 lire per un semestre. La programmazione a colori dei primi tempi rimane limitata a 42 ore settimanali, metà su Rete Uno e metà su Rete Due, 6 ore al giorno per ciascun canale.
Una piccola chicca: il Meridione, che è rinomatamente sempre stato in ritardo rispetto al resto della Penisola, vanta il primato per la trasmissione a colori. Parliamo dell’emittente siciliana TCI (Telecolor International Catania), che iniziò a trasmettere a colori già nel dicembre 1976!
«Quando la televisione era in bianco e nero il mondo era a colori, mentre oggi la televisione è a colori ma il mondo è in bianco e nero»
– Gianluca Galotta
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