Nella storia della letteratura ci sono numerose scene letterarie ambientante durante in Natale, alcune delle quali sono diventate un classico. Per immergersi nell’atmosfera di questo magico periodo dell’anno non c’è niente di meglio che prepararsi attraverso le consuete letture natalizie ma, soprattutto, ricordare alcune ambientazioni della letteratura che descrivono le auree autentiche delle festività; atmosfere che sanno di antico e nostalgico, ma che riescono sempre ad acuire lo spirito natalizio di ognuno.
Dicembre, le scene letterarie del Natale più belle della letteratura

Sono tanti i libri e gli autori che hanno scritto del Natale e cercato di dipingere attraverso un foglio e con le giuste parole le sensazioni provate durante le festività natalizie. Di solito, Dicembre è il periodo dell’anno dove lustrini sfavillanti brillano per le città, mentre il baluginio di luci decora le strade nell’attesa dell’incantesimo: una magia che giunge a suo compimento il 25 dicembre. L’Avvento, la Natività, la cultura religiosa, la speranza che durante le festività natalizie si vivifica; il Natale è un periodo talmente solenne, in ogni epoca storica, che rispolverare alcune classiche scene letterarie non solo serve a tentare dei parallelismi con le consuetudini odierne ma anche a rendersi conto che tutto cambia per rimanere, sempre, immutato. Una delle ambientazioni probabilmente più citate della storia della letteratura, in riferimento al periodo natalizio, è l’incipit di Piccole Donne:
“Natale non sarà Natale senza regali”, borbottò Jo, stesa sul tappeto.
”Piccole Donne”, L.M.Alcott
“Che cosa tremenda esser poveri!”, sospirò Meg, lanciando un’occhiata al suo vecchio vestito.
“Non è giusto, secondo me, che certe ragazze abbiano un sacco di belle cose e altre nulla”, aggiunse la piccola Amy, tirando su col naso con aria offesa.
“Abbiamo papà e mamma, e abbiamo noi stesse”, disse Beth, col tono di chi s’accontenta, dal suo cantuccio.
I quattro giovani visi, illuminati dalla vampa del caminetto, s’accesero alle consolanti parole, ma tornarono a oscurarsi quando Jo aggiunse tristemente: “Papà non l’abbiamo e non l’avremo per un bel pezzo”. Non disse “forse mai più”, ma ognuna, in cuor suo, lo pensò, andando con la mente al padre lontano sui campi di battaglia.
Chi è che non ha amato le sorelle March, ognuna per un motivo diverso? Piccole Donne è ”la storia di Natale” ma anche dell’inverno; la Alcott visse durante il periodo vittoriano, epoca storica in cui il Natale iniziava a diventare una festa più sentita e anche più ”consumista” per la grande ripresa economica che l’Inghilterra del tempo aveva avuto.
”Jo fu la prima a svegliarsi nell’alba grigia del giorno di Natale. Niente calze appese al camino, e per un attimo si sentì smarrita come tanti Natali prima, la volta in cui la sua calzina era caduta per terra perché troppo piena di ogni ben di Dio”.
”Piccole Donne”, L.M.Alcott
In questa scena, la mattina di Natale le sorelle March troveranno un libretto per ognuna sotto il cuscino e decideranno di regalare la loro colazione di Natale a una famiglia sfortunata del quartiere. Probabilmente, questa è la scena più commovente del romanzo ma anche quella più emblematica; per la scrittrice la vera essenza del Natale è il calore della famiglia e l’amore per il prossimo. Al romanzo di Alcott si aggiungono anche i meno noti ”Racconti di Natale”; una serie di brevi storie dalle atmosfere magiche, confezionate da buoni sentimenti e valori, perfette per questo periodo dell’anno.
