Nel 1965, ufficializzarono la loro relazione durante un’intervista, definendosi “fidanzati”. Il matrimonio segreto che seguì, il 12 aprile 1965, diventò un evento molto discusso. Nel 1966, nacque il loro figlio David Hallyday. Nonostante l’amore e la famiglia, nel 1967 emersero voci di una possibile separazione. Sylvie chiese il divorzio, il quale ebbe un impatto devastante su Johnny, portandolo al tentativo di suicidio. Dopo il ricovero, Sylvie gli concesse una seconda possibilità, forse intenerita dal gesto estremo compiuto dal marito.
David e Laura, hanno avviato procedimenti giudiziari per far annullare il testamento del padre, redatto negli Stati Uniti, che vede unica beneficiaria la vedova, Laeticia. Jean-Claude Camus è stato il produttore storico di Johnny Hallyday, ma anche un amico strettissimo che ne conosceva la storia a menadito, nonostante negli ultimi tempi i loro rapporti si fossero raffreddati. Ora ha deciso di rompere il silenzio per schierarsi dalla parte della vedova Læticia Hallyday, che sta sostenendo una battaglia per difendere l’eredità del marito. “Nessuno ha mai obbligato Johnny a fare nulla contro la sua volontà”, ha detto il manager del cantante (scomparso il 6 dicembre 2017 ndr). La contestazione è partita dai due figli maggiori di Hallyday, Laura Smet (che aveva avuto con Nathalie Baye) e David Hallyday (avuta con Sylvie Vartan) che hanno fatto presente il testamento precedente, firmato nel 2014, in cui Johnny aveva incluso nei lasciti tutto il suo clan, (mentre in quello saltato fuori dopo la morte i due figli sono stati diseredati e tutti i suoi beni, compresi i diritti delle canzoni, sono stati lasciati a Læticia ndr). In difesa dell’ultima moglie, accusata di aver manipolato il cantante, Jean-Claude Camus è intervenuto per testimoniare che Johnny aveva disposto delle sue volontà spontaneamente, e che era convinto di quello che faceva.





