Le donne sono da sempre fonte di ispirazione di artisti e pittori e sono protagoniste di ritratti senza tempo, che catturano nelle tele la loro bellezza e il loro fascino. Da Goya a Modigliani sono innumerevoli gli artefici, che per amore o ammirazione, ci hanno regalato opere straordinarie raffiguranti donne eccezionali. In queste opere sono state raccontate dolcezza, sensualità, grinta e forza d’espressione del corpo femminile. In occasione della festa della donna vi riproponiamo i ritratti femminili più belli della storia dell’arte.
Fra i ritratti di donne più famosi, Giuditta simbolo di forza femminile

Il ritratto di Giuditta di Gustav Klimt ha come soggetto la giovane eroina biblica, la quale decapitò il generale Oloferne, dando così la libertà agli israeliti. L’autore dipinge Giuditta come una donna forte ma nello stesso momento provocatrice e molto sensuale. Lo sguardo della donna è infatti ritratto con un’espressione di sfida. Lo sfondo del quadro è raffigurativo di un fregio assiro, che si trova a palazzo Sennacherib a Ninive. Anche in questo quadro Klimt inserisce come decorazione l’oro, creando così il prototipo di donna gioiello. Il viso della donna è ritratto in maniera tridimensionale e appare in chiaroscuro, con un susseguirsi di toni freddi e caldi.
Nell’opera spicca il colore nero dei capelli di Giuditta e i gioielli e l’oro sullo sfondo. Il ritratto ha forma rettangolare ma è sviluppato in verticale per slanciare la figura dell’eroina. Il seno destro della donna è coperto da un velo lucido mentre il suo collo è impreziosito da una fascia di pietre. Giuditta tiene la mano posata sulla testa di Oloferne. La donna è dipinta in tutte le epoche da molti artisti come icona di forza femminile.
Donna Franca Florio, la regina della Sicilia di Boldini
Don Ignazio Florio, imprenditore e uomo ricchissimo del 900 palermitano, richiama nella sua dimora il noto pittore Giovanni Boldini perché ritraesse sua moglie Donna Franca. Per l’evento è scelto dal suo guardaroba uno stupendo abito da sera in velluto nero. Franca Florio era nota come la regina di Sicilia e aveva sposato Ignazio, proveniente da una delle più ricche famiglie europee. Donna Franca risultava essere una delle più belle donne del 900 italiano e fu addirittura definita da Gabriele D’Annunzio come “unica”. Per ritrarre la bellezza della moglie, Ignazio chiamò il pittore ferrarese, noto per il suo successo nel ritrarre affascinanti signore dell’ambiente parigino.
L’avvenente dama è ritratta sulla tela con il suo stupendo abito nero impreziosito da ricami, con maniche lunghe fino ai polsi e con accanto una sedia. Il viso è color perla, ha un sorriso abbozzato e sfoggia una elegante e lunga collana di circa sette metri e contenente 365 perle. Le pennellate lunghe di Boldini per descrivere la donna vennero successivamente soprannominate sciabolate. La sua tecnica si riconosceva in quanto richiedeva al soggetto ritratto di accennare qualche piccolo movimento e di non rimanere invece immobili durante la posa. Il dipinto fu portato a termine solo nel 1924 ma proprio in quegli anni i signori Florio ebbero un grave tracollo economico e non riuscirono ad acquistarlo. L’opera fu messa in vendita più volte fino ad essere acquistata alla cifra di 800.000 euro nel 2005 e solo nel 2017 il ritratto di Donna Franca Florio ritornò a Palermo battuto all’asta al prezzo di 1.133.000 euro.
La Venere di Urbino e la fedeltà coniugale

Il quadro di Tiziano ritrae una donna priva di abiti distesa su un materasso, coperto solo da un lenzuolo bianco. La Venere indossa un bracciale d’oro, un anello al dito e porta inoltre una perla come orecchino. Proprio il pendente rappresenta il simbolo della purezza della giovane sposa. Il braccio destro è appoggiato ai due cuscini e i capelli biondi sono sciolti e cadenti sulle sue spalle. Con la mano sinistra la dea si copre il pube, mentre con la destra impugna alcune rose rosse che perdono alcuni petali sul lenzuolo. L’altro elemento riportato nel quadro è un cane accucciato ai piedi della Venere.
Lo sguardo della donna è all’osservatore, con capo leggermente inclinato verso destra. Sono presenti sullo sfondo due ancelle, una delle quali è inginocchiata ai piedi di un cassone e indossano entrambe abiti tipici del cinquecento. Il committente dell’opera e Guidobaldo II della Rovere, che incarica Tiziano di dipingere la moglie Giulia. La rosa che perde petali sta a significare la bellezza che sfiorisce e quindi il trascorrere del tempo. Il cane è invece simbolo della fedeltà, mentre i petali delle rose che cadono della bellezza che sfugge. Il quadro va a inneggiare quindi la fedeltà coniugale.
La Maja desnuda al limite dello scandalo
La Maja desnuda di Goya è un’opera del pittore spagnolo olio su tela del 1800, che ritrae una giovane senza alcun tipo di pudore, raffigurata completamente nuda e con lo sguardo dritto all’osservatore. La giovane ci appare distesa su un divano di velluto verde ed è ritratta con stile assolutamente realistico. All’epoca i nudi femminili, per non dare scandalo, avrebbero dovuto richiamare a opere classiche. L’artista invece dipinge la Maja desnuda in maniera assolutamnte veritiera e al limite dello scandalo. Riporta infatti anche dettagli intimi della donna che viene dipinta con una pelle molto chiara e luminosa, in contrasto con lo sfondo grigio in ombra.
La ragazza poggiata su due ampi cuscini, ha le braccia incrociate dietro la nuca e i capelli ricci biondi sciolti. Lo sguardo è intenso, dritto verso chi la guarda e con gote arrossate, abbozza un malizioso sorriso. La Maya desnuda, insieme ad altri quadri dell’artista, fu confiscata e le opere furono impugnate dal tribunale dell’inquisizione. Il dipinto non fu distrutto grazie alla forte influenza del collezionista, proprietario del quadro. Secondo alcune indiscrezioni il viso appartiene all’amante di Goya di nome Pepita.
Modigliani e gli occhi della sua Jeanne
Il ritratto di Jeanne Hebuterne, realizzato nel 1917, è un olio su tela, dove la donna soggetto del ritratto è Jeanne, fidanzata di Modigliani. La ragazza all’epoca era appena diciannovenne. Nel quadro risaltano in particolare gli occhi della donna, dipinti con una luce particolare, che dona spiritualità al quadro. In diversi quadri dell’autore infatti le pupille di Jeanne sono dipinte. Il pittore spiega a tal proposito che aveva deciso di iniziare a dipingere gli occhi della stessa, solo quando ne avrebbe conosciuto anche l’anima.
La Hebuterne è ritratta con il collo allungato e con la mano accompagnata al viso. Il ritratto è contraddistinto da colori molto caldi e risalta la peculiare bellezza della donna. Modigliani conosce la compagna a Parigi, anch’essa pittrice, che rimane a suo fianco fino alla morte. La famiglia della ragazza non accettò mai la sua relazione con l’artista, vista la differenza di età tra i due e i vizi legati all’alcolismo e alla droga di Modigliani.
Sabrina Baiocco
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