Cinquantacinque anni fa, a soli ventisette anni, ci lasciava Jim Morrison, leader dei The Doors e anima tanto delicata quanto tormentata e fragile. Grazie ai brani che ha creato con la band statunitense ha rivoluzionato tutto il panorama musicale dell’epoca, introducendo note psichedeliche, anomale per quel periodo, e unendo generi come il blues, il jazz, il rock e la poesia beat. Ha, inoltre, ridefinito il ruolo del frontman, trasformandolo in una figura molto simile a quella di uno sciamano e poeta maledetto. Vi è anche, però, un aspetto poco conosciuto di Morrison, ovvero la sua grande anima da poeta che lo ha spinto a creare numerosi lavori in tal senso.

Jim Morrison oltre il rock, dalla musica alla poesia

Anima sensibile quanto tormentata, Jim Morrison ha sempre considerato la parola come uno strumento per esplorare profondamente tutti i meandri più nascosti della mente e della coscienza. Proprio grazie a questo, e al suo spirito particolarmente creativo e artistico, oltre alla scrittura dei brani si è dedicato con grande impegno alla poesia. Ciò che risulta evidente dai suoi componimenti è la sua grande voglia di comunicare qualcosa di vero e genuino, unendo elementi romantici allo sciamanesimo e, talvolta, alle provocazioni.

Risulta forte, anche, l’influenza della beat generation, dei poeti maledetti e del simbolismo, da cui ha tratto grande ispirazione per tutta la sua arte. Appassionato di William Blake, dei miti greci e di Nietzsche, la ricerca dell’infinito e di un qualcosa di più grande di noi in cui potersi identificare e trovare risposte, è sempre stato qualcosa che lo tormentava e riversava nelle sue poesie. Tra i suoi lavori più toccanti troviamo “The New Creatures”, in cui risulta evidente una spasmodica ricerca dell’inconscio, come di una sessualità diversa e una libertà in grado di rendere la vita più piena e sensata.

La maggior parte delle sue opere sono rimaste inedite fino alla sua morte, il 3 luglio 1971, per poi essere pubblicate attraverso alcune raccolte, tra cui “An American Player”, pubblicata nel 1978 dagli altri membri della band. Nel 1991, viene rilasciata in Italia “Deserto. Parole e Musica”. Nel 2021, invece, HarperCollins ha pubblicato la collana intitolata “The Collected Works of Jim Morrison“, che racchiude tutti i diari, le poesie e i testi che il leader dei Doors ha creato durante la sua vita.

“The New Creatures” e “The Lords”, poesie a confronto

Caratterizzata da una grande visione simbolista e mistica, “The New Creatures” si pone come un insieme di immagini cinematografiche volte ad enfatizzare le sue riflessioni su una nuova era, sulle problematiche del mondo moderno e sull’inconscio, il tutto enfatizzato da un forte desiderio di ribellione. La mitologia e le figure cinematografiche accentuano particolarmente i temi trattati, facendo da ponte a immagini evocative che colpiscono immediatamente il lettore. Il titolo, per l’appunto, rimanda alla possibilità che le generazioni future possano avere una nuova coscienza, che vada oltre le restrizioni imposte dalla società borghese.

“The Lords”, dal canto suo, racconta del grande potere del cinema, della morte e della sessualità, in cui fa riferimento ai film come mezzi che risucchiano lo spettatore facendolo diventare un “Dio onnisciente”. Le città vengono intese come labirinti che portano alla morte grazie anche al sesso, che diventa il primo strumento di perdizione. Fa, tra l’altro, una distinzione tra i sobborghi e i bassi fondi, dove nei primi regna la noia, mentre nei secondi si trova il vero significato della vita e la violenza.

Il tema del cinema risulta tra i più ricorrenti. Morrison crede che esso detenga il potere sciamanico e di perdizione assoluto, in grado di plasmare totalmente il pubblico. È evidente come ci sia un grande filo conduttore nei suoi lavori, in cui il cantante si trova costantemente alla ricerca di qualcosa di più alto, in grado di sollevare le coscienze degli individui, ormai intrappolati in un loop degradante.

Articolo di Ambra Gabriella Samonà