Si è conclusa ieri la diretta in cui Alberto Barbera ha presentato il programma completo della Biennale del cinema di Venezia. L’edizione numero 83 presenta tante microriflessioni. Da una parte: l’Italia, che trionfa con ben cinque grandi titoli, riprende luce, dopo le esclusioni ai festival internazionali. Cosa sta succedendo?
Il taglio dei contribuiti europei
Il taglio di due milioni di euro alla Biennale da parte della UE domina sugli argomenti affrontati nel giorno della presentazione di Venezia 83. “La ricaduta di questo taglio minacciato della Comunità Europea non sembra avere conseguenze sull’attività, non mi è stato chiesto di rinunciare a nulla o di tagliare alcunché in quelle che sono e che rimarranno le attività programmate per quest’anno e per l’anno prossimo”, rassicura il direttore Alberto Barbera. “Non so che cos’altro aggiungere, se non sottolineare il mio sconcerto di fronte a una decisione che mi sembra francamente poco comprensibile, sia perché colpisce un dipartimento della Biennale che non ha niente a che fare con le polemiche nate artificiosamente intorno a Biennale Arte – osserva – sia per l’assenza, mi sembra, di elementi giuridici a sostenere una decisione che rimane immotivata e che spero venga dimostrata come tale dai gradi successivi del contenzioso che opporrà la Biennale alla Comunità Europea”.

Barbera, parlando con i giornalisti, ricorda che “tutti i contributi che vengono dal programma Media della Comunità Europea sono finalizzati a progetti specifici. Questi 2 milioni sono contributi suddivisi in tre anni, 2026, 2027 e 2028, a sostegno delle attività del Venice Production Bridge e di Biennale College. Ma la Biennale per fortuna ha altre risorse in grado di sopperire a questo improvviso buco di bilancio che è di circa 700-750mila euro all’anno. Di fatto l’attività della Mostra del Cinema non ne risentirà minimamente”.
Parla il presidente della Biennale
Quanto al presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, sottolinea: “Non facciamo politica, siamo chiamati alla ricerca internazionale nel campo delle arti. Dalla Commissione Europea abbiamo ricevuto tre lettere che hanno avuto da noi puntuali risposte, rimaste inascoltate. Come nella fiaba del lupo e dell’agnello, in cui il lupo accusa l’agnello di inquinare il torrente benché stia bevendo a valle, ci contestano qualcosa che non abbiamo fatto, mentre regalano a Putin sei miliardi”.
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Spetta poi al direttore entrare nel dettaglio delle scelte di quest’anno: con 4.500 film visti e la presenza di temi forti e drammatici della contemporaneità, dalle migrazioni alle guerre al cambio climatico alle tensioni sociali. “Il cinema è una spugna che assorbe i problemi del mondo e forse non è mai stato così politico come oggi. La Mostra è e resta un’arena di dibattito civile”. E sullo stato di salute complessivo: “Basta andare a vedere l’Odissea di Nolan per capire che il cinema è tutt’altro che morto”.
L’Italia in Concorso
Cinque gli italiani in concorso, su venti film. “Il cinema italiano assente dalle grandi competizioni dei primi mesi dell’anno, come Berlino e Cannes, quando si scrivevano sui giornali articoli dettati da un certo catastrofismo, sono arrivati tutti con l’estate e c’è stato addirittura un ingorgo pazzesco. Ci sono tantissimi film di qualità, grandi autori e nuovi talenti, che abbiamo spalmato nelle diverse sezioni del festival, cinque in concorso, due fuori concorso, quattro a Orizzonti, uno in Spotlight. Ci sono luci ed ombre, come sempre. Tra le luci le tante novità, come ad esempio Paolo Strippoli che è in competizione perché lo merita. Le opere prime e seconde sono un sintomo incoraggiante per il futuro. Le ombre invece sono gli aspetti normativi e burocratici”. Aggiunge Alberto Barbera.
C’è poi un doppio omaggio a Bernardo Bertolucci con il documentario fiume di Luca Guadagnino e con il film di Andrea Pallaoro, The Echo Chamber, basato su una sceneggiatura inedita del maestro. “Li presenteremo in due giornate successive”, spiega Barbera. Infine sulle serie tv. “Ne abbiamo viste poche adatte a un festival, quest’anno, ci ha convinto solo quella scritta e interpretata da Emanuela Fanelli, autobiografica e tra l’altro molto divertente. Così abbiamo deciso di lasciare più spazio ai documentari”.





