Perché ho detto nel titolo, e ridirò più volte nel testo, che Pwork Wargames con il Combat Book, gli RPG TOKENS e le Combat Tiles mi ha svoltato la campagna RPG? Beh, chiunque si sia seduto dietro lo schermo del Dungeon Master conosce il desiderio di proporre ai propri giocatori quel “qualcosa” in più di tangibile, di visivo: un prop, un’esperienza sensoriale che offra, a beneficio soprattutto dei giocatori in erba (ma non solo eh) un appiglio “reale” a cui appendere le descrizioni verbali. Soprattutto durante le battaglie, o i momenti di esplorazione di dungeon labirintici durante i quali il ludos, le statistiche, la matematica e gli appunti da prendere per non perdersi rischiano di “scollare” dalla fantasia chi avesse la presa meno solida. 

Quante volte, pensando a come arricchire l’esperienza, vi siete però imbattuti nella difficoltà di dar vita alle vostre idee e mappe, all’impossibilità di farlo senza spendere un patrimonio in edifici (per non riciclare quelli del presepe) o a dover montare, una volta che aveste eventualmente speso il summenzionato gruzzolo, plastici con una curva di difficoltà degna di una facoltà di architettura? Ecco, credo ci siamo: adesso che vi ho spiegato come mi sentivo prima di contattare Pwork Wargames, posso iniziare contestualizzando come l’azienda italiana abbia risposto a questa specifica esigenza, articolando varie soluzioni che sono al contempo economiche, pratiche, poco ingombranti e comunque evocative.

In questo articolo non ci sono prodotti difficili da reperire, delicatio preziosi al punto da aver timore  nell’utilizzarli nel corso delle campagne comuni, di tutti i giorni. Ci sono invece tre specifiche direttrici distinte ma complementari, mirate a ridefinire lo spazio bidimensionale delle vostre avventure e renderlo tridimensionale sul tavolo da gioco. Ma andiamo con ordine.

Combat Books: Le mappe che puoi sfogliare!

L’impatto visivo del Combat Book, un volume con decine di mappe “grigliate” pronte all’uso, una volta aperto è imponente. Parliamo di una superficie di quarantadue centimetri per sessanta che azzera la necessità di srotolare pesanti vinili, tappetoni gargantueschi come tovaglie natalizie o di incastrare cartoni ostinati. L’aspetto più incisivo durante l’utilizzo è l’immediatezza della rilegatura metallica a spirale, studiata non solo per permettere alle pagine di adagiarsi in perfetta planarità senza fastidiose curvature al centro del campo di battaglia, ma anche per consentire di ripiegare il volume su se stesso a 360 gradi, qualora lo spazio sul tavolo sia limitato o si necessiti di un’unica ambientazione a pagina singola. Il cartone utilizzato per il supporto esterno e per le pagine si distingue per uno spessore e una rigidità strutturale notevoli, che impediscono al libro di imbarcarsi o flettere anche quando viene posizionato su superfici non perfettamente regolari.

Sotto il profilo puramente estetico, la direzione artistica ha optato per uno stile illustrativo che predilige mappe con tonalità sature e chiaroscuri marcati, una scelta che conferisce grande profondità tridimensionale ai dettagli strutturali come crepe nella roccia, venature del legno o increspature dell’acqua. La griglia da un pollice canonico è integrata nel design in modo organico: le linee di demarcazione sfruttano trasparenze e variazioni cromatiche intelligenti, risultando chiaramente leggibili per il calcolo delle distanze e le manovre tattiche delle miniature da 28 o 32 millimetri, ma rimanendo visivamente discrete e mai invasive rispetto al background artistico sottostante. La varietà dei quarantacinque scenari distribuiti sulle sessantaquattro pagine è notevole, e offre una transizione fluida e priva di tempi morti tra i dungeon più cupi e opprimenti e gli spazi aperti come fitti boschi, paludi, aridi deserti o ponti sospesi, arrivando a coprire quasi ogni deviazione logistica o geografica del gruppo senza costringere il Master a interrompere il flusso narrativo della sessione. 

