Cronaca

I curdi in Siria vengono abbandonati in nome del gas russo

In Siria le tensioni non finiscono, sconfitto il Califfato si apre un nuovo fronte a nord del Paese. Ankara, appoggiata dai russi, bombarda impunemente la città siriana a maggioranza curda di Afrin, il presidente Trump invita Erdogan alla cautela. Assad, dopo l’iniziale condanna, riceve la chiamata da Mosca e torna al silenzio. Esiste qualcuno che veramente è disposto a difendere la causa curda?

Militari turchi al confine siriano
( AFP PHOTO)

Afrin, circa 70 Km dal confine turco, una città curda nel territorio siriano, abbastanza vicina ad Aleppo per poter ospitare migliaia di profughi durante il conflitto, troppo lontana da tutto per ricevere aiuto e appoggio alla fine delle ostilità. A onor del vero le ostilità ad Afrin sono appena iniziate, o sarebbe meglio dire non sono mai finite. L’attacco dell’artiglieria turca di qualche giorno fa, ha trovato le milizie curde pronte ad opporre una fiera resistenza. Questo perchè le rivendicazioni di Ankara nella zona hanno acquistato nuovo vigore negli ultimi mesi, forti del ruolo rivestito dall’esercito turco durante il conflitto siriano. Tutto ha un prezzo, Bashar Al Assad lo sta scoprendo nel modo più duro, constatando la sua impotenza dinanzi all’invasione di uno stato straniero. Nei giorni immediatamente precedenti all’inizio dell’attacco, Assad si spendeva in discorsi minacciosi diretti ad Ankara, affermando che qualsiasi violazione della sovranità siriana avrebbe avuto come risposta le bombe dell’aviazione di Damasco. Tale violazione è puntualmente avvenuta ma i Jet sono rimasti a terra. Il prezzo che Assad sta pagando è il silenzio imposto da Mosca, senza la quale probabilmente non sarebbe ancora al potere. Le truppe russe nella zona di Afrin sono state ritirate pochi giorni fa, sancendo di fatto il via libera ai bombardamenti turchi. 

Ma perchè la Russia non può opporsi al volere di Erdogan?

Mosca non ha nessun interesse che la spinge a difendere i Curdi, ma ha un enorme numero di ragioni per non ostacolare l’iniziativa turca. Tutte queste ragioni si possono riassumere in due parole, “Turkish Stream”, più precisamente la seconda linea di questa pipeline. Una parte del gasdotto mira a soddisfare il fabbisogno energetico turco e dovrebbe essere terminata entro Marzo di quest’anno, la seconda linea punta dritta verso l’Europa sud-orientale.

(Foto dal web)

La Turchia è il secondo cliente dei russi per quanto riguarda la fornitura di Gas, dopo la Germania e prima dell’Italia. Questo è un momento cruciale per la realizzazione del progetto, infatti lo scorso 22 Gennaio è stato concesso da Ankara il permesso per iniziare i lavori nella zona economica esclusiva e nelle acque territoriali Turche. “L’intero gasdotto verrà portato a compimento entro il 2019”, a parlare è  Alexey Miller, presidente di Gazprom. Dire che non è un buon momento per opporsi ai piani di Erdogan è dire poco. 

In tutto ciò i curdi di Afrin vengono lasciati a loro stessi, chiarito il motivo del non intervento russo e siriano, rimane un mistero la tiepida reazione di Washington. I curdi sono sempre stati il braccio armato degli americani nella regione, dove le truppe usa non potevano per salvare la faccia, li agivano i curdi. Questo appoggio è stato fondamentale sia in Siria che in Iraq per sconfiggere l’ISIS. La Casa Bianca per difendere i suoi alleati di sempre invita la Turchia alla cautela auspicando il minor numero possibile di vittime civili. Considerando le pressioni che Washington potrebbe fare, si può dire che il problema curdo non sia in cima all’agenda presidenziale di Trump

Gli Usa non vogliono un altra polveriera in Medio Oriente (che in questo modo difficilmente sarà evitata), l’Europa non può rinunciare alle sue forniture di gas e la Russia non può rinunciare a fornirglielo.

Ridono tutti, in particolare Erdogan che in poco tempo è riuscito ad imporre nello scacchiere internazionale il volere Turco sulla regione. Gli unici che non si divertono sono i curdi che con le loro milizie sono pronti ad iniziare l’ennesima battaglia per difendere il loro diritto all’esistenza e a una terra. Afrin, 70  chilometri dalla Turchia, lontanissima dal resto del mondo.

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