Il 16 giugno 2021 compie 30 anni Patrick Zaki. Per lo studente di gender studies dell’Università di Bologna arrestato il 7 Febbraio 2020 in Egitto è già il secondo compleanno in carcere. Tornato in Egitto dall’Italia per salutare la sua famiglia, il giovane egiziano era stato fermato con l’accusa di “propaganda sovversiva e istigazione al terrorismo” per alcuni post sui social (che secondo i legali di Zaki provengono da un profilo fake).

Da oltre un anno, il fermo di Zaki subisce prolungamenti e rinnovi, definiti da Amnesty International come un vero e proprio “accanimento giudiziario”. Altri 45 giorni a febbraio 2021 e poi di nuovo altri 45 giorni a giugno 2021. Rinchiuso nel carcere di Tora, considerato tra i peggiori al mondo, i familiari denunciano le difficoltà fisiche e psicologiche del giovane dopo la lunga prigionia. Non riceve farmaci adeguati, non è stato visitato da uno specialista e non gli è stato somministrato il vaccino, nonostante soffra di asma”, spiega infatti la sorella di Zaki Marise al Corriere della Sera. Secondo diverse ong infatti nel carcere non sarebbero rispettati i diritti umani, infliggendo torture ai carcerati e negando i servizi medici.

Carlo Verdelli, ex direttore di Repubblica e editorialista del Corriere della Sera sottolinea in un tweet le difficoltà fisiche del giovane dopo oltre un anno di detenzione.

Zaki: la solidarietà e l’invito all’azione

Intanto in Italia nei mesi scorsi si è votato per dare la cittadinanza a Patrick Zaki (con il voto ampiamente simbolico della senatrice Liliana Segre). Lo ricorda anche il segretario del Partito Democratico Enrico Letta in un tweet di stamattina, che invita ad applicare il voto del Parlamento che aveva risposto positivamente alla possibilità di dare la cittadinanza a Zaki.

L’ondata di solidarietà per Zaki è molto estesa e ne parla anche il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli che definisce la detenzione dello studente egiziano “una vergogna per chi crede nei valori umani e nei diritti fondamentali della persona“.

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