Romana Petri, ha omaggiato il padre pubblicando nel 2016 il libro “Le Serenate Del Ciclone” edito da Neri Pozza
La scrittrice candidata al Premio Strega con “Rubare La Notte” sarà tra gli ospiti di “Oggi è un altro giorno”, in onda a partire dalle 14:05 su Raiuno. Nata nel 1965 come Romana Pezzetta, è autrice di radiodrammi per la Rai, debutta nel mondo dell’editoria con “Il Gambero Blu e Altri Racconti” nel 1990 che le valse il Premio Mondello come Opera Prima ed il terzo posto del Premio Letterario Nazionale Per La Donna Scrittrice. Si dedica anche all’attività di traduttrice due anni dopo con le opere di Annie Ernaux, David Machado (Indice Medio Di Felicità), Mark Twain (Il Diario Di Adamo ed Eva), George Sand (La Daniella) tra i tanti. Il quinto romanzo “Alle Case Venie” è tra i finalisti del Premio Strega 1998, e conquista il Premio Palmi ed il Premio Rapallo Carige Per La Donna Scrittrice. Tra i riconoscimenti figurano anche Premio Grinzane Cavour con La Donna Delle Azzorre, Premio Nazionale Alghero Donna per Esecuzioni, SuperMondello e Premio Roma per Le Serenate Del Ciclone
Romana Petri chi era il padre Mario

Il tomo edito nel 2016 racconta la vita del padre a cavallo tra gli anni Venti ed Ottanta e contemporaneamente l’evoluzione dalla fase fascista fino agli anni del boom economico. Raggiunta dai microfoni de Lanuovasardegna.it, aveva dichiarato sulla scelta del titolo del romanzo:
«L’ho chiamato “Le serenate del Ciclone” perché mio padre Mario quando era giovane mise su una banda e per decidere chi era il capo scelsero di assegnare il ruolo a chi si sarebbe rivelato più forte in una rissa. Quando finirono di picchiarsi, uno degli amici gli disse: “Mario, te quando meni sembri un ciclone”. Poi mio padre cominciò a cantare e mise su una ditta per fare serenate: le chiamò “Le serenate del Ciclone”
Fonte: Lanuovasardegna.it
Nel ricordo del genitore, si è soffermata sulla passione della scrittura e la scelta di abbandonare il canto:
“Mio padre era pure un grande lettore. Amava gli scrittori russi, in particolare, e il latino. Ma a un certo punto della sua vita fece una follia, e anche questa la racconto nel libro: lasciò il canto, lasciò la città, e torno alla campagna umbra. Io cercai di dirgli che non era il posto suo, quello, che non doveva cambiare. E lui mi disse: “Lascia perdere, Romana, c’è sempre un momento nel quale uno si deve ritirare nel suo manicomio personale”. Quella è stata l’ultima parte della sua vita. Siamo stati amici e vicini sino all’ultimo”
Fonte Lanuovasardegna.it
Infine la Petri sulla scelta di pubblicare “Le Serenate Del Ciclone”:
“Ci ho messo 25 anni, a cominciare questo libro. Ne avevo letto molti, di libri sui padri, ma erano tutti una sorta di resa dei conti dei figli nei confronti del genitore, io invece i conti con mio padre me li avevo giocati in vita. Quando è morto mi mancava molto, questo padre amico, guascone, ingombrante, uomo pieno di fascino, cantante lirico e lottatore. Così me lo sono andata a prendere dall’utero di mia nonna e ho ricostruito tutto della sua vita, compreso quando, finita la guerra, si era messo in testa di picchiare gli inglesi. Gli chiesi “Perché gli inglesi?”, “Perché sono inglesi”, mi rispose”.
Fonte lanuovaserdegna.it
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