In occasione del Giorno della Memoria lo spazio di LetteralMente Donna ci porta alla scoperta di una giovane scrittrice eccezionale, testimone e vittima della Shoah di cui ci ha lasciato un’importantissima testimonianza. La donna è Anna Frank e questa è la sua storia.

Anna Frank, non perdere mai la speranza

LetteralMente Donna è dedicato ad Anna Frank, fonte skuola.net
Anna Frank, fonte skuola.net

“È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo che può sempre emergere..”

Sono parole tratte dal famoso “Diario” di Anna Frank, che testimoniano tutta la forza di questa giovane donna ebrea, morta a soli 16 anni nel febbraio 1945 nel lager di Bergen Belsen. Prima di questo due anni vissuti in totale clandestinità con la famiglia in un rifugio segreto realizzato nella ditta del padre per sfuggire ai nazisti. Quella di Anna è una vita spezzata dall’odio e l’antisemitismo che la giovane ha vissuto, non rinunciando alle sue speranze e ai sogni di adolescente, fino al tragico epilogo iniziato quel drammatico 4 agosto 1944 quando il rifugio segreto fu scoperto dalla gestapo a causa di un delatore mai identificato con certezza. La famiglia Frank comincia poi la tragica marcia nei campi di sterminio. L’unico a sopravvivere fu Otto Frank, che riuscì a ritrovare gli scritti della figlia grazie a Miep Dies, che li conservò dopo l’arresto con la speranza di ridarli ad Anna.

Il Diario, tra sogni, speranza e testimonianza

La storia del “Diario” di Anna Frank iniziò il 12 giugno 1942, quando per il suo tredicesimo compleanno, riceve come regalo un quaderno per scrivere. Su di esso e sui quaderni successivi Anna ha annotato non solo il racconto della sua vita quotidiana, ma anche i suoi pensieri più intimi e le sue riflessioni sulla guerra, sull’antisemitismo, sulle donne e la sessualità. Parole che ci restituiscono il ritratto di un’adolescente maturata velocemente, e con una grande vocazione da scrittrice, che non ha mai smesso di coltivare nonostante le drammatiche condizioni in cui viveva.

C’è però da dire che inizialmente Anna aveva manifestato la volontà di non dare visione a nessuno dei suoi intimi scritti. Poi, il 28 marzo 1944, Anna ascoltò alla radio Gerrit Bolkestein, membro del governo olandese in esilio. Questi lanciò un appello alla popolazione per scrivere lettere e memorie dell’occupazione nazista che sarebbero state pubblicate in un registro sulle oppressioni subite dal popolo olandese. Anna decise allora di rivedere il suo diario e di riscriverlo in una forma più adatta alla pubblicazione

Le due versioni del Diario

Esistono così due versioni del “Diario” curate direttamente da Anna Frank. La prima è la versione A che comprende i periodi che vanno dal 12 giugno al 5 dicembre 1942; dal 22 dicembre 1943 al 17 aprile 1944; dal 17 aprile al 1 agosto 1944. Manca invece il periodo che va dal 6 dicembre 1942 e il 21 dicembre 1943. La seconda invece copre il periodo che va dal 20 giugno 1942 al 29 marzo 1944. Ed è la versione B. Siccome destinata alla pubblicazione, si differenzia dalla prima perché più curata stilisticamente e con alcune modifiche. Ricordiamo, per esempio, l’uso di pseudonimi per i protagonisti, e il taglio e l’accorpamento di alcuni brani rispetto alla versione precedente.

La versione C invece è quella realizzata da Otto Frank sulla base delle due versioni della figlia a cui aggiunse alcuni brani tratti da un’altro manoscritto di Anna intitolato “I racconti dell’alloggio segreto” e tagliò invece alcune parti considerate troppo intime.

Cara Kitty. Romanzo epistolare

Recentemente è stata pubblicato uno scritto di Anna Frank intitolato “Cara Kitty. Romanzo epistolare’”. È la rielaborazione in chiave letteraria del suo diario che, come spiega Frediano Sessi al Corriere della Sera, è “la prova di un atteggiamento di speranza nel futuro, un atto di resistenza civile e morale”. Un lavoro questo che Anna portò senza sosta negli ultimi mesi del 1944 trascorsi in clandestinità prima della cattura.

Stefano Delle Cave

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