Le violette di Febbraio di Alfonso Gatto, è una breve poesia dedicata al secondo mese dell’anno. Nello spazio dedicato alla Letteratura per l’Infanzia, i versi del poeta ermetico e lo schiudersi delicato della primavera.

Le violette di Febbraio, Alfonso Gatto la poesia per l’infanzia e il timido schiudersi della primavera

Febbraio - Credits: neveappennino.it
Credits: neveappennino.it

Il componimento Le violette di Febbraio di Alfonso Gatto, è una poesia contenuta nella raccolta Rime di viaggio per la terra dipinta, del 1969. Alfonso Gatto nasce nel 1909 a Salerno; massimo esponente dell’ermetismo, la sua è una poetica dell’assenza: un allontanarsi, graduale, da quella realtà quotidiana e storico-politica che, a quei tempi, coincideva con il rifiuto del regime fascista e la totalità della sua cultura. La poesia della Resistenza di Alfonso Gatto si permea di lirismo umanitario, riflessione razionale sul mutamento degli uomini, meditazione lucida della morte.

Questo allontanamento dai contesti storici etichetta la sua produzione come poetica del disimpegno. Nel 1945 pubblica Il sigaro di fuoco, filastrocche e poesie per bambini, edito Bompiani. L’intento del poeta salernitano è sottolineare l’innocenza del mondo infantile, comunicando con quest’ultimo proprio con i versi. Alfonso Gatto destina le sue rime, soprattutto, ai bambini più sfortunati costretti alla solitudine. Come un promemoria, il poeta nella poesia Ogni uomo è stato un bambino invita qualsiasi adulto a ricongiungersi con la propria parte infantile, riscoprendone la gioia e l’innocenza.

La semplicità del mondo infantile

Le strofe della poesia Le violette di Febbraio appartengono alla sfumatura poetica che Alfonso Gatto dedica all’infanzia; il mondo infantile inteso come puro, candido, un ponte d’oro che si libra nell’aria assolata verso la vita disordinata degli adulti:

D’un biancore di luce fatta neve
– la neve di febbraio – le violette
svegliano al verde la finestra lieve
che disegna sul poggio le casette

ad una ad una azzurre bianche rosa,
tintinnanti vetrine se alla soglia
batte i piedi un ragazzo, la vogliosa
testa arruffata al vento che l’imbroglia.

Si scopre dal suo ridere nei denti
l’acerba primavera che si scuote
e decide i colori: passa, senti,
la prima bicicletta dalle ruote

fruscianti sul ventaglio della neve.

Come affermava un altro grande poeta, Vincenzo Cardarelli, dedito alla descrizione del fluire del tempo e delle stagioni, Febbraio è un mese ”sbarazzino” le cui vispe movenze riflettono le punzecchiature proprie della primavera. La prima strofa de Le Violette di Febbraio di Alfonso Gatto si apre con un’immagine luminosa; la neve di febbraio è scintillante, bianca, ma non fredda. La sua coltre nasconde un dolce segreto: le violette sono ormai sbocciate e, con loro, il verde fresco delle foglie che cela gemme preziose.

Febbraio è il mese dell’acerba primavera: la natura inizia a verdeggiare, bussando alle imposte ancora chiuse per via del timido vento gelido. Le viole tintinnano come alla soglia delle finestre un giovane ragazzo a cui, il vento di fine inverno, scompiglia i capelli. Nel candido sorriso giovanile, fanno capolino i primi scampoli di una innocente primavera che, nella sua mitezza, si prepara per tingere il mondo con i suoi colori.

 In seguito, l’ultimo verso: si ode la prima bicicletta sull’asfalto ancora impregnato di neve, simbolo e presagio della tiepida stagione che, da lì a poco, riverserà le persone per le strade per far sì che chiunque possa godere delle sue ore di luce e calore.

Stella Grillo

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