Arte e Intrattenimento

Letture natalizie, tre libri per ragazzi da leggere a Dicembre

Nel nuovo appuntamento della rubrica Letteratura per l’Infanzia, tre letture natalizie in occasione del mese di Dicembre.

Letture natalizie: Tolkien, Andersen e Deledda

Dicembre è ormai giunto e con lui la voglia di immergersi in storie e magia. Le letture natalizie sono un modo unico per prepararsi alle consuete atmosfere di lustrini e luci proprie di questo periodo dell’anno; ci sono i classici, come Canto di Natale di Charles Dickens o Piccole Donne, in cui la Alcott fa iniziare le vicende delle sorelle March proprio il giorno di Natale. Tuttavia, esistono altre letture natalizie forse poco note rispetto ai classici ma che vale la pena rispolverare. Un primo esempio è quello di  John R. R. Tolkien; conosciuto per lo più per testi come Lo Hobbit e Il Signore degli anelli, pochi sanno che Tolkien ha scritto anche testi per bambini come Le lettere di Babbo Natale. Il libro, apparso per la prima volta nel 1976 in lingua originale e solo nel 1980 in Italia, è una raccolta fittizia di lettere destinate a Babbo Natale.

Questo testo è una raccolta epistolare: lo scrittore invia ai propri figli delle lettere proseguendo il ”gioco letterario” per oltre trent’anni. La prima lettera che John, Michael, Christopher e Priscilla ricevono è datata 25 dicembre 1920; tutte sono a firma di Babbo Natale, infilate in candide buste e affrancate con i francobolli delle Poste Polari. Le lettere sono tutte corredate da splendidi disegni e narrano i racconti quotidiani della vita al Polo Nord con i personaggi che lo abitano; le renne che hanno disperso i regali, L’Orso Bianco scivolato dal tetto nella sala da pranzo di Babbo Natale. L’ultima lettera, molto commovente, è del Dicembre 1943 per la figlia Priscilla. Una delle letture natalizie imprescindibili; questo libro, infatti, raccoglie momenti di vita vera, magia e illustrazioni bellissime.

Il dono di Natale di Grazia Deledda

Fra letture natalizie poco citate, questa novella di Grazia Deledda è un racconto perfetto per addentrarsi in atmosfere antiche. Il dono di Natale è un libro sull’importanza della speranza; c’è sempre qualcosa in cui sperare e il Natale descritto dall’autrice sarda, si celebra nel testo con la speranza che accada qualcosa. Il linguaggio della Deledda riporta il lettore attraverso le tradizioni di un tempo; la realtà della povera gente che vive di pastorizia ma, nonostante le fatiche di un’esistenza sempre in bilico, non perde la capacità di sognare un futuro migliore. Protagonisti del testo sono due bambini di umili origini e vicini di casa, Felle e Lia. Grazia Deledda conduce il lettore nelle abitazioni di questi personaggi durante la vigilia di Natale.

Tuttavia, è una festa diversa rispetto a quella trascorsa dagli anni precedenti; questo Natale la speranza che qualcosa accada non è solo fumosa ma si vivifica, intensamente. La famiglia di Felle è in attesa di conoscere il fidanzato dell’unica sorella che si unirà alla tradizionale cena di Natale. L’abitazione di Lia avvolge l’attesa nel mistero. Il dono di Natale è un libro che rievoca sensazioni di un tempo, tradizioni, abitudini delle feste che furono; un avanzare nel futuro della vita con speranza e piccoli gesti, nonostante la miseria. Nel libro si legge:

”Dedicato a chi ama i regali di Natale, ed è curioso di sapere qual è il dono fatto a Lia e anche quello fatto a Felle. A chi ama le storie che ricordano le nostre tradizioni. Mangiare cose buone, soprattutto i dolci. A tutti i bambini e a chi ha il cuore bambino”.

Letture natalizie, l’albero di Natale di Hans Christian Andersen:

Nelle favole di H.C. Andersen c’è sempre una sottile pedagogia di riferimento; l’insegnamento al lettore è sempre dietro l’angolo! In questa circostanza, L’albero di Natale è una riflessione sugli atteggiamenti degli uomini perennemente insoddisfatti. I messaggi che veicola questa lettura natalizia sono più che mai attuali; Andersen nelle pagine di questo racconto mira a insegnare ai bambini il rispetto per ogni essere vivente e incita gli adulti a riafferrare la consapevolezza del presente godendosi l’attimo; senza affannarsi per problemi futuri. Il protagonista di questa fiaba è un giovane albero insoddisfatto, nonostante si trovi nel periodo più roseo della giovinezza.

La sua crescita si snoda nella brama ossessiva di diventare imponente come gli altri alberi adulti che lo circondano, anelando al futuro e rimpiangendo il passato. Questa fiaba natalizia comparsa, per la prima volta, nel 1844 è la storia di un abete che ha l’ansia di crescere senza, tuttavia, godersi il viaggio della crescita; non apprezzando le piccole cose lungo il suo cammino, quelle importanti che lo faranno poi divenire adulto. Per lui è imbarazzante essere considerato il piccolo della foresta. Così, sogna di diventare legno per costruire navi che solcheranno oceani, o legno che serva ad arredare case sontuose. Auspici senza coscienza in quanto,la loro realizzazione, è sinonimo di morte. Un giorno tagliano il piccolo albero e lo conducono in una casa la vigilia di Natale. Qui è addobbato e attorniato da bambini e adulti che raccontano loro favole.

Il giorno seguente l’albero si aspetta di rivivere quel clima di allegria ma è relegato in una buia soffitta. Qui racconta la storia che ha udito la sera prima in casa, quando era al centro dell’attenzione. Terminato il racconto, anche i topolini lo lasciano solo. Con l’arrivo della primavera l’abete è tagliato a pezzi e bruciato. Fra le letture natalizie proposte questa è sicuramente la più cruda; man mano che il racconto di sviluppa aumenta la delusione dell’abete per la situazione che sta vivendo, atteggiamento simile alla natura umana che rimpiange le cose che ha solo dopo averle perse.

Stella Grillo

Seguici su FacebookInstagram e Metrò

Adv
Adv

Stella Grillo

Io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente.) Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all'altra. Mi chieda pure quello che vuol sapere e glielo dirò. Ma non le dirò mai la verità, di questo può star sicura. Italo Calvino
Adv
Back to top button