Simbolo del giornalismo italiano del ‘900, Indro Montanelli dibatte con l’allora giovane Elvira Banotti sulla famosa questione di aver contratto un matrimonio di Madamato. In un’intervista tratta dalla trasmissione L’ora della Verità di Gianni Bisiach, nel 1969, Montanelli racconta la vicenda. Fra il pubblico c’è l’attivista, scrittrice e femminista che, senza remore, porrà un’aspra critica al noto giornalista.

Indro Montanelli e l’aspra critica di Elvira Banotti

Indro Montanelli Elvira Banotti

Nel 1969, durante la trasmissione di Gianni Bisiach L’ora della verità, Indro Montanelli racconta candidamente del suo matrimonio con una ragazza abissina di 12 anni. Il racconto smaliziato del giornalista induce la allora giovane scrittrice e femminista Elvira Banotti a incalzare aspramente la narrazione di Montanelli in un dibattito ormai divenuto storico.

All’epoca dei fatti, Montanelli aveva circa 26 anni; il 15 giugno 1935 salpa per l’Etiopia arruolandosi come volontario. Qui partecipa alle operazioni di guerra come sottotenente al comando di un battaglione coloniale di Àscari, il XX Battaglione Eritreo; tuttavia, la sua esperienza termina nel dicembre dello stesso anno quando, in seguito a una ferita riportata, è costretto ad abbandonare il fronte. Nel 1935, però, anche il padre di IndroSestilio Montanelli – si trova in Africa orientale, inviato dal regime fascista per dirigere una commissione di esami per civili e militari lì residenti. Sarà proprio il padre di Indro Montanelli a intercedere a favore del figlio presso Leonardo Gana, direttore del quotidiano ”La Nuova Eritrea”, fra i maggiori di Asmara. Nel gennaio 1936, il giornalista è trasferito dal XX Battaglione Eritreo al Drappello Servizi Presidiari dove presta servizio presso l’Ufficio Stampa e Propaganda.

In questo stesso anno contrae un rapporto di madamato con una ragazza eritrea di 12 anni di nome Destà come lo stesso giornalista, nel corso di diverse interviste, ha poi raccontato. Indro Montanelli spiega di aver comprato dal padre la fanciulla eritrea per una cifra di 350 lire, anche se la richiesta iniziale fosse di 500 lire, comprendente l’acquisto di un tucul (180 lire), una capanna costituita da fango e paglia, e un cavallo più un fucile.

La disputa e l’accusa

Nella trasmissione L’ora della verità, il giornalista sottolinea come certi comportamenti, in Africa, fossero consuetudine:

”Scusate, ma in Africa è un’altra cosa. Così l’avevo regolarmente sposata, nel senso che l’avevo comprata dal padre. […] Mi ha accompagnato assieme alle mogli dei miei ascari […] non è che seguivano la banda, ma ogni quindici giorni ci raggiungevano […] e arrivava anche questa mia moglie, con la cesta in testa, che mi portava la biancheria pulita”

L’ora della verità, 1969

Durante l’intervista di Gianni Bisiach interviene Elvira Banotti che, con gelida calma e parole affilate, mette quasi in imbarazzo Montanelli davanti al pubblico. Banotti sottolinea la condotta controversa del giornalista, sottolineando come la primaria giustificazione di Montanelli”In Africa queste cose si fanno” – fosse acquitrinosa. Elvira, durante la trasmissione, accuserà il giornalista di violenza sessuale.

”Lei a 25 anni non si è peritato affatto di violentare una ragazza di 12 anni dicendo ‘Ma in Africa queste cose si fanno’. Io vorrei chiederle come intende normalmente i suoi rapporti con le donne, date queste sue affermazioni?”

L’ora della verità, 1969

La domanda e l’accusa della Banotti mettono in serie difficoltà Indro Montanelli che cerca di spiegare alla femminista come quella sua azione non fosse assolutamente frutto di una violenza ma un assoggettarsi a una condizione vigente del paese africano considerata una prassi. Insomma, era del tutto naturale sposarsi giovani ed esser comprate. Ma con fermezza, Elvira Banotti sostiene le sue posizioni continuando:

Sul piano di consapevolezza dell’uomo, un rapporto con una bambina di 12 anni è un rapporto con una bambina di 12 anni. Se lo facesse in Europa rischierebbe di violentare una bambina, è vero? […] Quale differenza creda esista dal punto di vista biologico, o psicologico? […] Non è il matrimonio che lei intende, io ho vissuto in Africa, quindi il vostro era veramente il rapporto violento del colonialista che si impossessava della ragazza di 12 anni, senza assolutamente tener conto di questo rapporto sul piano umano. Eravate i vincitori, i militari che hanno fatto le stesse cose ovunque […] Voi vedete sempre la donna in questa funzione passiva di adulatrice oppure di compagna, non l’ha mai vista in una funzione attiva e diretta. Questo è un po’ il dramma degli uomini della sua generazione.

