Il 13 ottobre del 1989 moriva Cesare Zavattini, uno dei padri spirituali del nostro Neorealismo. Non possiamo infatti dimenticare che il suo sodalizio alle volte conflittuale con Vittorio De Sica ci ha regalato capolavori come Sciuscià o Miracolo a Milano. Né ignorare il solco che insieme hanno tracciato nella storia del cinema. Eppure, dobbiamo ancora chiederci: chi è stato davvero “Za”?

Soggettista e sceneggiatore di certo. Giornalista, critico letterario. Redattore e fondatore di riviste. Ma anche poeta, commediografo, pittore e collezionista d’arte. E di fronte a una mente geniale che non snobbava alcun mezzo d’espressione, viene da riflettere su come la storia stabilisca quale sua parte debba essere ricordata, lasciando indietro, ma non dimenticando, il mondo multiforme in cui si è mossa.

Cesare Zavattini – Photo Credits: Arturo Zavattini 

Cesare Zavattini e Vittorio De Sica

Posto ciò, qui comunque dobbiamo soffermarci. Perché è a questo punto che si fa la storia del cinema, e anche del riscatto della cultura italiana all’estero. Al nostro pubblico, nel secondo dopo guerra, non piacevano i drammi modesti che inscenavano i film di De Sica. Non interessava che la sua camera da presa, proprio come voleva Zavattini, avvolgesse amorevolmente i suoi personaggi.

All’estero, invece, un film che raccontava la storia di un operaio rimasto disoccupato dopo il furto della bicicletta fece scalpore. E negli Stati Uniti Ladri di Biciclette, proprio come prima I bambini ci guardano (1943) e Sciuscià (1946), avrà nel 1948 un successo così importante da ottenere un Oscar onorario al Miglio film in lingua straniera. Regia e interpretazione avevano saputo infatti armonizzarsi perfettamente al ritmo che Zavattini dava alla sua scrittura.

Cesare Zavattini - Photo Credits: web
Vittorio de Sica e Cesare Zavattini – Photo Credits: Arturo Zavattini 

Copioni, romanzi e poesie

Per Cesare Zavattini non doveva esserci una crepa tra la realtà e il cinema. E questo poteva realizzarsi solo trascrivendo quelle storie già contenute nella vita di tutti i giorni. “Il tempo è maturo per buttare via i copioni e per pedinare gli uomini con la macchina da presa”, affermava lo sceneggiatore. E con personaggi umili e una melodia discreta rispondevano il romanziere e il poeta.

La mente di Zavattini teneva quindi in ordine attraverso la scrittura, e anche la pittura, un mondo fatto di migliaia di idee, intuizioni e immagini. Ma ad interessargli furono sempre le storie quotidiane della gente comune, quelle che costituiscono ancora oggi il mondo ordinario a cui ha dedicato la sua arte.

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Manuela Famà