Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha celebrato l’eredità degli immigrati in città, offrendo una risposta ideologica e storicamente significativa a un discorso di Donald Trump –previsto in occasione del duecentocinquantesimo anniversario degli Stati Uniti– incentrato su una politica di espulsioni di massa degli immigrati durante il suo secondo mandato.
Parlando da una scrivania appartenuta al primo presidente statunitense, George Washington, il primo cittadino ha dichiarato: «Centinaia di migliaia di immigrati irlandesi arrivarono con lo stomaco tormentato dai morsi della fame, causata da una carestia provocata dalla crudeltà imperiale. Marinai cinesi si stabilirono in quella che oggi è Chinatown. Milioni di altre persone passarono sotto la Statua della Libertà e attraverso Ellis Island: ebrei in fuga dai pogrom, italiani in fuga dalla povertà, siriani alla ricerca di opportunità economiche. Nonostante le leggi emanate dal governo federale per impedirne l’ingresso, gli immigrati hanno costruito qui la propria casa, a New York, e hanno contribuito a creare New York».
Le parole del primo cittadino di New York: «Quell’eredità, che vede ogni generazione di americani rivendicare per sé il diritto alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità, non è un retaggio del passato»
A pochi giorni di distanza dalla decisione con cui la Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto il tentativo di Trump di porre fine alla cittadinanza per diritto di nascita, confermando che quasi tutte le persone nate sul suolo statunitense sono cittadini americani, Mamdani ha sottolineato: «Quell’eredità, che vede ogni generazione di americani rivendicare per sé il diritto alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità, non è un retaggio del passato».
Nato in Uganda e trasferitosi a New York con la famiglia all’età di sette anni e divenuto cittadino statunitense nel 2018, Zohran Mamdani ha offerto una lezione di storia: se Philadelphia è stata la culla della democrazia americana, è a New York che, nel 1776, essa «ribolliva sotto il giogo dell’oppressione» del dominio britannico, da cui gli Stati Uniti si sarebbero poi felicemente liberati. I nuovi arrivati, ha osservato, vedevano «una terra rigogliosa e brulicante di vita». «Vedevano un imponente monumento alla libertà, con la sua torcia che irradiava un benvenuto al mondo intero. Vedevano New York. E vedevano l’America».
Zohran Mamdani “sfida” Trump: «La divisione è il trucco più antico della politica, nonché il più meschino»
Si è poi rivolto ai suoi cittadini: «Ognuno di voi possiede un potere speciale: il potere di definire cosa significhi l’America. I potenti hanno sempre avuto la loro risposta. Ai loro occhi, l’America è un’arena di supremazia in cui la libertà è concessa solo a pochi eletti e in cui non tutti nascono uguali. Per loro, l’America si sminuisce man mano che accoglie più persone. Vi diranno che l’America appartiene solo a chi ha l’accento giusto o il giusto colore della pelle. A tutti gli altri, insistono, dovrebbe bastare la gratitudine per il semplice fatto di poterla visitare».
Il sindaco ha esortato a resistere contro chi cerca di dividere la popolazione: «Coloro che hanno governato facendo leva su esclusione e isolamento hanno tentato di conquistare il potere e arricchirsi mettendoci gli uni contro gli altri. La divisione è il trucco più antico della politica, nonché il più meschino. Il patriottismo non ha mai significato fingere che la nostra nazione sia priva di difetti. Il patriottismo è ogni atto di giusto dissenso. È ogni marcia guidata sotto il sole cocente. È ogni protesta organizzata con largo anticipo sui tempi. Ed è proprio perché amiamo questa nazione che non l’abbandoneremo».
Federica Checchia




