Qualsiasi swiftie che si rispetti lo sa, il 13 è da sempre il numero fortunato di Taylor Swift. Nata il 13 dicembre, ha compiuto tredici anni un venerdì 13, il suo primo album è diventato disco d’oro in tredici settimane, e la prima canzone ad aver raggiunto il primo posto in classifica aveva un’intro di tredici secondi. I fan sono quindi andati in visibilio all’annuncio delle due date italiane del suo The Eras Tour, la prima delle quali ha avuto luogo ieri, 13 luglio. Un’ondata di entusiasmo e paillettes ha investito Milano, e lo show si replicherà stasera, di nuovo a San Siro.
L’influenza della cantautrice e produttrice non si limita all’ambito musicale e al gossip. Gli esperti, infatti, hanno coniato il termine “Swiftonomics” per indicarne l’impatto sulla sfera economica. Tutto quello che Taylor tocca diventa oro, e i suoi spettacoli muovono milioni di persone, ben pronte a mettere mano al portafoglio per biglietti, alloggi, trasporti e merchandising. Si parla, insomma, di un vero fenomeno globale, con cifre in costante crescita. Ridurre la cantante a un’operazione di marketing, tuttavia, sarebbe sbagliato e fuorviante. Swift è un’artista a 360°, con quasi vent’anni di carriera alle spalle. Spalle che, nel tempo, si sono fatte sempre più forti, caricata, ma mai schiacciata, dal peso delle critiche di chi, nonostante tutto, continua ad avere pregiudizi sul successo di questa donna.
Noi, al contrario, le diamo il benvenuto in Italia ripercorrendone la discografia, attraverso alcuni dei suoi brani più celebri. Naturalmente, tredici (più due bonus tracks, perché scegliere è troppo difficile).
Taylor Swift: l’esordio nel country e le prime hit

#1. TIM MCGRAW (2006). La nostra playlist non può che partire dalle origini, e quindi dal singolo di debutto di Taylor, scritta a sedici anni durante l’ora di matematica. La ballata racconta un flirt estivo, esploso e conclusosi sulle note di una canzone del musicista country Tim McGraw (identificata poi come Can’t Tell Me Nothin’). I due protagonisti si amano, ma devono salutarsi in vista della partenza di lui per il college. A lei non restano che i ricordi, e una melodia a cui appigliarsi. «But when you think Tim McGraw/ I hope you think my favorite song/ The one we danced to all night long».
#2. LOVE STORY (2008). Primo estratto dal secondo album in studio, Fearless, Love Story ha portato Taylor Swift sulla vetta della Billboard Hot Country Songs, nonché nella Top Five della Billboard Hot 100. Certificata otto volte disco di platino, la romantica storia d’amore è accompagnata da un altrettanto fiabesco video in cui l’incontro tra l’interprete e un ragazzo innesca dei flashback di una vita passata, che li vede nei panni di Giulietta e Romeo. Il pezzo è tra i più apprezzati dai swifites della prima ora, ed è diventato la colonna sonora ufficiale di moltissime proposte di matrimonio, che si tengono rigorosamente durante i concerti della loro beniamina. «Romeo, take me somewhere we can be alone/ I’ll be waiting, all there’s left to do is run».
Botta e risposta a suon di musica
#3. YOU BELONG WITH ME (2009). Lui, lei, e l’altra. L’eterna lotta tra la popolare cheerleader e la good girl si consuma a colpi di country pop. Swift ebbe l’idea dopo aver ascoltato la telefonata tra un amico e la sua fidanzata. You belong with me è legata a un episodio ormai entrato negli annali della cultura mainstream. Agli MTV Video Music Awards del 2009, mentre Taylor era sul palco per ritirare il premio per il Miglior Video di un’Artista Femminile, Kanye West sale sul palco, la interrompe, le strappa il microfono dalle mani e dichiara: «Sì Taylor, mi fa molto piacere per te e ora ti lascio finire, ma Beyoncé aveva uno dei migliori video di tutti i tempi», riferendosi a Single Ladies (Put a Ring on It). Più tardi, la stessa Queen Bee vendica l’affronto subito dalla Swift, invitandola sul palcoscenico a terminare il suo discorso, mentre West viene travolto dai dissensi. Tenete a mente il nome del rapper, perché tornerà più avanti. «But she wears short skirts, I wear T-shirts/ She’s Cheer Captain, and I’m on the bleachers».
#4. MEAN (2010). Tutto si può dire di Taylor, tranne che non sappia rispondere ai suoi detrattori. Mean, quarto estratto da Speak Now, risponde alle illazioni di un bullo, assicurandogli che, un giorno, lei se ne andrà in una città più grande, lasciando indietro lui e la sua crudeltà. Il testo è basato su una vicenda personale. Il blogger Bob Lefsetz, infatti, l’aveva attaccata pesantemente, mettendone un dubbio le doti canore. La stessa cantautrice replicò: «C’è la critica costruttiva. C’è la critica professionale. E poi, c’è l’essere soltanto cattivi.». Non si può piacere per forza a chiunque, ma non c’è motivo di tirare colpi bassi, no? «All you are is mean/And a liar, and pathetic/ And alone in life, and mean».