L’ora della Verità, 1969

A quest’ultimo intervento Indro Montanelli risponde con uno scarno ” Solo della mia generazione? Può darsi”. La sposa – bambina è, effettivamente, esistita: tuttavia al rientro del giornalista in Italia la ragazza è stata abbandonata al suo destino poiché la promulgazione delle leggi razziali non davano il consenso di elevare al titolo di ”moglie” donne appartenenti a razze diverse. Già precedentemente all’introduzione delle leggi razziali fasciste, il Madamato era proibito per regio decreto-legge (Regio decreto 19 aprile 1937, n. 880, in materia di “Sanzioni per i rapporti d’indole coniugale fra cittadini e sudditi”) e perseguito penalmente ( Legge 29 giugno 1939, n. 1004) con una punizione che prevedeva la reclusione da uno a cinque anni.

Indro Montanelli, Elvira Banotti e il Madamato: una tradizione, e condizione, figlia del suo tempo?

Il Madamato era una relazione temporanea more uxorio fra un cittadino italiano e una donna nata in una delle terre colonizzate chiamata, in seguito all’unione, madama. Dapprima verificatosi solo in Eritrea, in seguito questo tipo di rapporto si diffonde nelle altre colonie italiane. Il regime fascista di Benito Mussolini, la cui aspirazione era espandersi, manifesta impellentemente questa intenzione che si realizza con la guerra del 1935-36  quando l‘Italia conquista l’Etiopia, annettendo Eritrea e Somalia, per dare vita all’Africa Orientale Italiana; denominazione ufficiale dei possedimenti coloniali italiani nel Corno d’Africa proclamata dallo stesso Mussolini il 9 maggio 1936.

La massiccia presenza di italiani sul territorio crea una rapida diffusione del fenomeno di Madamato giustificato come corrispondente alla tradizione locale del dämòz, una forma di contratto matrimoniale che vincola i coniugi a obblighi reciproci. Tuttavia, i soldati italiani intendevano questo tipo di relazione scevra da doveri e più improntata sul libero accesso di prestazioni domestiche o sessuali.

La pratica diventa quindi un’abitudine diffusasi sia per la lontananza dalle mogli italiane sia quasi incentivata dai i Comandi Militari in quanto era più sicuro non frequentare donne occasionali, potenziali veicoli di malattie veneree. Più volte Montanelli ha spiegato la natura di tale relazione: in un’intervista con Enzo Biagi, nel 1982, e per l’ultima volta nella sua rubrica sul Corriere della Sera, il 12 febbraio 2000 La stanza di Montanelli.  Nel 2015, la pagina online della Fondazione Montanelli Bassi pubblica un comunicato sulla questione:

Sulla rete alcuni siti rilanciano Indro Montanelli come pedofilo poiché nella guerra in Etiopia – correvano gli anni 1935-1936 – sposò una ragazza di 14 anni. Forse 12.

Niente di più strumentale e scorretto.

Montanelli infatti sposò sì la giovane Destà com’era usanza della popolazione locale, ma, per quanto oggi possa apparirci riprovevole, quel tipo di matrimonio era addirittura un contratto pubblico, sollecitato dal responsabile del battaglione eritreo guidato da Indro.

Si tratta di un episodio della sua vita, non imposto né attuato con violenza, che mai nascose.

Fondazione Montanelli Bassi, ”Un’accusa ingiusta e strumentale”, 20 luglio 2015

La pubblicazione attuata dalla Fondazione Montanelli Bassi, ”Un’accusa ingiusta e strumentale”, vuol chiarire la posizione del giornalista in via definitiva contestualizzandone l’azione: il Madamato praticato da Montanelli, per quanto riprovevole se pensato in chiave attuale, è stata la condizione compiuta da un uomo figlio del suo tempo.

Stella Grillo

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Crediti immagini – istorica.it