Ma quel che ha realmente “svoltato” la mia campagna, è stata la flessibilità delle stesse mappe a eventuali interventi esterni tramite “disegni dell’ultimo minuto” che meglio riflettano lo spazio a cui avete pensato mentre sfogliavate il book. La vera prova di resistenza è infatti effettuabile disegnando direttamente sul libro (non abbiate paura, non si rovina) con i classici pennarelli da lavagna bianca ad acqua e/o a base alcolica. La plastificazione superficiale risponde con precisione: la tensione della plastificazione è tarata in modo da evitare effetti di “raggruppamento” del colore (quando disegnando ci sono zone dove si stende a modino, e altre dove non scorre affatto bene), permettendo al tratto di rimanere nitido e uniforme per tracciare muri di fuoco, aree d’effetto o modifiche strutturali alla mappa in pochi secondi. La rimozione a secco o tramite un panno leggermente umido è immediata e non lascia ombre o aloni cromatici persistenti (il cosiddetto fenomeno del ghosting), un difetto riscontrabile negli accessori di qualità inferiore dopo poche sessioni. Si consiglia tuttavia di non lasciare i disegni sulla superficie per settimane, per preservare la massima brillantezza dei colori di fondo. 

Modular Tiles: la versatilità del cartone in tre dimensioni 

Se il Combat Book è la risposta ideale per chi cerca portabilità e velocità, le Modular Tiles di Pwork Wargames si rivolgono a chi vuole costruire e modificare l’architettura stessa del combattimento viaggiando nella terza dimensione, sempre senza perdere (troppo) in immediatezza e rapidità di montaggio, o flessibilità. 

Da una parte ci sono i set in cartone fustellato a doppia facciata, come le scatole a tema The Dungeon o The Cave, pensati per essere usati al volo e per adattarsi facilmente a qualsiasi forma si voglia dare alle stanze. Al tatto, il cartone pressato ad alta densità si dimostra subito robusto: il taglio laser è pulito e preciso, permettendo a elementi come corridoi, vicoli ciechi, curve e stanze ad angolo di accostarsi sul tavolo senza creare scalini o dislivelli fastidiosi. La scelta migliore in termini di design è l’inclusione di porte ed elementi verticali da inserire su apposite basette trasparenti: sono questi elementi singolari che spesso fanno la differenza, perché consentono di aggiungere un’esperienza tattile e visiva più approfondita e interessante alle ambientazioni. Questo semplice dettaglio, insomma, spezza la piattezza della mappa e offre ai giocatori un riferimento visivo immediato per le linee di vista, senza allungare i tempi di preparazione o rallentare il ritmo del gioco. Questa linea non è solo un’estensione naturale per Dungeons & Dragons o Pathfinder, ma è perfetta anche per sostituire i componenti usurati o espandere i tabelloni di grandi classici come HeroQuest o Warhammer Quest, rispettando al millimetro la griglia standard.

Il discorso cambia se si passa ai set strutturali in legno MDF tridimensionale, dove si entra nel campo del modellismo. Non ho ancora avuto modo di provarli, perché non erano presenti tra i sample inviati, ma sembrano davvero elevare il discorso “3D”, a scapito della rapidità di assemblaggio delle versioni in cartone pressato. Ve ne parleremo meglio in futuro, magari!

RPG Tokens: Nemici ed eroi di legno tagliato a laser 

Le location le abbiamo, ora resta da risolvere il problema di ciò che si muove al loro interno. Sostituire la totalità dei mostri di un bestiario con miniature in resina o plastica richiede un investimento economico e di spazio che spesso scoraggia anche i Master più devoti. I set di RPG Tokens in legno MDF rappresentano una sintesi geometrica encomiabile per popolare il tavolo senza svuotare il portafogli. Al tatto, il peso specifico del legno offre una stabilità sul campo che i corrispettivi in cartoncino leggero o le classiche pedine di plastica vuota non possono garantire. Le sagome, definite da un taglio laser pulito e privo di bave, mostrano una stampa nitida che identifica immediatamente la natura della minaccia o dell’oggetto scenico, come nel caso dei token dedicati ai tesori e ai forzieri.

