William Burroughs è senza ombra di dubbio una delle personalità artistiche più eclettiche e controverse dell’America del secolo scorso. Noto per essere uno dei grandi ispiratori (e a tratti anche esponenti) della beat generation, lo scrittore è stato molto più di un semplice letterato. Nel corso della sua vita fece infatti della ricerca artistica il proprio scopo esistenziale. Figura tanto poliedrica quanto tenebrosa, William Burroughs vedeva nell’arte e in particolare nella scrittura quella valvola di sfogo necessaria per esprimere pienamente la propria vita. Ebbe infatti una storia piena di difficoltà e tragedie, complessa sotto tutti i punti di vista. Fu un omosessuale sentito come un peso dalla famiglia, tossicodipendente, criminale, e addirittura, sebbene in circostanze ben poco chiare, assassino della sua stessa moglie. Solo l’arte poteva lenire quei mali incurabili che lo perseguitarono nel corso di tutta la sua esistenza.

Sebbene sia conosciuto principalmente per le proprie composizioni a tratti dadaistiche, Burroughs scrisse un componimento sul giorno del Ringraziamento. Il giorno del Ringraziamento è una festa celebrata principalmente nel continente americano, nato in ottica religiosa per mostrare gratitudine per il raccolto dell’anno precedente. Negli anni questa celebrazione si è affermata anche come festa laica ed è diventata una delle più importanti ricorrenze dei paesi che la festeggiano. Negli Stati Uniti, essa cade il quarto giovedì di novembre, giorno in cui le famiglie si trovano a pranzo per onorare la festa insieme. In questa occasione, vige un clima di gratitudine e allegria, ma Burroughs non sembra essere troppo d’accordo con questa atmosfera.

William Burroughs: critica alla società attraverso la preghiera laica

 William Burroughs - fonte https://www.youtube.com/watch?v=M4jCdcMHK10
William Borroughs – https://www.youtube.com/watch?v=M4jCdcMHK10

Nella sua Preghiera per il Ringraziamento, William Burroughs critica non troppo velatamente la società americana che tanto lo ha fatto soffrire. Tenendo i ritmi di una litania, Burroughs ringrazia a più riprese la propria terra natia assumendo un tono di scherno, puntando il dito contro le sue innumerevoli contraddizioni. I versi sono brevi e incisivi, e volano come frecce, verso l’obiettivo. Senza giri di parole, utilizzando un linguaggio colorito e aggressivo, Burroughs non si limita a criticare e denunciare le antinomie del proprio paese, ma urla contro le diseguaglianze e i problemi sociali che nel corso del tempo sono diventati strutturali, affondando le proprie radici nel suolo americano. Il poeta, come il nostro De André, come lo spagnolo Lorca, si fa così voce degli ultimi, degli oppressi, perché lui stesso è parte di loro.

Se il Thanksgiving day è una festa di origine religiosa che ha via via preso sempre più toni laici, si potrebbe dire che quella di Burroughs è una vera e propria preghiera laica. Non solo per il ritmo e l’intensità della linea espositiva, ma soprattutto per la forza con cui il poeta si scaglia contro le problematiche costitutive della civiltà statunitense. Sebbene il titolo sia chiaramente sarcastico, Burroughs non avrebbe potuto trovarne uno più azzeccato. Quella del poeta è una preghiera perché denunciando il male della società lo rende manifesto e non avendo più niente in cui credere si appella a esso stesso, in un ultimo atto di disperazione. “Grazie per il sogno svanito”, dice lui, perché senza il sogno non resta che pregare. Eppure, in questa America, non rimane niente da invocare, se non il suo stesso male.

A Thanksgiving prayer, testo originale e traduzione

Thanks for the wild turkey and the passenger pigeons, destined to be shat out through wholesome

American guts (Grazie per il tacchino selvatico e/il piccione viaggiatore, destinati/a essere cagati da sani culi americani).

Thanks for a continent to despoil and poison (Grazie per un continente da saccheggiare e avvelenare).

Thanks for Indians to provide a modicum of challenge and danger (Grazie per gli indiani che ci procurano un minimo di sfida e pericolo).

Thanks for vast herds of bison to kill and skin leaving the carcasses to rot (Grazie per le vasti greggi di bisonti da uccidere e scuoiare lasciando le carcasse a marcire).

Thanks for bounties on wolves and coyotes (Grazie per le taglie su lupi e coyote).

Thanks for the American dream, To vulgarize and to falsify until the bare lies shine through (Grazie per il sogno americano da involgarire e falsificare finché la nuda menzogna non vi splenda attraverso).

Thanks for the KKK (Grazie per il KKK).

For nigger-killin’ lawmen, feelin’ their notches (per uomini di legge ammazza-negri, che contano le tacche [per ogni nero ucciso]).

For decent church-goin’ women, with their mean, pinched, bitter, evil faces (per le rispettabili donne di chiesa, con le loro facce meschine, accigliate, amare e malvagie).

Thanks for “Kill a Queer for Christ” stickers (Grazie per gli adesivi: “Uccidi un queer per Cristo”).

Thanks for laboratory AIDS (Grazie per l’AIDS di laboratorio).

Thanks for Prohibition and the war against drugs (Grazie per il proibizionismo e la guerra contro le droghe).

Thanks for a country where nobody’s allowed to mind the own business (Grazie per un paese dove a nessuno è permesso di farsi i fatti propri).

Thanks for a nation of finks (Grazie per una nazione di spie).

Yes, thanks for all the memories – all right let’s see your arms! (Sì, grazie per tutti i ricordi – va bene, fammi vedere le braccia!)

You always were a headache and you always were a bore (Sei sempre stato un mal di testa e sei sempre stato una noia).

Thanks for the last and greatest betrayal of the last and greatest of human dreams (Grazie per l’ultimo più grande tradimento dell’ultimo dei più grandi sogni umani).

Dario Lucisano

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