Oggi l’appuntamento con Metropolitan Today è dedicato al suffragio femminile. Una data importante quella del 1 febbraio 1945, che ha cambiato per sempre la storia che fino allora aveva tenuto ai margini la figura e l’importanza della donna nelle società di tutto il mondo. Così il Decreto n. 23 decretava la “Estensione alle donne del diritto di voto“. Da questo erano escluse le minori di 21 anni e le prostitute. Un giusto tributo in segno di riconoscenza per il ruolo fondamentale delle donne nella seconda guerra mondiale. In un’Italia tutta da rifare, un forte impulso per abbattere questa differenza, arrivò dai due leader del partito comunista e democristiano di allora, Togliatti e De Gasperi.

L’occasione per le donne italiane di votare per la prima volta nella storia si presentò il 2 giugno del 1946, in occasione del referendum istituzionale monarchia-repubblica. Poco dopo si aggiunse un’altra grande conquista per la piena parità dei diritti. Questa avvenne con il Decreto nr. 74 del 10 marzo del 1946, che non solo confermava il diritto di voto alle donne, ma ne stabiliva anche l’eleggibilità, in ambito politico e amministrativo. Così per la prima volta nella storia vennero elette due donne sindaco: Ada Natali, a Massa Fermana, nelle Marche e Ninetta Bartoli, a Borutta, in Sardegna.  

Diritto di voto alle donne. La prima volta alle urne  photo credit: vanillamagazine.it
Diritto di voto alle donne. La prima volta alle urne photo credit: vanillamagazine.it

La prima volta delle donne “al voto” segnò numeri da record

L’affluenza alle urne da parte delle donne italiane fu altissima. Furono 10.329.635 le donne iscritte alle liste elettorali, e ai seggi se ne presentarono 8.441.537. Nel mese di giugno dello stesso anno la partecipazione al voto delle donne per il referendum istituzionale e l’Assemblea Costituente arrivò all’89%. La mattina del 2 giugno il “Corriere della Sera” titolava: “Senza rossetto nella cabina elettorale”. Un appello con il quale invita le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto alle labbra.

Il motivo se pur curioso era chiaro. Dovendo umettare la scheda, il rossetto avrebbe potuto macchiarla. Ciò avrebbe rappresentato un segno di riconoscimento, che inevitabilmente avrebbe portato all’annullamento della stessa. Dunque, si invitavano le donne ad indossarlo solo dopo aver votato. Nella battaglia delle donne per la conquista dei diritti paritari fu importantissimo anche l’appoggio e il sostegno della Chiesa. Papa Pio XII il 21 ottobre 1945 disse: “Ogni donna, dunque, senza eccezione, ha, intendete bene, il dovere, lo stretto dovere di coscienza, di non rimanere assente, di entrare in azione per contenere le correnti che minacciano il focolare, per combattere le dottrine che ne scalzano le fondamenta, per preparare, organizzare e compiere la sua restaurazione”.

di Loretta Meloni

Immagine di copertina ( Suffragio femminile) photo credit: liberiamolitalia.org

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