Vigil è un film horror soprannaturale americano del 2019 scritto e diretto da Keith Thomas al suo debutto alla regia.
Ciao! Sono Mary e siete di nuovo qui con me per una puntata della mia rubrica horror settimanale:
Bloody Mary, Bloody Friday!
Stavolta non parleremo di “Cinema per stomaci forti” ma recensirò una nuova uscita. Sotto consiglio di una collega, ho voluto dare una possibilità a un film che non è nella mia sacra lista:
The Vigil, non ti lascerà andare:
Atmosferico, ben recitato e carico, questo è un film horror drammatico prima che spaventoso. Il tutto per via di elementi di forte realismo crudo e decadente, che si inseriscono come contrappeso in questa storia mistica a cavallo tra religione e magia.
Il film è attinge a piene mani dalla cultura ebraica e si concentra specificatamente sulla figura dello shomer. Nella legge religiosa ebraica, uno shomer è un tutore legale ebreo incaricato della custodia e della cura dell’oggetto altrui. Le leggi di Shomrim sono derivate dalla Torah nel Libro dell’Esodo e lo shomer ha vari ruoli. Tra questi quello di accompagnare il defunto nell’aldilà durante la prima notte dopo la sua morte.
The Vigil, un po’ di trama:
Nonostante abbia lasciato la sua rigida comunità ebraica ortodossa, Yakov (interpretato da Dave Davis) è convinto ad agire ancora come uno shomer. Sappiamo che lo shomer è nella cultura ebraica qualcuno che veglia su un cadavere.
Yakov tuttavia non è un ebreo ligio e osservante. Da molto si è allontanato dalla religione ed è dedito ai vizi e senza lavoro. Si sta riprendendo in un centro di recupero dopo un forte trauma subito di recente. Ma la sua vita non è destinata a scorrere ancora così liscia.
Infatti incontra per varie vicissitudini un rabbino che lo convince, con una ingente somma di denaro, a fare da shomer di nuovo. L’incarico sarebbe stato quello di passare la notte nella casa del defunto abitata solo dalla vedova malata di alzheimer. Presto però scopre che la casa del defunto ospita qualcosa di molto sinistro e che deve affrontare i suoi demoni personali se vuole sopravvivere alla notte.
La storia quindi oscilla tra la lotta di Yakov con un essere sovrannaturale, e quindi sul piano mistico, con un’altro tipo di orrore. I demoni personali del protagonista donano infatti al film un tocco di introspezione psicologica che rende la visione più realistica e profonda.
The Vigil e la cultura ebraica, Vigil e la politica:
The Vigil, esordio dello scrittore e regista Keith Thomas, non esamina l’antisemitismo con lo stesso impatto contemporaneo di Get Out riguardo a Black Lives Matter. Nè tantomeno come The Invisible Man per #MeToo. Essendo ambientato per lo più in una casa nella comunità ortodossa di Boro Park, Brooklyn, ha un occhio più orientato verso lo spaccato sociale. Infatti la pellicola ha molti dialoghi yiddish, e anche il demone che possiede il defunto è un demone ebraico: il Mazik.
Il Mazik è in cerca di una nuova anima in pena da possedere dopo aver definitivamente prosciugato quella del defunto. La notte di Yakov è un incubo: il film è buio, di un buio pesto. Un buio che ricorda quell’oscurità che da bambino circondandoti ti faceva immaginare le cose più spaventose. Infatti, nonostante l’abuso del nero nella fotografia renda la visione poco fluida, ne comprendo le motivazioni. La pellicola vuole riportarci in quel limbo immaginifico dell’infanzia, di confusione e paura che proprio il buio portava con sè.
Il buio fa sempre paura?
Ma come ci insegna Ari Aster in quel capolavoro che è Midsommar, non serve che sia sempre buio per aver paura. Vedere corpi gettarsi da una rupe sfracellandosi sotto la serafica e caustica luce del sole ha un sapore terrificante, vi assicuro. Oltretutto, almeno ci vedo e capisco cosa sta succedendo.
Tornando alle tematiche, sappiamo che l’immaginario ebreo ortodosso non è una totale novità: è già stato lanciato su Netflix dalla serie Unorthodox. Nonostante ciò il gusto di questo mondo è ancora una novità che conferisce un tocco particolare al film. Si tratta di una comunità molto sentito nei quartieri di Brooklyn, che nella serie ha un approccio più politico dello spaccato sociale relegato sullo sfondo che invece vediamo in Vigil.
Il film riesce ad avere un’identità propria, ma a mio parere non buca totalmente lo schermo.
In conclusione:
Un film tanto drammatico quanto spaventoso, a cavallo tra il realismo magico e l’inquietudine decadente. Le premesse della pellicola sono buone, ma la resa non è all’altezza di ciò che si era prefissa.
Ho apprezzato tantissimo il gusto europeo, raro per un regista americano, che emerge dalle scelte di regia e sceneggiatura. Il film ha inquadrature dinamiche ma scorre lento, ti entra piano gradualmente.
Parliamo di film in cui comunque si riconosce una certa cura e che attinge anche dai classici del suo genere. I capelli fuori dalla gola della vecchia sono una scena molto grottesca. Il ritmo del film è buono, accompagnato da ottime musiche. Consiglio di concentrarsi sulla colonna sonora, che è una chicca. Il suo dinamismo è purtroppoun po’ ucciso dalla fotografia, motivo per cui consiglio di vederlo al cinema per gustare a pieno la scelta e non prenderlo come “un film buio”. Scorre bene, spaventa il giusto: personalmente la sensazione più riuscita è l’angoscia, il dramma. Si tratta di un film che fa un po’ male.
Ottimo, veramente ottimo, per iniziare al genere un neofita dell’horror.
Alla prossima!
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