Decine di dipendenti di Meta hanno fatto causa all’azienda. La società avrebbe utilizzato strumenti di intelligenza artificiale per individuare i lavoratori da sottoporre a licenziamenti di massa, dopo che questi avevano richiesto congedi tutelati (come quelli per maternità o malattia) o adattamenti della postazione di lavoro per disabilità. Tra i ricorrenti figura una scienziata che si trovava in congedo di maternità pre-parto regolarmente autorizzato: ha ricevuto la notifica del licenziamento appena due giorni prima di partorire. Un altro ricorrente è un ingegnere che ha dichiarato di aver ricevuto una valutazione inferiore a causa del periodo di assenza dovuto a un infortunio. Un altro, un manager in congedo per malattia, ha riferito di essere stato licenziato dopo 16 giorni di assenza.

La causa è stata depositata lunedì presso il tribunale federale del Distretto Settentrionale della California. Riguarda la riduzione dell’organico di Meta, che ha avuto luogo all’inizio di quest’anno, e che ha coinvolto circa 8.000 dipendenti. L’azione legale sostiene che la società madre di Facebook, Instagram e WhatsApp abbia utilizzato una «costellazione di sistemi interni di intelligenza artificiale» —inclusi algoritmi di valutazione delle prestazioni basati sull’IA e dati di monitoraggio dell’attività e dei tasti premuti— per stabilire chi licenziare.

I dipendenti Meta fanno causa all’azienda: avrebbe usato l’IA in modo scorretto

«Meta non ha stilato l’elenco dei licenziamenti basandosi sul giudizio ponderato di manager che conoscevano il lavoro svolto», si legge nell’atto di citazione di 71 pagine. Al contrario, i 26 lavoratori coinvolti nella causa sostengono che l’azienda abbia utilizzato sistemi di IA «per assegnare punteggi, classificare e selezionare i dipendenti da inserire nella lista». La causa afferma che gli strumenti di IA dell’azienda raccolgano dati su classifiche delle prestazioni, produttività e altre metriche dei dipendenti. Tali dati risulterebbero mancanti o incompleti quando i lavoratori fruiscono di congedi per motivi di salute o familiari. Nel caso di persone con disabilità, inoltre, tali metriche potrebbero risultare inferiori alla norma.

«Il risultato è stato che i dipendenti che hanno usufruito di congedi tutelati sono stati selezionati per il licenziamento in misura sproporzionata, sulla base di punteggi che non solo non tenevano conto di tali congedi, ma che di fatto penalizzavano i dipendenti per aver esercitato il loro diritto legale a fruirne», si legge nell’atto di citazione. I ricorrenti chiedono un provvedimento cautelare per impedire al colosso dei social media di finalizzare i licenziamenti mentre la causa è in corso. Vogliono, inoltre, misure riparatorie che potrebbero includere il reintegro, il pagamento delle retribuzioni arretrate, il risarcimento per le quote azionarie perse, i benefit e altri indennizzi.

Un portavoce di Meta ha contestato le accuse: «Queste affermazioni sono prive di fondamento e non si basano su fatti. Le decisioni relative alla gestione del personale e all’organizzazione sono state e continuano a essere prese da persone, non dall’intelligenza artificiale».

Il programma di monitoraggio dei dipendenti introdotto da Meta

La società aveva introdotto il suo programma di monitoraggio dei dipendenti basato sull’IA all’inizio di quest’anno. Il sistema era progettato per registrare la digitazione sulla tastiera, l’attività del mouse e la cronologia del browser dei lavoratori, oltre a messaggi, email e dati sulla posizione relativi ai dispositivi aziendali. Mark Zuckerberg, CEO di Meta, aveva spiegato che l’obiettivo era addestrare i sistemi di IA dell’azienda analizzando i comportamenti dei dipendenti. Avrebbe, però, lanciato il programma di monitoraggio in modo discreto, senza il coinvolgimento o l’approvazione dei dipendenti. L’azienda ha informato il personale tramite un «post interno poco visibile, pubblicato da un ingegnere anziché da un dirigente di alto livello. In alcuni team, i dipendenti non hanno ricevuto alcuna richiesta di consenso o notifica informativa. Almeno inizialmente, non vi era alcuna possibilità di rifiutare la partecipazione al programma».

«I modelli di IA imparano osservando persone molto brillanti mentre svolgono le loro attività», avrebbe affermato Zuckerberg durante una riunione interna, secondo quanto riportato da The Information. «L’intelligenza media delle persone che lavorano in questa azienda è nettamente superiore alla media delle persone che si possono ingaggiare per svolgere tali mansioni». Negli ultimi mesi, tuttavia, è montata rapidamente la protesta dei dipendenti, spingendo l’imprenditore ad annunciare, a giugno, la sospensione del programma. Il dietrofront è arrivato dopo che oltre 1.600 dipendenti avevano firmato una petizione sostenendo che il programma violasse la loro privacy.

Federica Checchia