Ho scritto la recensione di Ghost of Tsushima Vanilla, molto prima di questa riedizione Director’s cut, con una buona dose di animosità. Animosità nei confronti di chi, all’epoca, non aveva a mio avviso giudicato con imparzialità un videogioco straordinario sotto molti aspetti; seppur fosse anche, certo, datato sotto molti altri. La fretta, dissi, è cattiva consigliera, e non si accompagna con un’esperienza diluita, riflessiva e solo a tratti esplosiva e veramente d’azione. Ma ancor peggiore fu, alla release, la tendenza a giudicare Ghost of Tsushima in base a “come avrebbe potuto essere” piuttosto che a come era effettivamente. “Non abbastanza innovativo” o “non ancora next gen” dissero alcuni. Sia tra il pubblico, che tra i recensori specializzati.

Ghost of Tsushima Director’s Cut Recensione, ingiustamente affossato dalla critica
Ma Ghost of Tsushima non voleva essere nè prematuramente (PS5 non era ancora in vendita) next gen, nè ultra innovativo. L’esperienza ludica che proponeva, invece, si basava su ritmi esplorativi ben noti ai giocatori, collaudati e funzionali al mondo di gioco costruito da Sucker Punch; che pur nella loro conservatività, non erano mai identici tra loro. Combattimenti che ricalcano quelli epici dei film di un certo calibro sui Samurai, scorci tanto belli da togliere il fiato e una storia semplice, ma efficace, componevano un quadro di tutto rispetto per lo Spettro di Tsushima. Oggi, su PS5, nulla è cambiato. Quasi.
Tranne i voti della critica, le opinioni del pubblico, la console di riferimento, e l’opinione generale che il gioco, anche Vanilla, ha maturato nel tempo. Notevolmente migliorata, al punto che mi azzardo a dire che non bastano solo Iki Island e il DLC annesso per giustificare tale inversione di marcia. Piuttosto, stavolta, lontani dal discorso “hype per la next gen”, i recensori e il pubblico sembrano essersi ravveduti. E hanno visto quel che c’era da vedere, pur se diverso da quel che avrebbero desiderato all’epoca della prima release.

A furor di popolo…
Ci è voluto del tempo. Goccia dopo goccia, la pietra delle opinioni si è scavata e infranta sotto agli occhi dei detrattori. Prima grazie alla meravigliosa modalità foto, e a diversi giocatori con un occhio artistico tanto sviluppato da aver carpito l’essenza dei luoghi dell’isola di Tsushima; la loro anima, e le emozioni che accompagnano, o meglio avrebbero dovuto accompagnare, tutti i giocatori amanti dell’open world che vi si fossero approcciati. Le fette di prosciutto sugli occhi di tutti sono state, infine, fagocitate definitivamente prima dalla modalità in multiplayer Legends (che ancora deve esprimersi in tutto il suo potenziale come standalone in autunno); e, oggi, dalla Director’s Cut.
Prima di addentrarmi nelle aggiunte della Director’s Cut, voglio una volta per tutte chiarire il punto fondamentale del mio pensiero su Ghost of Tsushima. Potenziato, riveduto in diversi aspetti tecnici e pratici, allungato virtuosamente con un DLC di qualità. Ma non stravolto, in nulla. Quel che oggi mi piace, ci piace, vi piace del gioco, mi piaceva, ci piaceva, vi piaceva anche alla release Vanilla; ed esula da qualunque reazione obiettiva, analisi tecnica e dietrologia possibilista riguardo tutte le potenzialità apparentemente inespresse del gioco Sucker Punch.
La sensazione di solitudine, la narrazione, gli haiku composti e letti con leggiadria al tramonto e i vapori caldi delle terme naturali sparse sul territorio. La sensazione di tradire i nostri avi quando ci abbandoniamo allo stealth, la difficoltà di scegliere quale strada seguire per salvare la nostra terra dagli invasori. Orgoglio, efficacia, rabbia bruciante e fredda determinazione. Sono sempre state dentro Ghost of Tsushima e nel suo protagonista Jin. Con o senza 4k e 60fps, Isola di Iki e compagnia bella.
Ma ehi, già che abbiamo tutto questo ben di Dio, perché non parlarne un pochettino?

Ghost of Tsushima Director’s Cut Recensione, harder, better, faster, stronger
Pur avendo intessuto le lodi del gioco pre-Director’s Cut, non è una novità, e sarebbe ipocrita non ammetterlo. A prestazioni migliori corrisponde un’esperienza giocatore migliore. Quindi, con 4k e 60fps a muovere le azioni al cardiopalmo, le cavalcate e il lento ondeggiare delle foglie rosse al vento si lasciano giocare, percorrere e osservare con molto più piacere. Tolte le sezioni in stealth, che grossomodo fluidità più/meno non cambiano, tutti gli altri combattimenti, Boss compresi, sono immensamente più spettacolari; coinvolgenti; immersivi e intensi.
Inoltre, le modifiche della Director’s Cut non si limitano allo sfruttare la potenza di calcolo superiore di PS5 e del suo SSD. Si estendono ad una user experience più fluida e gradevole, grazie ad una ricalibrazione dei menù in game; e a nuove interazioni con ambiente e nemici rese possibili dal tanto richiesto lock on sui bersagli che scegliamo durante gli scontri. Migliorati anche da dinamiche di combattimento a cavallo rivedute. Infine, la mia innovazione preferita in qualsivoglia gioco per PS5: il feedback aptico del Dualsense. Ghost of Tsushima Director’s edition non ne fa, a dire il vero, un ampio utilizzo. Ma là dove è implementato si sente, e tanto. Nello sfoderare e rinfoderare la spada, ad esempio, il movimento più caratterizzante per l’identità del Samurai.

