Per lo spazio di LetteralMente Donna di questa settimana, una donna eccezionale che ha saputo distinguersi nel capo dell’astronomia nonostante le limitazioni imposte alle donne delle sua epoca a causa della discriminazione di genere. Questa donna è Henrietta Swan Leavitt e questa è la sua storia
“Ella prese la vita seriamente. Possedeva un forte senso del dovere, della giustizia e della lealtà […] Fu membro devoto del suo intimo cerchio familiare […] profondamente coscienziosa e sincera nel suo attaccamento alla sua religione e alla chiesa”.
Con queste parole il collega e amico Solon I. Bailey, come si legge su Il nuovo saggiatore, descriveva Henrietta Swan Leavitt nel suo necrologio del 1922. Dichiarazioni che rendono perfettamente l’idea di una donna coscienziosa e operosa che ha saputo distinguersi in un’ epoca come quella tra ottocento e novecento dove in molti ambiti, come l’astronomia, l‘uguaglianza di genere non esisteva. Un fatto che segnò non poco la sua vita. Basti pensare che all’epoca le donne in astronomia non potevano usare i telescopi e studiare autonomamente un astro. Un limite che insieme ad una salute cagionevole segnata dalla sordità e e da un cancro allo stomaco non le impedì di realizzare scoperte eccezionali.
Henrietta Swan Leavitt le stelle variabili

“Poiché le variabili sono probabilmente a quasi la stessa distanza dalla Terra, i loro periodi sono apparentemente associati con la loro effettiva emissione di luce, come determinata dalla loro massa, densità, e brillanza superficiale”.
È un estratto, come si legge su Il nuovo saggiatore, di una circolare del Harward College Observatory intitolata “Periods of 25 Variable Stars in the Small Magellanic Cloud” che annunciava nel 1912 al mondo la grande scoperta fatta da Henrietta Swan Leavitt ma che recava, come era in uso all’epoca, la sola firma del direttore Edward Pickering. La Leavitt infatti venne menzionata da questi solo come autrice dei calcoli astronomici. Per capire come la Leavitt fosse arrivata a questo è opportuno fare un passo indietro. La sua carriera come astronoma iniziò quando Pickering la assunse come calcolatrice per l’osservatorio che dirigeva destinandola al campo delle stelle variabili. Un lavoro modesto e sottopagato ma che la Leavitt non si limitò a svolgere come catalogazione meccanica quanto piuttosto cercò di indagare se vi fossero dei riscontri regolari sulla variazione della luminosità delle stelle variabili
La classificazione a cui era addetta la Laevitt avveniva infatti attraverso la magnitudine apparente degli astri, ovvero la luminosità percepita dalla terra che poteva essere più o meno intensa. L’ipotesi che la grande astronoma formulò nel 1908 dopo lo studio di duemila stelle era quella di una stretta correlazione tra la magnitudine apparente delle stelle e il periodo di pulsazione ossia quel ciclo che le porta ad essere più o meno luminose. Un prezioso aiuto venne, in seguito, dallo studio di 25 Cefeidi della nubelosa di Magellano. Ipotizzandole ad una stessa distanza dalla terra la Leavitt scoprì che la loro magnitudine apparente è proporzionale alla loro luminosità effettiva, la magnitudine assoluta. Per questo, grazie al loro periodo di pulsazione, era possibile calcolare la distanza effettiva delle Cefeidi dalla terra.
Il mancato Nobel
Nonostante la sua scoperta scientifica avesse suscitato un grande clamore e fosse determinante per scoprire le distanze delle stelle dalla Terra, Henrietta Swan Leavitt continuò a lavorare come semplice calcolatrice fino al 1921 quando Harold Sherpley, il nuovo direttore dell’Osservatorio di Harward, la mise a capo del dipartimento di fotometria stellare. Una nomina che non potè godersi perchè morì a soli 53 anni il 12 dicembre 1921 per un cancro allo stomaco di cui soffriva da tempo. 34 anni dopo, non sapendo che fosse Morta il matematico svedese Gösta Mittag-Leffler le scrisse :
“Pregiatissima signorina Leavitt, ciò che il professor von Zeipel, amico e collega di Uppsala, mi ha raccontato a proposito della sua notevole scoperta di una legge empirica sulla relazione tra magnitudine e lunghezza del periodo delle variabili cefeidi della Piccola Nube di Magellano mi ha profondamente impressionato, tanto che sarei propenso a nominarla per premio Nobel per la fisica del 1926, sebbene debba confessare che le mie conoscenze in materia sono alquanto rudimentali”.
Il Nobel non può essere assegnato postumo, altrimenti sarebbe stato il giusto riconoscimento per una grande scienziata che ha dato un contributo fondamentale, riconosciuto solo in maniera tardiva, alla determinazione della vastità dell’universo.
Stefano Delle Cave
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