E’ difficile parlare di Morgan, al secolo Marco Castoldi, senza che il pensiero corra a momenti ben precisi della sua carriera e vita privata. Eppure, prima di X Factor, prima delle polemiche e prima di Bugo c’erano loro, i Bluvertigo. Nel 1984, Castoldi conosce a Monza Andrea Fumagalli, in arte Andy, e con lui intraprende un lungo sodalizio. Insieme all’amico Fabiano Villa, i due fondano i Lizard Mixture, che diventeranno, dopo qualche anno e un cambio di formazione, gli Smocking Cocks, traduzione letterale del cognome di Fumagalli, ma che lascia spazio a interpretazioni più ambigue. Nel 1989 si trasformano nei Golden Age, per poi raggiungere, nel 1993, lo schieramento e il nome definitivo, che strizza l’occhio a uno dei capolavori di Hitchcock, Vertigo.
Il gruppo si fa notare l’anno successivo a Sanremo Giovani, dove ottiene la medaglia di bronzo. Manca, però, l’accesso alla fase successiva della kermesse, riservata al primo e al secondo classificato. Parteciperanno altre due volte alla competizione canora, senza però mai raggiungere la zona alta della classifica. Un rapporto dolceamaro, quello con il Festival; Festival che, tuttavia, spalanca loro le porte della fama. Tra il 1995 e il 1999, infatti, la band si prende numerose soddisfazioni, dall’aprire i concerti in Italia di Oasis e Tears For Fears, alle collaborazioni con Alice, Antonella Ruggiero,i Subsonica e molti altri, senza tralasciare l’omaggio a Franco Battiato con la cover di Prospettiva Nevsky, incisa per un raccolta in tributo al Maestro. Nei primi anni Duemila, tra polemiche, abbandoni e tentativi di riunione, comincia un periodo di pausa, che culmina con lo scioglimento, nel 2017. Un barlume di speranza per i fan si è riacceso nel 2021 con l’annuncio, da parte di Morgan, di nuove registrazioni. Per ora resta un progetto incompiuto ma, in attesa di nuovi sviluppi, possiamo consolarci con l’interessante discografia dei Bluvertigo.
Morgan, i Bluvertigo e la “Trilogia Chimica”: l’esordio con Acidi e basi

L’album di debutto della band, Acidi e basi, uscito nel ’95, è presentato come l’inizio di un’opera divisa in tre parti, la cosiddetta “Trilogia Chimica”. Ad anticiparlo, è il singolo Iodio, il primo vero successo di Castoldi e soci. Si tratta, come lo stesso titolo preannuncia, della celebrazione di «un sentimento umano e duraturo». Una non canzone d’amore che non risparmia frecciate e allusioni ai colleghi che imboccano la più facile via del romanticismo, oltre alla critica incisiva di una società fin troppo buonista, che stigmatizza le emozioni negative.
Con queste premesse, si può immaginare il tenore degli altri brani presenti nel disco. Ne L’eretico, ad esempio, viene affrontato il tema della non conformità a qualsiasi dogma, in particolare in ambito religioso: ne deriva una ribellione alle dottrine prestabilite, seguita da una forte rivendicazione del diritto d’inseguire il piacere. L’insofferenza nei confronti delle norme traspare anche nei versi di L.S.D. La sua dimensione, ulteriore dichiarazione d’indipendenza mentale, accompagnata dal bisogno di trovare nella vita un “qualcosa in più”, in grado di elevare dalla banalità dell’esistenza.
Metallo non metallo, Zero e L’Assenzio: la fine di un’era
Gli argomenti trattati in Acidi e basi incontrano la loro naturale prosecuzione nei due capitoli successivi, che concludono la trilogia. In Metallo non metallo, spicca Cieli neri, il racconto di una disillusione nei confronti delle proprie aspirazioni e dei desideri coltivati e falliti, che lasciano un vuoto interiore difficile da colmare. Un vuoto ancora più evidente nel testo di Fuori dal tempo, che esplora la sensazione di non essere sincronizzati con il mondo circostante e con le aspettative sociali, sensazione che conduce a una frustrazione per i limiti imposti dall’esterno e per quelli che sono dentro di noi. Stesso discorso vale per Zero – ovvero la famosa nevicata dell’85, ideale chiusura del cerchio. Un’impresa complicata, forse troppo, da cui emerge la sofisticata La crisi, analisi dei conflitti interni, vissuti come un eccesso di lucidità, bilanciato dalla speranza.
Ed è stata la speranza, nel 2001, a far tornare i Bluvertigo sul palco di Sanremo, con L’assenzio – The Power of Nothing. La potente ballata elettronica parla della dualità dell’essere umano, eternamente in bilico tra bene e male, luce e ombra, schiacciato dal “potere del nulla”. Un manifesto nichilista e ambizioso, trainato dalla presenza scenica del frontman, ma che non ha trovato, purtroppo, riscontro nel pubblico. L’esperienza sanremese si conclude con un immeritato ultimo posto, ma L’Assenzio ha avuto il merito di dimostrare ancora una volta la ricercatezza stilistica e contenutistica di un gruppo mai mainstream e sempre fedele alla propria identità. Marco Castoldi è stato la voce di una generazione a cavallo tra due millenni e ne ha cantato le insicurezze, il disagio e la rabbia, regalandoci della musica ancora attualissima. Poi, Morgan ha preso il sopravvento, e lo ha portato altrove.
Federica Checchia
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