Taylor Swift, una Lady in “Red”
#5. I KNEW YOU WERE TROUBLE (2012). Red è, senza dubbio, uno degli album più noti della songwriter statunitense, nonché uno dei primi a lasciar intravedere una svolta pop. Da esso sono state estratte diverse hit, dalla title track a We Are Never Ever Getting Back Together, fino a I Knew You Were Trouble. Il brano è incentrato sul senso di frustrazione che si prova dopo una rottura, per aver volutamente ignorato le “red flags” in nome di un sentimento. Il dubstep mescolato all’elettropop si discostano parecchio dal genere al quale Taylor aveva abituato il pubblico, ma la critica ha esaltato quest’incursione in nuovi territori, che le hanno permesso di “gettare la maschera” della brava ragazza a tutti i costi. Piccola chicca per gli amanti del gossip: sembra proprio che il “trouble” in questione altri non sia che il collega Harry Styles. «Once upon a time/ A few mistakes ago/ I was in your sights/ You got me alone».
#6. 22 (2013). Definito un “divertente inno da pigiama party”, 22 è nella tracklist di Red, ed è il pezzo più sfacciatamente pop del disco. Dedicato alle sue amiche Selena Gomez e Dianna Agron (la Quinn Fabray di Glee), è un gioiellino spensierato e allegro. «Avere 22 anni è stato il periodo più bello della mia vita»– ha riferito Swift- «Ho apprezzato l’opportunità di essere ancora in fase di apprendimento, pur sapendo già abbastanza. Si è inconsapevoli, ma si è consapevoli di esserlo.». Sin dalla prima tappa del Tour dei record, il 17 marzo a Glendale, in Arizona, la cantante ha iniziato a scegliere un fan nel parterre, per donargli il cappello di feltro nero che indossa mentre canta il brano 22. Tra le fortunate, a Los Angeles, anche Bianka Bryant, figlia di Kobe Bryant. «Yeah! We’re happy, free, confused, And lonely at the same time, It’s miserable and magical».
1989, l’album del trionfo
#7. SHAKE IT OFF (2014). 1989 prende il titolo dall’anno di nascita di Taylor, e gli 80s sono presenti nelle sonorità dell’intero album, mixato sapientemente a ritmi più moderni. Il capolavoro pop della geniale autrice è anticipato da Shake It Off, un uptempo impreziosito da un sassofono anni Ottanta. Il testo prende di mira chi la disapprova per aver avuto numerose relazioni e aver “osato” scriverne a riguardo. Dagli albori della musica, intere discografie di artisti di qualsiasi tipo si sono sviluppate intorno a cuori spezzati e tormenti d’amore; eppure, a Taylor Swift questa cosa non viene perdonata. Poco male, questi rimproveri se li scrolla di dosso e ci ride anche su, come fa nello spassoso videoclip che accompagna il singolo. « But I keep cruisin’/
Can’t stop, won’t stop movin’/ It’s like I got this music in my mind/ Sayin’ it’s gonna be alright».
#8. BLANK SPACE (2014). L’intero 1989 meriterebbe di essere analizzato parola per parola, ma Blank Space è un esempio lampante delle capacità autoriali di Taylor. La popstar prende in giro e si prende in giro assecondando i titoloni della stampa, che la descrivono come una sorta di mantide religiosa nelle love story. Cavalcando il sessismo latente (ma non troppo) che pervade quest’idea, Swift gioca e si diverte vestendo i panni di una perfida giovane donna, ossessionata dal suo uomo e capace di ogni cosa, pur di tenerlo nelle sue grinfie. Il brano è universalmente riconosciuto come uno dei migliori della sua carriera. «But you’ll come back each time you leave’/ Cause, darling, I’m a nightmare dressed like a daydream».
Amici, amici, e poi…
#9. BAD BLOOD (2015). Charlotte Brontë scriveva «Con amici simili chi ha bisogno di nemici?». Deve averlo pensato anche Taylor Swift, dopo il “furto” di ballerini da parte della sua amica Katy Perry. L’incomprensione tra le due ha portato a una faida culminata con Bad Blood, in collaborazione con Kendrick Lamar. Il brano è una stilettata precisa e ben assestata, resa qualora più efficace dall’iconico video, in cui Taylor chiama a rapporto uno stuolo di celebrità, che si schierano dalla sua parte. Zendaya, Ellen Pompeo, Gigi Hadid, Jessica Alba e tante altre. Insomma, o con lei, o contro di lei. Anni dopo, per fortuna, è tornato il sereno tra le due star, e il “cessate il fuoco” è stato suggellato da una foto su Instagram. «Did you think we’d be fine?/ Still got scars on my back from your knife/ So don’t think it’s in the past/ These kind of wounds they last and they last».
