Continua la settimana delle stranezze: questa Fashion Week parigina ci ha regalato delle vere e proprie perle del mondo della moda. E si continua con la cravatta treccia di Schiaparelli, un pezzo di storia portato in passerella. Ma qual è il motivo dietro questa scelta così curiosa? I cento anni del Surrealismo, o meglio, del primo manifesto surrealista, pubblicato nel 1924.

Cravatta treccia di Schiaparelli, una scelta consapevole?

Credits: soldoutservice

Dal 2019 la direzione artistica della maison è affidata allo stilista texano Daniel Roseberry. Con lui il marchio ha sicuramente conosciuto un’aria di novità. E proprio quest’anno ha scelto di rimarcare maggiormente il codice del Surrealismo. Che è da sempre tra i valori della maison. Oltre a questo, Schiaparelli è da sempre conosciuto per gli accessori, sempre più particolari. In questa collezione la vera protagonista è questa cravatta.

Si tratta di una cravatta che ricorda una treccia di veri capelli, che ha calcato la passerella in più colorazioni. Ed è arrivata nel 2024 proprio per celebrare il centenario del Surrealismo. Daniel Rosberry ha infatti voluto omaggiare l’elemento surrealista dei capelli ispirato all’artista americana Pippa Garner. Ma anche alla pittrice surrealista Mimi Parent, ma soprattutto l’iconico bracciale in pelliccia realizzato da Meret Oppenehim per Elsa Schiaparelli.

I cento anni del Surrealismo

Il Surrealismo è un movimento di avanguardia artistica nato nel 1924 per mano di un manifesto. Manifesto voluto e firmato da André Breton, con altri importantissimi artisti, che segna uno dei momenti più importanti dell’arte contemporanea. L’avanguardia si proponeva di creare arte con nuovissime tecniche per l’epoca. Tra le più importanti il frottage, grattage, collage e assemblage, oltre al dripping (reso poi celebre da Jackson Pollock). Tra gli artisti più importanti ricordiamo Max Ernst, Salvador Dalì, Joan Mirò.

«Automatismo psichico puro con il quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente che in ogni altro modo, il funzionamento reale del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale»: questo diceva il manifesto. Si basava su visioni oniriche, recupero della prolifica immaginazione infantile. Soprattutto, la malattia mentale come rivelatrice di verità, e l’abolizione della logica in favore dell’automatismo. Un concetto d’ispirazione freudiana, in quanto Freud fu una figura fondamentale per questo movimento. Celebrato, quest’anno, con tantissime mostre itineranti per ricordare i pionieri, come quella su René Magritte in Belgio.

Marianna Soru

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