La casa dei 1000 corpi è il primo film diretto da Rob Zombie, già musicista, uscito nel 2003. In questa pellicola il regista gioca con l’universo horror e con la cultura pop degli Stati Uniti, divertendosi a provocare e a oltrepassare continuamente i limiti che separano ciò che è abbastanza da ciò che è troppo.

Il film è infatti un tripudio di eccesso, a partire dai personaggi, tra cui spicca l’indimenticabile trio composto da Otis, Baby e Capitan Spaulding, fino ad arrivare all’elemento horror che lo contraddistingue, ovvero le innumerevoli citazioni a capisaldi iconici del genere.

La casa dei 1000 corpi infatti comincia come uno slasher, e in particolare come Non aprite quella porta, ma al posto di un autostoppista disgustoso e squilibrato troviamo la bellissima Sheri Moon Zombie, che conduce gli automobilisti dritti in una trappola.

La casa del titolo altro non è che l’abitazione dei Firefly, famiglia di psicopatici dediti all’omicidio e devoti al culto del Dottor Satana, protagonista di una leggenda metropolitana locale. Questi, con le loro fisicità e abitudini orribili, non solo ricordano il clan di Papà Giove de Le colline hanno gli occhi ma rappresentano anche una critica alla società e alla politica americana di George W. Bush.

Con la violenza e il sadismo Rob Zombie (e altri registi che si muovono nel torture porn come Eli Roth) rivolge una forte provocazione all’esercito statunitense, riferendosi in particolare allo scandalo di Abu Grahib.
La casa dei 1000 corpi non propone niente di fittizio. La paura è reale e si nasconde nelle case di ogni famiglia americana. Avrai il coraggio di entrare?

Chiara Cozzi

Segui Metropolitan Magazine ovunque! Ci trovi su Facebook, Instagram e Twitter!

Ph: cinema.everyeye.it