Dopo l’enorme polemica che, il mese scorso, aveva investito Starbucks in Corea del Sud, a causa di una campagna pubblicitaria fortemente criticata, l’azienda ha deciso che, alle 15 di lunedì 22 giugno, tutti i punti vendita nel Paese chiuderanno in anticipo, affinché i dipendenti possano seguire un corso di formazione su «consapevolezza storica e sensibilità sociale». Tutto ha avuto inizio lo scorso 18 maggio, quando la divisione locale della catena di caffetterie ha lanciato una linea di bicchieri chiamati “tank”, letteralmente carro armato, proprio il giorno dell’anniversario del massacro compiuto dall’esercito sudcoreano contro la popolazione civile, uno dei più violenti della storia della nazione.
La campagna pubblicitaria di Starbucks che ha indignato la Corea del Sud
Inizialmente, gli ideatori dell’iniziativa si sono giustificati sostenendo di voler semplicemente sottolineare la capienza dei i bicchieri (“tank” significa anche serbatoio). La maggior parte delle persone, però, ha immediatamente pensato all’altro significato. Il 18 maggio 1980, i soldati sudcoreani, a bordo di carri armati, uccisero centinaia di persone che avevano preso parte a una ribellione contro la dittatura del presidente Chun Doo-hwan. Le successive indagini rivelarono come i militari approfittarono del momento per violentare almeno diciassette donne. L’episodio, ricordato come il “massacro di Gwangju” è uno dei più tragici e gravi della Corea, e ha fortemente influito nel processo che ha condotto alla democrazia.
Dopo l’ondata di critiche, l’amministratore delegato Son Jung-hyun è stato licenziato, e l’azienda ha approvato altre misure disciplinari nei confronti di chi si era occupato della promozione. Un’organizzazione di familiari delle vittime del massacro di Gwangju e attivisti, tuttavia, ha definito l’accaduto «una crudele presa in giro», e ha associato l’iniziativa all’orientamento politico di Starbucks Corea. Lo stesso presidente sudcoreano, Lee Jae Myung, si è detto «indignato per il comportamento inumano» di Starbucks. La divisione locale, però, non fa riferimento alla sede centrale statunitense, ma è di proprietà del gruppo coreano Shinsegae, il cui presidente, Chung Yong-jin, ha esplicite simpatie per l’estrema destra. Anche lui e gli altri dirigenti, di conseguenza, dovranno partecipare a una sessione di formazione, prevista mercoledì 24 giugno.
Federica Checchia





