Sta facendo impazzire i cinema di tutto il mondo il nuovissimo e attesissimo live action di Barbie. Ma dietro questo brillante e irriverente gioiello del cinema, c’è una mente ancora più brillante: Greta Gerwig.
Chi è Greta Gerwig?

Greta Celeste Gerwig nasce il 4 agosto 1983 a Sacramento, in California. La terra delle opportunità: da sempre attratta dal mondo dello spettacolo, la piccola Greta corona il sogno di studiare come attrice già all’università. Dopo aver ricevuto un’educazione prettamente rigida e cattolica, una volta presa la laurea in Letteratura inglese e Filosofia (non in Teatro, come avrebbe voluto), comincia a farsi spazio nel mondo cinematografico nello spettacolo “Varsity Show”, organizzato dagli studenti del College della Columbia. Sempre durante il periodo universitario, viene notata per i suoi scritti da Joe Swamberg. Che decide così di portarla nel mondo dei film mumblecore, un movimento americano di cinema indipendente del nuovo millennio, caratterizzato da pellicole a basso budget.
E così, a poco più di 20 anni, inizia a sperimentare insieme al regista indipendente anche altre figure del mondo del cinema. È stata infatti co-autrice di Hannah Takes the Stairs (2007), di cui è anche la protagonista, e co-regista di Nights and Weekends (2008), dopo il primo successo con LOL, film di Swamberg. La vera svolta però arriva con Noah Baumbach, che diventerà suo compagno e padre del piccolo Harold. Insomma, la sua è una carriera piena di successi e lavori interessanti.
Come Baumbach ha cambiato la sua carriera
Ed è proprio grazie a Baumbach che comincia un nuovo capitolo della futura regista. I due, dopo l’incontro nel 2010, lavorano insieme a film come Lo stravagante mondo di Greenberg. Inoltre, Greta partecipa anche al famosissimo film di Woody Allen To Rome with love nel 2012. E sarà solo nel 2017 che abbandonerà il ruolo di attrice per essere (finalmente, possiamo dire) regista. Perché dalla sua mente brillante nasce uno dei film che ha ricevuto più consensi nella storia del cinema: Ladybird.
Il film, con protagonisti Saoirse Ronan e Timothée Chalamet, è una vera e propria perla nel mare del cinema. La storia di una ragazze ribelle che ha un rapporto difficile e complicato con la madre, e che coltiva il sogno del cinema. Insomma, sembra una storia già vista, ma la Gerwig ha affermato che le iniziali 350 pagine di sceneggiatura non trattano fatti avvenuti nella sua vita. La pellicola ottiene ben cinque candidature agli Oscar, tra cui quella per la miglior regia.
Piccole donne e Barbie
Dopo soli due anni, nel 2019 arriva in sala un altro grande capolavoro: Piccole Donne. Una storia e una trama che non hanno bisogno di presentazioni, dove Greta, sempre alla regia, unisce sapientemente i due romanzi di Louisa May Alcott. Il fil rouge dei suoi film è sempre uno: l’indipendenza. L’abbiamo visto in Ladybird, lo ritroviamo in Jo March. L’intesa con Saoirse Ronan, anche qui protagonista e in perfetta sintonia con l’astro nascente Timothée Chalamet, traspare perfettamente dallo schermo. Ed è qui che le donne, noi donne, sentiamo quella rabbia agguerrita di chi prova a ritagliarsi il proprio spazio nel mondo.
Questo fa anche Barbie: con una dualità da manuale unisce il rosa al grigio, il superficiale all’esistenziale, la donna bambola alla donna filosofa. Ed è questo che vuole trasmetterci Greta Gerwig: si può essere entrambi. E chi meglio di una millennial può portare in scena il giocattolo simbolo di tantissime generazioni? A ogni festa di compleanno, a ogni Natale, a ogni regalo, la Barbie si è modificata, ha seguito i cambiamenti della società e dell’universo femminile. Promuovendo i valori dell’inclusività, dello studio, dello sport, con il tocco di rosa che non può mai mancare.
Allora, perché ci piace così tanto Greta Gerwig? Perché il suo spirito ribelle, la sua ricerca d’identità, il suo quasi cinismo, quella voglia di riscatto traspaiono dai suoi personaggi e dalla sua scrittura. Barbie non deve essere un punto di arrivo: è il punto di partenza di un talento che sta sbocciando film dopo film. La voglia di leggerezza non deve necessariamente annullare la filosofia della ricerca di se stessi: i cinema pieni, dopo il sofferto periodo della pandemia, sono la prova che una nuova generazione di donne è pronta a lottare per farsi valere.
Marianna Soru
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