Isabel Allende ripercorre cinquant’anni di storia dolorosa del suo paese e lo fa attraverso gli occhi di due giovani che scappano dalla guerra; un romanzo apparentemente romantico ma con impianto fortemente politico
Isabel Allende è nata in Perù nel 1942 ma è vissuta in Cile fino al 1973 lavorando come giornalista fino al golpe di Pinochet che l’ha costretta prima ad emigrare in Venezuela e poi negli Stati Uniti dove tuttora vive con il suo secondo marito.
La scrittrice, col suo primo racconto “La casa degli spiriti” del 1982, si afferma come una delle voci più importanti della narrativa contemporanea in lingua spagnola. I suoi libri, portatori di messaggi positivi di integrità, uguaglianza e resistenza, vengono tradotti in tutto il mondo. Nel 2014 Isabel Allende viene premiata da Barack Obama con la Medaglia presidenziale della libertà.
Di cosa narra questo nuovo scritto “Lungo petalo di mare”?
“Lungo petalo di mare” è il suo nuovo romanzo uscito in Italia il 24 Ottobre per Feltrinelli. Ambientato nel 1939, verso la fine della Guerra Spagnola, due giovani scappano da Barcellona dirigendosi a Bordeaux per imbarcarsi sul Winnipeg, il piroscafo preso a noleggio da Pablo Neruda per portare più di duemila profughi spagnoli in Cile. I due protagonisti hanno fortuna e riescono velocemente a integrarsi e a riprendere in mano le loro vite ma solo fino al golpe che nel 1973 fa cadere il presidente Salvador Allende. Così, ancora una volta, i due ragazzi verranno rigettati dal paese in cui vivevano per dirigersi verso il Venezuela, nuovo barlume di speranza.
Nel libro troviamo un importante omaggio a Pablo Neruda visto che grazie a lui fu possibile l’operazione umanitaria in cui la nave Winnipeg nel 1939 portò in salvo dall’Europa in Cile oltre duemila profughi repubblicani: “Lungo petalo di mare”, infatti, è tratto proprio da uno dei versi del poeta. Oltre che nell’omaggio, però, Pablo Neruda prenderà parte al racconto insieme a Salvador Allende, dando al racconto delle venature storiche.

Tutto quello che la scrittrice ha dovuto affrontare negli anni della Guerra, ora lo rivede affiorare per le violente rivolte che si stanno tenendo in Cile. Tutto è cominciato il 18 ottobre con l’aumento del biglietto dei mezzi pubblici che, come si suol dire, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Si dà vita così a un susseguirsi di proteste e a manifestazioni antigovernative con la richiesta di una migliore redistribuzione della ricchezza.
Il presidente Pinera ha dichiarato lo stato d’emergenza e mandato l’esercito per imporre il coprifuoco. Ci sono state quindici vittime e più di mille arresti. Il venerdì 25 ottobre abbiamo assistito alla più imponente manifestazione dalla fine della dittatura. Più di un milione di persone erano radunate al centro della capitale. Uno degli slogan più ascoltati e letti nelle strade in questi giorni è stato: “Il Cile si è svegliato” (sui social famoso come #CileDespertò).
Cosa pensa Isabel Allende di questa rivoluzione in Cile?
Le persone sono infuriate per i salari da fame e dal costo della vita, che costringe la stragrande maggioranza a vivere a credito o in povertà, mentre i ricchi vivono nella loro bolla, eludendo le tasse e accumulando sempre di più, così si crea la violenza che inevitabilmente scoppia. Così sono cominciate tutte le rivoluzioni”. “In Cile, paese che passa per modello di stabilità, sono scoppiate gravi proteste con distruzioni e saccheggio, espressione furiosa di un popolo frustrato. La crisi non si risolve coi militari nelle strade, servono cambiamenti profondi”, scrive su Twitter. La scrittrice osserva tristemente il suo paese in difficoltà, conscia del fatto che uscire dalla crisi non sarà semplice.