L’isola di Iki
Infine, c’è l’isola di Iki, grande (in tutti i sensi) location protagonista della nuova edizione. Un ampio parco giochi open world inedito nel quale Jin può sfoggiare le sue doti di spadaccino o Ninja a partire da un momento nemmeno troppo avanzato dell’esperienza vanilla. Con, anche, nuove armi e armature, alcune da rintracciare in missioni epiche in equilibrio sul filo della lama nemica; sospesi sull’orlo del profondo pozzo immaginifico del fantasy nipponico.
L’esplorazione dura circa una decina di ore, ma sappiamo tutti quanto sia impossibile definire un’effettiva durata di permanenza nei luoghi di un titolo Open World. A volte sono i particolari più strani a catturare l’attenzione e spingerci ad attivare la modalità foto. Un tempietto in lontananza costruito su un’altura apparentemente irraggiungibile; o magari uno degli animali-guida dei nuovi tempietti dell’isola di Iki, da domare suonando il nostro flauto traverso Samurai… e da accarezzare subito dopo. Potrei fermarmi qui, e dare 10 al gioco solo perchè ti permette di accarezzare una volpe rossa. Ma mi controllo (abbraccio il mio cane) e continuo con la recensione. Prego eh.
Il resto degli elementi ludici e di gameplay non cambia rispetto all’esperienza principale… e forse è un bene. Il rischio più marcato che poteva correre questo DLC era offrire una nuova area troppo distante dal tenore delle precedenti. Il che sarebbe risultato in uno scollamento evidente, e in un cortocircuito nell’altrimenti perfetta coerenza spaziale, ludica e tematica delle altre zone di Tsushima.
Fortunatamente, invece, tale coerenza resta impeccabile anche con l’isola di Iki a margine di Tsushima; e, anche, con gli elementi di trama e lore aggiunti una volta completate le missioni storia del DLC. Tutte dedicate a Jin e al suo passato adolescenziale; alla sua crescita e alla sua evoluzione come uomo e guerriero. Senza spoilerare niente, come di consueto, mi spingo a dire che il tassello di Iki può giocare un ruolo determinante nel definitivo abbracciare o abbandonare le velleità da Samurai di Jin. Da un punto di vista squisitamente roleplayistico, ovviamente.

Ghost of Tsushima Director’s Cut Recensione, in conclusione: la rivincita del Giappone targato USA
Non dovrebbe sorprendermi poi così tanto, ma ugualmente mi affascina. Ghost of Tsushima Director’s Cut, come il precedente Vanilla, anche dopo l’ottimo doppiaggio e lip-synch giapponese implementati nascono e restano il prodotto degli americanissimi Suker Punch. Così, tutto l’amore e la dedizione mostrati nel dipingere un’epoca storica conflittuale, ma affascinante, tanto ribollente di sangue quanto galleggiante nella spiritualità bucolica del sole che sorge dalle risaie luccicanti sono il frutto di puro e incondizionato amore per una cultura diversa dalla propria. Facile (non proprio, ma più o meno sì, dai) dipingere con orgoglio nazionalistico il paese, gli usi e i costumi che ci appartengono da tutta la vita. Diverso, invece, dal mettersi gli abiti di qualcun altro con rispetto, e non scadere nell’imitazione, nel luogo comune.
In conclusione di questa recensione, Ghost of Tsushima, con o senza DLC, su PS4 o su PS5 va provato. Assaporando ogni attimo di un’esperienza ludica di certo non innovativa nè propriamente futuristica. Che non si può fregiare nemmeno, ahimè, del titolo di capolavoro immortale, o di arte ludica in senso stretto. E che proprio per questo, non spiega a nessuno il segreto del suo irresistibile magnetismo. Esploratori, amanti del giappone feudale e della sua storia; ardenti samurai sopiti nelle vesti di gaijin otaku con le katane appese al muro comprate per 10 Euro alla fiera del fumetto più vicina (si scherza eh): Ghost of Tsushima ci aspetta. Ora, su PS5, con diverse marce in più, qualche nuova freccia da scoccare (a cavallo), ma, soprattutto, con un’inalterata carica immaginifica ed emozionale.
Fu incompreso
Ma ora tutti lo sanno
Lo spettro splende.
GHOST OF TSUSHIMA DIRECTOR’S CUT RECENSIONE | TESTATO SU PS5
+ L’aggiunta dell’isola di Iki impreziosisce un Open World già vastissimo ed evocativo
+ Le modifiche apportate alle meccaniche del gioco Vanilla sono organiche ed eleganti
+ Tecnicamente era e resta ineccepibile (a 4k 60fps nativi poi…)
+ Storia base ben integrata con la sezione DLC aggiunta in questa edizione
– Se cercate innovazione pura, resterete nuovamente delusi
– Come nel gioco Vanilla, il bilanciamento fra meccaniche Stealth e Azione pura non è perfetto





