Made in the USA non è una semplice sigla, né solo uno slogan. L’espressione rappresenta proprio un modo di vivere che pone al centro, il successo, l’individualismo e l’appartenenza ad un orizzonte valoriale ben preciso. Il termine descrive infatti un immaginario culturale fatto di abitudini, gusti e mode che dagli Stati Uniti fanno il giro del mondo e lasciano ovunque la loro impronta. Anche in musica, allora, celebrare il modello americano significa omaggiare questa coscienza collettiva, trovando una via di mezzo tra una cieca esaltazione e piena contestazione.
America the Beautiful
Per Ray Charles ad esempio la canzone America the Beautiful nasce non solo per onorare il Paese americano, ma per sottolineare in uno stile musicale gospel quanto l’unità e la fratellanza siano importanti in momenti critici. Pubblicata nel 1972 nell’album A message for the people, il brano comunica la bellezza intrinseca degli Stati Uniti, benedetti dalla mano di Dio. In un momento in cui il Paese era ancora sotto il mirino dell’opinione pubblica per le scelte compiute durante il conflitto in Vietnam, Charles capisce che l’amore, l’unità e la comunità sono ciò che possono salvare una nazione, ricca di problemi anche sul fronte interno.
E’ stata la mano di Dio
Un’esaltazione delle bellezze americane priva di sguardo critico-sociale è presente nella canzone God Bless the U.S.A. di Lee Greenwood. L’artista country scrisse questo brano nel 1983, profondamente scosso dall’abbattimento del volo Korean Air Lines 007. L’aereo di linea sudcoreano, con a bordo anche numerosi cittadini statunitensi, venne abbattuto dai caccia sovietici dopo aver deviato per errore nei pressi dello spazio aereo dell’isola di Sachalin. Di fronte al cordoglio e alla tensione internazionale, Greenwood reagì creando un brano che divenne rapidamente un pilastro del patriottismo americano, capace di celebrare la costruzione di una nazione eletta, emblema della democrazia sotto l’egida e la benevolenza di Dio. Non a caso, la canzone è diventata un punto di riferimento culturale per la destra statunitense, utilizzata regolarmente da noti politici repubblicani come Ronald Reagan, George H.W. Bush, George W. Bush e Donald Trump durante i loro comizi e le convention di partito.
Party in The USA, il mondo glamour degli Stati Uniti d’America
Miley Cyrus ha accolto l’eredità di Britney Spears come fidanzatina d’America ed infatti il pubblico l’ha sempre associata alla gioia e alla spensieratezza grazie alle sue canzoni e al suo personaggio di Hannah Montana. In America, quindi, si festeggia, si balla, si canta e anche una giovane ragazza può realizzare i suoi sogni ed essere felice. Infatti la giovane canta: “Ho le mani in aria, stanno suonando la mia canzone, sanno che starò bene, sì, è una festa negli USA!”.

This is America
Celebrare l’America vuol dire anche sottolineare i suoi aspetti più negativi. Childish Gambino, aka Donald Glover, come rapper è riuscito nel singolo del 2018 This is America a parlare criticamente i lati più oscuri della società e della mentalità americana, con uno stile rap pop che ha mandato la canzone in cima alle classifiche. Il cantante afroamericano infatti descrive l’America come la patria delle armi, dove la violenza della polizia verso gli afroamericani nei sobborghi delle metropoli e delle medie e piccole città raggiunge ogni anno livelli sempre più inquietanti.
Born in the USA, ma con grande rammarico
Nascere nella più grande democrazia del mondo è una benedizione. Quando, però, questa si fa vessillo di messaggi e ideologia imperialiste e violente, la musica non può restare indifferente. E così anche canzoni come quella di Bruce Springsteen da inni diventano denunce vere e proprie. “Io sono nato negli USA, in una piccola città. Così mi hanno messo un fucile tra le mani e mi hanno mandato in una terra straniera a uccidere un uomo giallo”, canta Springsteen mettendosi nei panni di un ex veterano tornato dalla sanguinosa guerra in Vietnam. Niente gloria per lui e per tanti altri. Solo un grande bagaglio sulle spalle fatto di traumi psicologici e difficoltà economiche e relazionali.
E’ davvero la Land of Freedom?
Gli artisti con la loro musica sono figli del contesto culturale in cui nascono e crescono. Celebrare l’America significa riconoscere l’effettiva crescita di un Paese che dal Dopoguerra in poi è riuscito a mantenere la propria egemonia e influenza mondiale grazie all’immenso capitale umano e economico. Tale splendore, rappresentato dalla social ladder accessibile a tutti, dai grandi patrimoni dei business men e women del Paese, dai prodotti commerciali e modi di vestire, nasconde un lato oscuro. Il razzismo, la ricchezza non distribuita, la legislazione poco chiara sulle armi, l’anima bellicosa e capitalista che pone il profitto prima dell’essere umano sono elementi che rendono meno dorata questa nazione. In America tutto quindi è possibile, sia nel bene, che nel male.
Layla Perroni