#10. LOOK WHAT YOU MADE ME DO (2017). Kanye West aveva, all’epoca, fatto pubblica ammenda per il suo comportamento agli MTV Music Awards. Il lupo, però, perde il pelo, ma non il vizio, e qualche anno dopo il Gold Digger del rap ha sferrato un attacco quasi fatale a Taylor, screditandola e pubblicando delle telefonate che mettevano in dubbio la sua onestà. Quelle conversazioni si sono rivelate manomesse ad arte da West e Kim Kardashian, allora sua moglie, ma la reputazione della cantante ha subito un duro colpo. Dopo un periodo di assenza, però, l’araba fenice è risorta dalle sue ceneri con Reputation, trainato dal singolo Look What You Made Me Do, una vendetta sottile e ben calibrata contro chi l’aveva data per spacciata e definita come una “serpe”. Considerando le ultime intemperanze di West, non è difficile capire chi avesse ragione. «I don’t trust nobody and nobody trusts me/ I’ll be the actress starring in your bad dreams».
Taylor Swift, tra pop e folk
#11. CRUEL SUMMER. (2023) L’album Lover è uscito nel 2019, ma Cruel Summer è diventata un singolo solo nel 2023, dopo essere stata inserita nella scaletta di The Eras Tour. Un’intensa storia d’amore accende un’estate passionale e “crudele”, il tutto in chiave squisitamente pop. Dopo essersi difesa con le unghie e con i denti in Reputation, Taylor si concede un sound più dolce e sognante. La guerra è finita, lei ne è uscita vittoriosa, e può celebrare con il fandom, che ai concerti attende con trepidazione il bridge di questo brano scritto con St. Vincent per scatenarsi e cantare tutti insieme, a squarciagola. «And I screamed for whatever it’s worth/”I love you, ” ain’t that the worst thing you ever heard?/ He looks up grinning like a devil» .
#12. EXILE (2020). È una Taylor Swift più matura e intimista quella di Folklore, registrato durante la prima fase della pandemia. In particolare Exile, in duetto con i Bon Iver, gruppo indie folk, riflette perfettamente quel periodo d’isolamento e incertezze, tradotti in una ballad soft e intensa, che mette in mostra le profondità vocali di un’artista classificata per troppo tempo unicamente come “pop sensation”. «I think I’ve seen this film before/ And I didn’t like the ending/ You’re not my homeland anymore/ So what am I defending now?».
#13. ANTI-HERO(2022). Ci vuole coraggio per fare autoanalisi e individuare se stessi come parte del problema. Taylor lo fa con sincerità in Anti-Hero, pregiata gemma synth pop in cui l’interprete si destreggia tra incubi ricorrenti, insicurezze fisiche e personali, che canta con semplicità e senza nascondere nulla, vulnerabile e potente, come solo gli antieroi sanno essere. È difficile tifare per chi sbaglia, ma, nonostante i momenti bui e gli autosabotaggi, il suo pubblico non l’ha mai abbandonata, e lei sa riconoscere il merito di chi continua a sostenerla, a prescindere da tutto. Taylor Swift è imperfetta, e piace proprio per questo. « I’ll stare directly at the sun but never in the mirror/ It must be exhausting always rooting for the anti-hero».
Bonus Tracks
#14. ALL TOO WELL (2012). La disperazione per un grande amore finito, seppur tossico, esplode in questa traccia accorata e dolorosa, riscoperta dopo la pubblicazione della versione originale, lunga ben dieci minuti. Taylor l’aveva menzionata in un’intervista e, da allora, i suoi estimatori non le hanno dato tregua, “costringendola” a far loro dono del minutaggio extra. Una breakup song imponente e struggente, l’ideale per chi vuole passare un pomeriggio, ma anche due, rannicchiato sul letto a piangere e soffrire. «And you call me up again just to break me like a promise/ So casually cruel in the name of being honest».
#15. I CAN DO IT WITH A BROKEN HEART (2024). Il mondo intero aspettava The Tortured Poets Department come un bambino aspetta Natale, e il nuovo album di inediti non ha deluso. I Can Do It with a Broken Heart non è ancora un singolo, ma promette di diventarlo. Guardandola splendere sui palchi dell’intero pianeta, si potrebbe pensare che Taylor conduca la vita perfetta: è brava, bella e idolatrata ed ogni sera si esibisce nelle arene più importanti. Ma voi sareste in grado di tenere un concerto subito dopo aver concluso una storia durata sei anni? Lei sì, ma che fatica. Lo scintillio della scena stride con le lacrime nel backstage, eppure Taylor Swift, ancora una volta, ce l’ha fatta, dimostrando di essere una numero uno, in barba a chi, dopo tutto questo tempo, si ostina a storcere il naso davanti a lei, anziché fare un braccialetto dell’amicizia, scambiarlo con quello del vicino di posto e godersi lo spettacolo. «’Cause I’m a real tough kid, I can handle my shit/They said, “Babe, you gotta fake it ‘til you make it” and I did». Chapeau, Taylor.
Federica Checchia
Seguici su Google News





