Cultura

28 Novembre 1999, la Basilica di San Francesco d’Assisi riapre le porte ai fedeli

28 Novembre 1999, ventidue anni fa la Basilica di San Francesco d’Assisi riapre le sue porte, dopo il restauro post sisma. Lo hanno chiamato “il cantiere dell’utopia”, quello che pochi giorni dopo il sisma del 1997 è stato aperto intorno alla Basilica di San Francesco d’Assisi, devastata dal terribile terremoto che colpì Umbria e Marche. Il Metropolitan Today di oggi è dedicato a questo evento straordinario evento, simbolo della rinascita non solo di una città, ma di una regione intera.

Nel 1999 il Cardinale Angelo Sodano e l’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, “riaprirono” le porte della Basilica. Di quel terremoto restano indelebili le immagini del crollo delle volte, riprese da una tv privata. I due squarci di un centinaio di metri quadrati ciascuno, uno sopra l’altare Papale e uno vicino all’ingresso della chiesa superiore. Nel crollo vengono travolti e uccisi un giovane postulante, un frate e due tecnici della Sovrintendenza ai beni culturali dell’Umbria che partecipavano ad un sopralluogo organizzato per verificare i danni provocati dalla scossa avvenuta nella notte.

Il terremoto e i danni alla Basilica

Il 26 settembre del 1997, alle 11.42, una forte scossa di terremoto colpì l’Umbria e le Marche, causando, oltre a danni ingenti alle case e vittime tra la popolazione, il crollo di parte degli affreschi e delle volte della Basilica superiore di San Francesco in Assisi. A due anni dal terribile sisma, il 28 novembre 1999 il restauro è completato a tempo di record. In tempo per il successivo Giubileo Universale del 2000 proclamato da Giovanni Paolo II. 

Nella Basilica superiore sono state ricostruite architettonicamente le volte cadute. Recuperate dalle migliaia di frammenti degli affreschi caduti due figure di santi, San Rufino e San Vittorino e restaurata e ripulita l’intera decorazione pittorica murale. Ricostruito anche l’altare maggiore che andò in briciole sotto il peso di una delle due volte crollate. Il ricordo di delle quattro vittime lo troviamo in un’iscrizione sul pavimento all’ingresso della basilica. Inestimabile purtroppo la perdita provocata dal crollo della volta di Cimabue e degli affreschi della prima campata, come la volta stellata o il San Girolamo, dai più attribuito a un giovane Giotto.

28 Novembre 1999, gli interventi

Vennero effettuati due tipi di interventi. Era necessario riparare i danni strutturali ma anche  consolidare l’intero edificio, già  provato dagli altri terremoti, ognuno dei quali aveva lasciato segni non sempre visibili a un esame superficiale. Bisognava inoltre salvare gli affreschi. Molti rimasti in situ lesionati o pericolanti, ma tantissimi quelli che giacevano in una miriade di frammenti sul pavimento della basilica. Per i 120 mila frammenti delle vele del Cimabue, quelle più danneggiate, si è ricorsi, ad esempio, all’aiuto del computer. Un sofisticato programma, messo a punto da professori di informatica dell’Università  La Sapienza di Roma, che ha facilitato il lavoro dei restauratori e degli storici. Mentre i restauratori lavoravano sugli affreschi, architetti, ingegneri e muratori provvedevano al consolidamento dell’edificio, dopo averne individuati i punti deboli, che alla fine sono risultati assai più di quanti si pensasse.

Il Restauro della Rinascita

Grazie alla tenacia e all’impegno di un’equipe di operai, restauratori, storici dell’arte e tanti, tantissimi volontari che lavorarono per 800 giorni, senza sosta e senza scoraggiarsi, in soli due anni è stata possibile la riapertura. Definito “il cantiere dell’utopia” perché nessuno credeva che quei grandissimi danni sarebbero stati riparati così in fretta. I lavori per la messa in sicurezza, la ricostruzione e il restauro della basilica presero il via immediatamente. Si cominciò dal recupero di più di 300 mila frammenti di affresco sparsi tra le macerie. Un lavoro che coinvolse i tecnici della Soprintendenza e i restauratori dell’Icr, l’Istituto Centrale per il Restauro di Roma, aiutati da tantissimi volontari accorsi ad Assisi da tutta Italia, tra i quali numerosi studenti dei corsi di Conservazione e di Storia dell’arte di Viterbo e Roma. La spesa per il ripristino ammontò a 72 miliardi di lire totali.

E così il 28 Novembre 1999, la Basilica di San Francesco d’Assisi riapre le porte a fedeli e turisti.

Ilaria Festa

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