Intervista a Giovanni Endrizzi, autore del romanzo di formazione‘AvVinti e Vincitori. Storia di Nik”; una storia che è un lungo viaggio nelle fragilità dell’adolescenza e nella scoperta di sé stessi: perdendosi, ritrovandosi e riconsegnandosi alla luce come una nuova rinascita.

‘AvVinti e Vincitori. Storia di Nik” di Giovanni Endrizzi è una narrazione che sottolinea l’importanza di vivere sapendo di poter scegliere, aver coscienza dei propri talenti e non confidare nel caso. Nel corso dell’intervista uno sguardo alla dipendenza dal gioco d’azzardo, l’attuale situazione riguardante i giochi online, le distorsioni cognitive all’interno del gioco d’azzardo e i possibili interventi per arginare un problema che, ancora oggi, dilaga. Tematiche salienti sui cui si sviluppa la storia – e la rinascita successiva – di Nik, raccontata dall’autore Giovanni Endrizzi.

Giovanni Endrizzi, AvVinti e Vincitori. Storia di Nik: le dipendenze e le vere vittorie dell’esistenza

M.M: “AvVinti e Vincitori. Storia di Nik” è un romanzo di formazione con una morale importante; la vera vittoria dell’esistenza è essere riconosciuti per ciò che si è, senza nascondersi e servirsi di illusioni fugaci che, a lungo andare, dilaniano e spengono. L’azzardo si pone su questa base; ma, tecnicamente, si potrebbe dire che ciò che rende i giochi d’azzardo “AvVincenti” nasca da un bisogno di compensare un desiderio insoddisfatto?

G.E: Assolutamente sì, l’azzardo, esattamente come altri comportamenti che danno dipendenza, rappresenta una risposta disfunzionale a bisogni legittimi. Tutti abbiamo bisogno di sentirci vincenti, abbiamo bisogno di vittorie. La prima e più importante vittoria è la conquista dell’autonomia: un risultato che si può realizzare solo con le proprie mani. Conquistata l’autonomia, ciascuno di noi poi spicca il volo.

Ma da chi e da cosa dipende il fatto che un ragazzo possa sviluppare e mettere a frutto i suoi talenti? Credo davvero che dipenda dall’essere in principio visti e riconosciuti: ci dà sicurezza quando ancora non la possiamo avere; ci fa sentire il diritto di essere per quello che siamo e di provare a conquistare ciò di cui abbiamo bisogno. È fondamentale che qualcuno faccia verso di noi quel primo passo, da bambini siamo come una candela che può essere accesa solo da un’altra, che ci veda e sappia venire verso di noi.

Nik troverà occasioni e persone che crederanno in lui, e dovrà trovare in se stesso il coraggio di afferrarle.

M.M.: Nel romanzo “AvVinti e Vincitori. Storia di Nik”, Lei descrive come la dipendenza annienti il protagonista, quasi come inghiottito da una spirale senza uscita. Spesso i bambini che subiscono mancanze o svalutazioni all’interno della famiglia tendono ad avere esiti negativi nella loro vita da adulti. Di quale metodi può servirsi un adulto per arginare questo potenziale pericolo?

G.E: Le persone crescono e progrediscono quando sentono il bisogno di una condizione migliore, purché abbiano la sufficiente convinzione di potercela fare, altrimenti rinunciano in partenza. Questa opportunità a Nik è mancata per diverse ragioni: si trova a volte da solo, ha genitori che, pur amandolo, non comprendono le sue aspirazioni e sottolineano i suoi errori.

Ai ragazzi chiedo: che tipo di allenatore preferite: uno che vi indichi dove migliorare sottolineando le vostre lacune o uno che lo faccia mostrandovi le vostre potenzialità? Agli adulti analogamente dico: ai bambini, come ai giovani, assegnate dei compiti alla loro portata, ma che li impegnino a fondo; sottolineate poi ciò che hanno realizzato bene e aiutateli a capire come sia stato possibile, quali sono le qualità che hanno espresso. Trascurate le imperfezioni: quelle ci saranno per forza (altrimenti si vede che il compito era troppo facile); trattate gli errori come orizzonti da raggiungere in futuro; di fronte ad un errore pesante, chiedetevi se non abbiate chiesto troppo e non dite mai “faccio io, tu non sei capace”, accompagnateli a capire come si può rimediare.  Un ragazzo a cui viene consentito di rimediare ad un proprio errore, prende uno slancio come da un trampolino.

Ludopatia e giochi online: uno sguardo alla situazione attuale

M.M.: La ludopatia, oggi, nei minorenni: quanto, effettivamente, hanno inciso i giochi online riguardo questo fenomeno?

G.E.: L’industria vorrebbe far passare l’azzardo per un gioco, perciò tende a sostituire i termini: al posto di “Gambling” viene preferito “Gaming”, al posto di “Disturbo da Gioco d’Azzardo” (DGA), preferisce usare “Ludopatia”; perché “Ludus” in latino era il gioco naturale, quello che viene praticato dai bambini e dai cuccioli degli animali, per svago e per esercitare il corpo, la mente, le relazioni… e se ti ammali per una cosa sana, il problema allora sei tu. Anche i videogiochi, tuttavia, specialmente alcuni, possono dare dipendenza; ed è a questo fenomeno che potrebbe semmai riferirsi il termine “ludopatia”, anche la se dicitura scientifica è “Gaming disorder”, cioè “disturbo da videogiochi”.