Un inedito Charles Dickens: non solo A Christmas Carol
Un grande classico natalizio del periodo vittoriano è, ovviamente, A Christmas Carol di Charles Dickens:
“Onorerò il Natale nel mio cuore, e cercherò di conservarmi in questo stato d’animo per tutto l’anno. Vivrò nel passato, nel presente e nel futuro, e i tre spiriti saranno sempre presenti in me”
”Canto di Natale”, Charles Dickens
Una delle scene letterarie più emozionanti riferite al Natale è proprio la parte conclusiva di A Christmas Carol; è l’avido e cinico Scrooge a pronunciare queste parole piene d’amore, ormai conscio dei suoi errori e desideroso di condividere, esser generoso e amare il prossimo. Tuttavia, anni dopo aver scritto Canto di Natale, Charles Dickens scrisse un altro racconto ambientato durante il periodo delle feste, Un Albero di Natale. Nel breve racconto, uscito nel 1850, lo scrittore descrive la gioia pura dei bambini di fronte a quel simbolo sfavillante di decori; una tradizione importata nell‘Inghilterra Vittoriana dal principe Alberto di Sassonia, consorte della regina Vittoria:
”L’albero era piantato al centro di un gran tavolo rotondo e torreggiava alto sopra le loro teste. Era illuminato da una gran quantità di candeline; e ovunque vi splendevano e ammiccavano oggetti sfavillanti. C’erano bambole dalle guance rosa, nascoste tra il fogliame verde, c’erano orologi veri (…) appesi a innumerevoli rametti; c’erano tavolini francesi tirati a lucido, sedie, letti, armadi, pendole e svariati altri passi di mobilio domestico (…), appollaiati fra i rami, come in attesa di arredare una casetta fatata; c’erano omini dal faccione largo (…), c’erano violini e tamburi; tamburelli; libri cassette degli attrezzi, scatole di colori, scatole di caramelli, scatole magiche, scatole d’ogni sorta; c’erano ninnoli per le ragazze più cresciutelle (…); c’erano cestini e puntaspilli di tutte le fogge; fucili, spade e stendardi; c’erano maghe in mezzo a magici anelli di cartoncino, a predire la sorte; c’erano trottole e trottoline, agorai, nettapenne…”
”Un Albero di Natale”, Charles Dickens
Il rifulgere degli ornamenti, l’ulimoso profumo dei dolciumi e delle caramelle, e poi i giocattoli, i colori, gli oggetti: ancora una volta Dickens si dimostra un attento osservatore delle dinamiche sociali, della delicatezza dei bambini che di fronte al rifulgere di quel novello simbolo natalizio, per quei tempi, ne coglie i lampi di gaudio negli occhi. Lo scrittore ”inventore del Natale” descriverà in questi termini la contentezza dei fanciulli di fronte all’esplosione della magica atmosfera natalizia:
”Un’allegra brigata di bambini riuniti attorno a quel bel giocattolo tedesco”
L’autore, attinge ricordi da antiche reminiscenze infantili che la visione dell’albero di Natale gli suscita; la scena letteraria descrive gli ornamenti e le decorazioni ma l’autore non si sofferma solo sul periodo gioioso tipico di questo momento dell’anno, ma inserisce nella narrazione leggende popolari e racconti che proprio la Vigilia di Natale era usanza raccontare, in particolar modo storie su fantasmi e spettri.
Lo Schiaccianoci di Ernst T. A. Hoffmann e le scene letterarie della Vigilia di Natale
Lo Schiaccianoci è una delle storie più magiche e classiche del periodo natalizio. Scritto nel 1815 da Ernst Theodor Amadeus Hoffmann (Nussknacker und Mausekönig, 1815) e poi ripreso da Alexandre Dumas padre Storia di uno schiaccianoci (Histoire d’un casse-noisette, 1845), da cui il coreografo Marius Petipa trasse ispirazione per il classico balletto di repertorio ”Lo Schiaccianoci” musicato da Pëtr Il’ič Čajkovskij. Tutto inizia la sera della Vigilia di Natale quando i due figli piccoli del dottor Stahlbaum attendono i loro doni con trepidazione. I due bambini riceveranno molti regali dai genitori, fra cui uno schiaccianoci che durante la notte combatterà con il re dei topi dalle sette corone in camera di Marie. Da lì seguiranno battaglie, colpi di scena, rivelazioni, fiabe e magiche atmosfere: le scene meravigliose delle visite di Marie a Castel Confetto e Castel Marzapane, il Regno delle Bambole e un dolcissimo lieto fine.
