

La Lombardia come la Campania aveva chiesto il coprifuoco dalle 23 alle 5:00 del mattino per frenare i contagi da coronavirus. Adesso Salvini ha bloccato l’ordinanza voluta dal governatore Fontana perchè vuole maggiori dettagli sulla situazione per capire il da farsi.
La decisione di Salvini
“Prima voglio capire”. Questa la motivazione che ha spinto il segretario della Lega Matteo Salvini ha bloccare l’ordinanza del governatore Attilio Fontana che impone il coprifuoco in Lombardia dalle 23 alle 5:00. La firma di questo provvedimento che tiene le serrande dei negozi e centri commerciali abbassati era attesa nelle prossime ore. Ora Salvini chiede un faccia a faccia con Fontana per capire il perchè in attesa dell’approvazione di un provvedimento da lui ritenuto in precedenza “strampalato” e “senza senso”.
Questo rallentamento ovviamente ha ricevuto ampie critiche. L’ex presidente del Consiglio regionale della Lombardia Davide Boni ha espresso con un tweet la sua contrarietà a Salvini. : “Fontana deve aspettare Salvini per firmare il decreto? Chi è il governatore? I casi sono due: se passa il coprifuoco Salvini dovrebbe dimettersi, se non passa si dovrebbe dimettere Fontana. Vediamo un po’, sono curioso”, scrive Boni sui social.
Virologi e commercianti
Il coprifuoco ed altre misure restrittive sono state chieste dal Comitato tecnico scentifico lombardo che prevede 4000 ricoveri e 600 malati in terapia intensiva entro il 31 ottobre. Anzi il virologo Fabrizio Pagliasco che fa parte del comitato aveva parlato di Milano come “malato grave” e di “una situazione esplosiva”. Inoltre il Cts aveva chiesto di anticipare la chiusura dei locali addirittura alle 21 se non prima. Questo tenendo conto di una situazione in cui i posti letto occupati in ospedale sono triplicati negli ultimi otto giorni e 132 sono i malati ricoverati nei reparti Covid con 10 pazienti in più nelle terapie intensive.
Dall’altro lato ci sono però i commercianti e i ristoratori per cui il coprifuoco sarebbe una condanna a morte. Molte le critiche espresse da Roberto Zoia, presidente del Consiglio nazionale dei centri commerciali, per cui già si registra il 20-30% in meno del fatturato. Anche Cncc, Confcommercio Lombardia, Confimprese, Federdistribuzione e Fipe parlano di forti dubbi che queste misure possano contenere il contagio temendo altresì conseguenze devastanti per la ristorazione e il commercio.