In generale, un rischio di dipendenza s’insinua ogni qualvolta, per superare un disagio o raggiungere un benessere, ricorriamo a una sostanza o a un comportamento; affidandoci ad essi, piano piano perdiamo coscienza delle nostre capacità di fronteggiamento, mentre prende valore “l’anestetico magico”.

Se un videogioco ti fa sentire onnipotente; se quando esaurisci le “vite” ti mostra un cuore in lacrime con il conto alla rovescia che scandisce i secondi e le ore che ti mancano per poter giocare ancora, ti sta mandando un potente messaggio di sfiducia; “non puoi farcela ad attendere, ma puoi pagare e tornare subito ad assaporare il senso di onnipotenza che ti piace tanto”. Educa a non tollerare la frustrazione, al bisogno della stampella per ripristinare lo stato emotivo desiderato. Se poi si aggiungono elementi di casualità, ad esempio lasciando la possibilità che con quell’euro tu possa ottenere un pacchetto più o meno ricco di strumenti per continuare il gioco, gli elementi che predispongono ad affidarsi alla sorte vengono già instillati da bambini. Sull’induzione di dipendenza da parte di certi videogiochi e sulla natura delle cosiddette “Lootbox” serie ricerche hanno già lanciato l’allarme.

Giovanni Endrizzi, AvVinti e Vincitori. Storia di Nik: le distorsioni cognitive all’interno del gioco d’azzardo

M.M.: I dati del gioco d’azzardo riguardo i giovani sono allarmanti. Esistono interventi di prevenzione rivolti a famiglie e giovani? Quali sono i più efficaci?

G.E.: Ragazzi e adulti dovrebbero essere aiutati a smascherare le distorsioni cognitive insite nel gioco d’azzardo. La mente umana non riesce a comprendere la casualità e quando la incontra tende a costruire comunque delle spiegazioni razionali. È una capacità, non un difetto: ad esempio ci consente di formulare ipotesi scientifiche che spieghino le relazioni tra fenomeni; quando però ci troviamo davanti a combinazioni totalmente casuali, cerchiamo comunque di trovare il nesso anche dove non c’è: questo porta al pensiero superstizioso. I giochi d’azzardo sono strutturati in modo tale che rivolgono queste capacità della mente contro se stessa. Anche Nik, pur possedendo una mente geniale, cadrà vittima di questo cortocircuito razionale.

Per questo non è possibile permettere una diffusione capillare e massiccia del gioco d’azzardo, in ogni strada, vicino a chiese, scuole, centri anziani… il monopolio statale deve tornare alla finalità per cui fu istituito: contenere il gioco d’azzardo, non espanderlo; la pubblicità deve restare vietata, non possiamo sfruttare i beniamini dello sport (che premia l’impegno e la fatica) per promuovere l’illusione di vincite ottenute per caso.

Famiglia, scuola e chiunque viva a contatto con i giovani dovrebbero proteggere al meglio la loro crescita e offrire loro altri spazi in cui “mettersi in gioco” davvero.  Un ragazzo che ha occasioni di successo personale, sentirà meno la lusinga di una “vincita”: una vincita è una vittoria senza orgoglio.

L’importanza di educare alla scelta senza affidarsi al caso

M.M.: Un bambino cresciuto attraverso il silenzio punitivo e la critica sarà insicuro, non conscio del proprio essere. Atteggiamento che va ad inficiare il senso di autoefficacia del soggetto. Come si può ri-educare alla scelta e alla consapevolezza di Sé?

G.E.: Il faticoso lavoro terapeutico nel campo delle dipendenze parte proprio dal consentire di recuperare le proprie capacità: si chiama appunto “riabilitazione”.  Ma serve – appunto – sviluppare consapevolezza, è necessario aiutare la persona a sentire di essere capace e ad apprezzare il piacere frutto dell’impegno e della fatica, come unica vera vittoria autenticamente personale.

M.M.: Quali sono gli strumenti imprescindibili che la famiglia, in primis, e poi la scuola devono fornire a un bambino per aiutarlo a raggiungersi e a diventare sé stesso?

G.E.: La consapevolezza di essere unico. Il diritto di essere quello che è. Il diritto a desiderare e di decidere la strada che vorrà intraprendere. In sintesi: il diritto a cercare la felicità.

M.M.: Vincere è essere liberi di scegliere, senza affidarsi al caso, avendo coscienza dei propri talenti. Questo è il messaggio del romanzo “AvVinti e Vincitori. Storia di Nik”; una storia di fiducia, rinascita e consapevolezza. In una società frammentata e, spesso, approssimativa come quella moderna è ancora possibile “rinascere’’ o ci sono più ostacoli rispetto a un tempo?

G.E.: È una società che offre molto e per giunta già pronto (dal cibo in scatola ai divertimenti organizzati) e chiede poco, almeno in termini d’impegno e creatività. Ci chiede però di cedere libertà e su questo dobbiamo schierarci e dire come la pensiamo: per me è il prezzo più alto, troppo alto da pagare.

Stella Grillo

Foto in copertina: Giovanni Endrizzi – Credits: Enzo Mancini Ufficio Stampa e Comunicazione