Una delle scene letterarie più belle che Hoffmann regala ai suoi lettori è il momento dell’attesa dei doni: la neve cade, le persone rientrano per ricongiungersi al desco che apre le danze al cenone della Vigilia; i bimbi attendono i loro regali tacitamente, mentre ogni braccio, ogni tasca e mano pullulano di caramelle e giocattoli:
”La neve cadeva delicatamente per le strade, e le persone correvano a casa, con le braccia piene di scatole allegramente impacchettate con la carta dei negozi di giocattoli, negozi di caramelle, e panetterie. Perché era la vigilia di Natale, e come cadde il tramonto, i bambini di tutta la Germania si misero in silenziosa attesa della notte che stava per sopraggiungere, e con essa i doni di Gesù Bambino”
”Schiaccianoci e il re dei topi”, Ernst Theodor Amadeus Hoffmann
Il libro di Natale, Selma Lagerlöf e le fatate leggende del Natale scandinavo
In questo libro le tradizioni popolari si intersecano con il freddo pungente dell’inverno svedese; leggende, natura, antiche nostalgie sono il filo conduttore di questo bellissimo racconto della scrittrice svedese Selma Lagerlöf, Premio Nobel nel 1909. Le atmosfere che si respirano nel corso della lettura rimandano a vetuste scene di un un’infanzia perduta; eppure, in modo fulmineo, dal mondo magico della fiaba nel corso della narrazione si passa alle intuizioni realistiche del mondo concreto. Il messaggio di questo apparente libro dal tono incantato è che tutto può celare un percorso diverso da quello che si era immaginato di intraprendere; persino un libro regalato a Natale può rappresentare un’opportunità. In una delle scene del libro, la scrittrice descrive proprio la felicità e la goduria di rimanere immersi nella lettura quando, dopo i lauti festeggiamenti della Vigilia, ci si accinge ad andare a letto:
”…Devo dire che c’è una tradizione a Mårbacka, che quando si va a dormire la Vigilia di Natale si ha il permesso di avvicinare un tavolino al letto, metterci sopra una candela e poi leggere finché si vuole. Questa è la più grande di tutte le gioie di Natale. Non c’è niente di più bello che starsene lì sdraiati con un bel libro avuto in regalo, un libro nuovo che non si è ancora mai visto e che nessun altro in casa conosce, e sapere che si può leggere pagina dopo pagina finché si riesce a stare svegli ”.
”Il libro di Natale”, Selma Lagerlöf
Le più belle scene letterarie ambientate durante il Natale nella letteratura italiana
ll dono di Natale di Grazia Deledda è un libro sull’importanza della speranza; c’è sempre qualcosa in cui sperare e il Natale descritto dall’autrice sarda si concentra proprio su questo. Protagonisti del testo sono due bambini di umili origini e vicini di casa, Felle e Lia. Grazia Deledda conduce il lettore nelle abitazioni di questi personaggi durante la vigilia di Natale. La famiglia di Felle è in attesa di conoscere il fidanzato dell’unica sorella che si unirà alla tradizionale cena, mentre l’abitazione di Lia avvolge l’attesa nel mistero:
”Dedicato a chi ama i regali di Natale, ed è curioso di sapere qual è il dono fatto a Lia e anche quello fatto a Felle. A chi ama le storie che ricordano le nostre tradizioni. Mangiare cose buone, soprattutto i dolci. A tutti i bambini e a chi ha il cuore bambino”.
”ll dono di Natale”, Grazia Deledda
Un libro che rievoca sensazioni di un tempo, ma anche determinazione nel credere in un messaggio di speranza e nei piccoli gesti; a quei natali antichi, ricchi di tradizioni.
Al Sud , soprattutto, Dicembre significa ”Novene”, ”Nenie”, canti religiosi natalizi, ma anche cornamuse vibranti nelle fredde mattine invernali. I paesini si ridestano col suono arcaico di questi strumenti, mentre le chiese accendono i loro altari aspettando l’Avvento. In un clima che rimanda ad antiche sensazioni di un tempo, Giovanni Verga descrive all’interno del romanzo I Malavoglia l’avvicinarsi della Novena di Natale:
“Come s’avvicinava la novena di Natale, i Malavoglia non facevano altro che andare e venire dal cortile di mastro Turi Zuppiddu. Intanto il paese intero si metteva in festa; in ogni casa si ornavano di frasche e d’arance le immagini dei santi, e i fanciulli si affollavano dietro la cornamusa che andava a suonare davanti alle cappellette colla luminaria, accanto agli usci”.
”I Malavoglia”, Giovanni Verga
Mentre Luigi Pirandello in Sogno di Natale descrive il clima di festa e l’atmosfera gioiosa del periodo natalizio; lo scrittore propone una delle scene letterarie tipiche del periodo festivo che, tuttavia come in Verga, coglie quelle consuete abitudini dei Natali di un tempo, tipiche soprattutto dei piccoli centri:
“Era festa dovunque: in ogni Chiesa, in ogni casa; intorno al ceppo, lassù: innanzi a un Presepe, laggiù: noti volti tra ignoti riuniti in lieta cena; eran canti sacri, suoni di zampogne, gridi di fanciulli esultanti, contese di giocatori (…). E mi pareva di andare frettoloso per quelle vie, da questa casa a quella, per godere della raccolta festa degli altri; mi trattenevo un poco in ognuna, poi auguravo “Buon Natale!”
”Sogno di Natale”, Luigi Pirandello
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