Luglio 2026 è stato forse il mese più turbolento in assoluto per gli appassionati di videogiochi perché Sony ha fatto una dichiarazione molto importante e, probabilmente, anche estremamente impopolare.
La compagnia ha infatti ufficializzato una decisione specifica, segnando la fine di un’epoca per l’industria videoludica tutta: a partire da gennaio 2028, i giochi PlayStation non saranno più distribuiti su disco fisico ma solo attraverso il formato digitale, tramite PlayStation Store o mediante codici di download inseriti nelle confezioni fisiche simili a quelle odierne.
Tale scelta è stata motivata dall’azienda Giapponese con un dato abbastanza eloquente: secondo le rilevazioni compiute da Sony del 2024, i dischi fisici rappresentavano ormai soltanto il 3% delle vendite complessive e la stragrande maggioranza di queste erano mediate dal formato digitale. La notizia, arrivata pochi giorni dopo l’annuncio di GTA VI in arrivo sotto forma di videogioco completamente digitale, è stato il culmine di una convergenza futuribile per il settore dei videogiochi, che nel corso degli ultimi anni ha subito diversi contraccolpi a causa delle mutate abitudini di consumo degli appassionati, che pian piano si stanno spostando verso le piattaforme per il gioco digitale online o i videogiochi gratuiti per smartphone.
Inutile piangere: il digitale ha già vinto e i numeri lo dimostrano
I numeri forniti da Sony non lasciano molto spazio all’interpretazione: se il disco fisico copre appena il 3% delle vendite complessive, mantenere in piedi un’intera filiera produttiva e distributiva dedicata a un supporto sempre meno richiesto diventa difficile da giustificare economicamente, specie perché l’industria si trova in un momento in cui i costi di sviluppo continuano a lievitare nel contesto delle produzioni ad alto budget; questa situazione apre invece spazio a soluzioni più stilizzate e funzionali nel mondo dei giochi indipendenti e nelle interfacce dedicate al blackjack online, dove il realismo grafico lascia spesso spazio a leggibilità, ritmo visivo e immediatezza dell’esperienza.
La scadenza a Gennaio 2028 è pensata appositamente per lasciare un margine di transizione a retailer e consumatori, anche se i tentativi di minimizzare il malcontento diffuso sembrano fallimentare per il momento. Purtroppo per gli appassionati e i collezionisti il fatto che la scelta sia stata corroborata dal lancio digitale di Grand Theft Auto 6, un videogioco costato oltre due miliardi di dollari in sviluppo, rende la mossa un probabile trendsetter per il futuro dell’intrattenimento su console.
Quali sono i problemi di questa scelta?
La transizione che suone vuole cominciare non sembra piacere minimamente ai giocatori perché la compagnia non riesce, nemmeno al momento, a dare al suo pubblico un ecosistema digitale che valga la pena supportare.
PlayStation Store presenta ancora lacune evidenti rispetto a un’esperienza d’acquisto realmente equa: mancano sistemi di rimborso semplici e immediati, mancano le opzioni per i gruppi famiglia che giocano sulla stessa console, manca una modalità facile per regalare credito o codici di gioco; Sony sembra non guardare minimamente a quello che è il modello di riferimento per l’esperienza all digital, ovvero Valve con il suo Steam che è il mercato di riferimento per il mondo personal computer.
C’è inoltre l’annoso problema della preservazione culturale, che al momento viene portata avanti soltanto da piattaforme “alternative” come GOG. I videogiochi che si acquisteranno su console Sony da adesso in poi saranno revocabili in qualsiasi momento dalla casa madre sulla base di norme e indicazioni unilaterali, senza dare effettivamente al giocatore il diritto di avere una libreria inalienabile.





