In un mondo ideale, fatto di giusti equilibri tra vita privata e lavorativa, nessuno dovrebbe attendere un anno intero per concedersi due settimane di vacanza. Ma la realtà è ben diversa: siamo costretti a fare salti mortali tra scadenze e riunioni per incastrare tutto, dormendo poco e svegliandoci peggio della sera prima. Un ritmo logorante a cui, purtroppo, finiamo quasi per abituarci.
Poi, dopo mesi di stress, il giorno che precede le ferie arriva. Con un rapido check (che rapido non è mai) per assicurarci di aver preso tutto, tiriamo finalmente un sospiro di sollievo. Seduti sul divano osserviamo la pila di valigie con un certo orgoglio, ci sembra quasi di avere gli occhi lucidi per la commozione. Ma, aspetta un attimo… quella non è commozione. Improvviso, come il vicino che alle tre del mattino fa cadere delle misteriose biglie sul pavimento, arriva un fastidioso pizzicore alla gola. È forse una maledizione, o il karma negativo per non aver fatti girare quella catena su WhatsApp nel lontano 2012? Se può consolarti, non è sfortuna: è la Leisure Sickness, la “malattia del tempo libero”.
La scienza dietro la sfiga: cosa succede al nostro corpo prima di andare in vacanza?
Un team di psicologi olandesi della Tilburg University, guidato dal professore Ad Vingerhoets, ci ha fornito una spiegazione per questo sgradevole scherzo del destino. Durante i primi anni 2000, i ricercatori hanno scoperto che circa il 3% della popolazione puntualmente si ammala non appena riesce a staccare la spina. Inoltre, nella maggior parte dei casi i primi sintomi iniziano a manifestarsi intorno al secondo o terzo giorno di pausa. Il problema, per quanto possa sembrare, non è strettamente legato al relax, bensì al modo con cui l’organismo passa dalla modalità “lavoro” alla modalità “riposo”.
Anche se non ce ne rendiamo conto, stare dietro ai ritmi quotidiani è un’impresa. Proprio per questo motivo il cervello è costretto a “sopravvivere” producendo adrenalina e cortisolo in grandi quantità. Sono questi ormoni, quindi, a creare uno scudo biologico che non elimina, ma tiene in standby le infiammazioni e i virus. Eppure, anche quando iniziano le ferie, continuiamo ad avvertire un senso di irrequietezza. Sarebbe bello se il cervello potesse spegnersi a comando, ma ciò non avviene. Occorre qualche giorno prima che si possa rilassare insieme a noi.
Soltanto quando anche il cervello inizia a comprendere il cambio della routine, subentra il cosiddetto let-down effect, cioè il crollo vero e proprio. I livelli di cortisolo e adrenalina precipitano, mentre i sintomi “nascosti” raggiungono il picco. Una volta che lo scudo immunitario si abbassa, non c’è più alcun freno per i virus. Pare, tuttavia, che esistano alcune categorie di persone più inclini a subire la Leisure Sickness. Se siete iper-responsabili o estremamente dediti al lavoro, tanto da provare senso di colpa nei momenti di pausa, è molto probabile che questo meccanismo vi colpisca.
Non sembra esserci nulla di incoraggiante, ma qualche soluzione?
Non sembra esserci nulla di incoraggiante, quindi che si fa? Fortunatamente la situazione si può prevenire vietando il passaggio da cento a zero all’improvviso. Gli esperti consigliano una specie di ridimensionamento controllato, andando ad alleggerire gradualmente il carico di lavoro nei giorni precedenti alle ferie. Inoltre, anche mantenere una routine del sonno regolare e seguire dell’attività fisica intensa a ridosso della pausa potrebbe aiutare. Quest’ultimo punto, infatti, favorisce uno smaltimento rapido dell’adrenalina in eccesso. Tirando le somme possiamo dirlo: non ci ammaliamo perché siamo stressati. Iniziamo a stare male quando finalmente possiamo permetterci il lusso di accorgerci di quanto lo eravamo.
Stefania Cirillo





