Nuova notte di sbarchi sulle coste di Lampedusa dove, in  poche ore e a partire dalla mezzanotte, sono giunti 402 migranti con 8 differenti approdi. 

Sugli ultimi barchini intercettati viaggiavano gruppi di persone da un minimo di 20 a un massimo di 62 unità. Tra loro,  decine di donne e tanti anche i minori. 

L’approdo più consistente si è realizzato intorno alle 5.30 del mattino, quando al molo Favaloro sono giunti in 115, tra cui anche 3 donne. Ma con la ripresa degli sbarchi a Lampedusa arrivano anche le notizie delle tragedie consumate al largo dell’isola. 

Nella notte tra martedì 25 e mercoledi 26 aprile, al molo Favaloro sono giunti insieme ai profughi anche i cadaveri di due donne. La motovedetta della Guardia costiera li ha sbarcati insieme a 62 sopravvissuti che viaggiavano su un barchino di 9 metri salpato da Sfax, in Tunisia, e lasciato alla deriva.

I 62 sono originari di Benin, Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio, Guinea, Mali, Sudan e Togo

Migranti, sbarchi senza sosta a Lampedusa

Dopo i quattro naufragi nel mare di fronte a Lampedusa, con due morti recuperati almeno 20 dispersi e con l’hotspot di contrada Imbriacola strapieno, il governo accelera. E del resto all’hotspot di Lampedusa ieri si è arrivati a 2.690 presenze (nonostante il trasferimento di 180 in mattinata), poi calate di 380 unità in serata. Una situazione invivibile e incivile. L’idea è creare entro una settimana una task force per alleviare la pressione sull’isola delle Pelagie che, dice Piantedosi, “meriterebbe il Nobel per la pace”.

Secondo i dati più recenti del Viminale, al 24 aprile gli arrivi dalla Tunisia quest’anno sono 19.949 (a fronte di 1.930 nello stesso periodo dell’anno scorso, un decimo) e 15.515 dalla Libia (a fronte di 5.845 dello stesso periodo del 2022, un terzo). Per questo – non volendo il governo percorrere la strada di creare corridoi umanitari che evitino le traversate –, ci si sta organizzando per i grandi numeri. Al Viminale sono consci che l’accoglienza va potenziata con trasferimento più rapidi, gli hotspot vanno adeguati, l’accoglienza largamente potenziata e i Cpt resi presenti in tutto il paese. “Si sta lavorando ad una soluzione di lungo periodo anche a livello internazionale – dice Piantedosi –, ma allo stesso tempo lavoriamo per realizzare al più presto un piano per una gestione più ordinata perché la fase acuta degli sbarchi non ci consente di perdere tempo”.