Russia-Ucraina. E’ guerra! Non solo dal punto di vista militare ma anche di comunicazione. I media e programmi dell’informazione seguono passo passo l’avvento tramite notizie, radio e social.

Comunicazione e disinformazione, in un mondo così connesso, il tema è determinante, adesso si può dire esploso. Tutto questo viene da dieci anni di guerra nascosta sulla rete tra le parti che oggi si contengono il paese ucraino. 

I cittadini Ucraini prima dell’accaduto la definivano solo una “guerra dell’informazione” di cui non volevano saperne niente poi se l’invasione arriverà loro saranno pronti ad affrontarla. 

L’Ucraina ha preso sottogamba la situazione?

Forse si, forse no. È da 70 anni che non si vive più la guerra in Europa ed istintivamente si può dire che l’essere umano al giorno d’oggi non reagisce l’attacco, come magari poteva essere tanti anni fa e soprattutto non attraverso i mezzi di comunicazione. Questi 70 anni di pace ci impedisce l’idea che possa nascere un’altra guerra, questa è la motivazione principale per cui l’uomo non arriva a ribellarsi in maniera aggressiva di fronte ad essi. 

Da dove deriva la necessità di Putin di imporre tale decisione?

Si tratta pesantemente e principalmente di propaganda. I conflitti nascono solitamente dal passato; la Russia essendo una grande potenza europea e asiatica, fin dal passato ha sempre vissuto al di sopra dei suoi mezzi, anche non avendo una nota economia o un sistema di potere che giustificasse la capacità di gestire tale potenza. Ha subito degli attacchi, è stata invasa, bombardata.. e da tutto ciò che ha passato essa è legata, quanto al potere assoluto. Putin al di là degli attacchi vuole difendere la propria storia, tutelando la sua Russia da altre invasioni. Da esso nasce un sentimento russo che comporta rigidità, formalità e determinazione alle idee russe. 

Perché parliamo di propaganda?

La prima mossa è stata fatta dall’UE con la presidente della stessa dicendo “vieteremo nella Unione Europea la macchina mediatica del Cremlino: Russia today e Sputnik di proprietà statale così come loro filiali non potranno più fondere le loro bugie.”. Questo ha determinato la presa di posizione dell’Unione Europea contro due organi di info notoriamente dedicati alla propaganda russa. Al giorno d’oggi se ne parla di più, perché i grandi social, in primis google e fb, si sono schierati ed hanno rimosso i media outlet della propaganda russa e cinese. 

Questa presa di posizione venne presa già nel 2015 quando i media outlet russi si stavano muovendo nel fare propaganda, infiltrandosi in meccanismi che hanno poco e niente a che vedere con la propaganda: il primo meccanismo è la morte dei gatekeeper, ovvero i cancelli che dividono l’informazione finale e il pubblico, compito della stampa ma con l’intervento dei social soffrirono a livello economico. Il secondo meccanismo l’infodemia, ovvero la quantità di informazioni eccessiva in circolazione che confonde l’autenticità e l’accuratezza della notizia. 

E’ possibile avere un’idea senza fare propaganda?

I meccanismi propagandistici sono sempre stati dei veicoli non evitabili, non è più possibile svincolare la propaganda da qualsiasi tipo di meccanismo. La propaganda è nata con gli schieramenti, è diventata una parte quasi imprescindibile, di ogni decisione e di ogni movimento. Bloccare uno dei fronti di propaganda lascia aperto il fronte opposto perché se tu mi blocchi la mia visione della realtà allora tutto può diventare propaganda. Perché in questo caso ha funzionato? Perché l’Europa si è mossa in maniera compatta e solidale, senza recriminazioni interne, ha preso una posizione forte e quando la posizione è forte di un grande blocco i social network non possono fare altro che chinar la fronte.

Tutto ciò che passa adesso per questi canali si tratta solo di solidarietà e aiuto per l’ucraina che stanno vivendo un incubo lontano dai sogni della nostra realtà. La guerra ci è sempre stata raccontata e non vissuta.

Ludovica Marini

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