L’efficacia strategica di questi elementi risiede nella loro bidimensionalità ed essenzialità, che si inserisce perfettamente nell’ecosistema visivo creato dal Combat Book e dalle tessere; oltretutto, quelli da me ricevuti per gli “eroi” e i “goblin” sono “dettagliati” il giusto, ma altrettanto “generici”, permettendovi di far rivestire loro ruoli variegati nel corso di più campagne diverse. Possono essere accumulati, trasportati in scatole di dimensioni ridotte e disposti sul campo a dozzine senza appesantire la linea visiva del tavolo o coprire i dettagli della mappa sottostante. Inoltre, il contrasto visivo tra l’illustrazione della griglia e il bordo brunito del legno tagliato a laser conferisce al combattimento un aspetto ordinato, quasi da gioco da tavolo d’alto profilo. Questo accorgimento migliora nettamente la leggibilità delle linee di vista e delle posizioni relative dei personaggi anche nelle mischie più caotiche, offrendo al Master una gestione dei flussi di gioco snella e priva di intoppi logistici.

La quadratura del cerchio (o della griglia!)

In ultima analisi, è però l’interazione combinata di queste tre soluzioni ad aver radicalmente svoltato la gestione logistica e l’impatto scenico della mia campagna. L’integrazione fluida tra la prontezza d’uso del Combat Book, l’estensione geometrica delle tessere in cartone e la sintesi visiva dei token in MDF ha azzerato i tempi morti e la fatica tipici della preparazione pre-sessione. Invece di dover scendere a compromessi tra la precisione tattica del tabellone e il ritmo della narrazione, l’ecosistema di Pwork Wargames permette di improvvisare e materializzare sul tavolo qualsiasi deviazione strutturale o geografica in pochi secondi. 

Prendete il Combat Book, metteteci sopra le tiles piatte per coprire, ad esempio, dei muri che non volete ci siano nella vostra mappa, o per aggiungere delle porte qui e là. Serve una stanza? Disegnatela col pennarello et voilà! Un PG abbatte un muro? Si cancella ed è risolto. Il tutto, mentre muovete i vostri eroi in legno ritagliato al laser, che volendo (se vi sentite artisti) potete anche dipingere per meglio rappresentare questo o quel personaggio.

Insomma: quello di Pwork Wargames è un set di strumenti, un ecosistema capace di dialogare in combo, o singolarmente, che appena lo avrete sul tavolo smetterà in fretta di essere un semplice “accessorio estetico”; pur rappresentando un modo semplice e pratico di passare dal foglio a4 scarabocchiato a penna, o dalla mappa stampata con prezioso inchiostro per stampanti, a mappe varie ed evocative tutte pronte una pagina dopo l’altra, ogni oggetto del catalogo sembra studiato per diventare una vera e propria infrastruttura di gioco con una flessibilità ludica, prima ancora che estetica, che per quanto mi riguarda è promossa a pieni voti, per la sua capacità di restituire al Master la risorsa più preziosa in assoluto: il tempo per narrare.

Chi si aspetta soluzioni high end, miniature iper dettagliate o altro per il prezzo sostanzialmente budget (per gli standard del settore, almeno) di ciascuno dei tre pacchetti che abbiamo trovato, probabilmente non resterà soddisfatto dall’essenzialità offerta. Che però, per quanto mi riguarda, è un elemento fondamentale per garantire che con gli stessi “mattoncini” si possano costruire, disegnare e popolare ambientazioni sempre diverse, sempre egualmente interessanti, verticali e ludicamente pratiche. Cosa si può volere di più, per il prezzo a cui sono proposti questi pack?