Tra poco meno di un mese l’autunno cederà il passo all’inverno. Gli alberi si spoglieranno delle ultime foglie, le cime dei monti s’inneveranno, e le calde tonalità dell’arancio e del marrone lasceranno il posto al gelido bianco. Si entrerà nel vivo del Natale, un periodo festoso e felice, ma decisamente più vivace ed irrequieto, rispetto al precedente.

Mancano ancora, tuttavia, diverse settimane prima di entrare nella Christmas craziness. Questo vuol dire che abbiamo ancora un po’ di tempo a disposizione per godere della malinconica e quieta atmosfera della stagione corrente, tuffandoci nel foliage o, nel caso in cui non sia possibile, ricorrendo all’Arte. Se non possiamo immergerci nel decadente torpore di boschi e foreste aranciate, allora esso verrà da noi, attraverso un dipinto. Non sarà la stessa cosa ma, spesso, la sapiente mano di un pittore vede cose che sfuggono persino all’occhio più allenato.

Gustave Courbet: La forêt dans automne (Il bosco in autunno)

Siamo soliti associare Gustave Courbet al realismo, movimento pittorico del quale egli fu padre e massimo esponente. Talvolta, però, si rifugiava nella natura, trasferendo le sue sensazioni sulla tela, svelando una sensibilità paesaggista spesso celata in favore della questione sociale.

La forêt dans automne, datato 1841, ne è un evidente esempio. L’opera rappresenta un bosco nelle sue tiepide tinte autunnali, le cui sfumature suggeriscono una ciclicità delle stagioni e, di conseguenza, della vita stessa. Courbet riproduce con maniacale attenzione al dettaglio lo scorcio di un paesaggio boschivo, nel quale s’impongono grandi tronchi dalle rigogliose chiome. Il punto di fuga porta lo sguardo verso un sentiero, in cui s’intravede un cervo in fuga e, poco più in là, in secondo piano, un cacciatore intento a sparare. L’utilizzo del colore dona dinamicità al quadro, rendendo la scena mobile ed energica.

Gustav Klimt: Tannenwald I (Foresta di abeti I)

Gustav Klimt realizza due versioni di questo Tannenwald, nel 1901, traendo ispirazione da una foresta di Litzlberg, nei pressi dell’Attersee. Il formato è quadrato, come quasi tutti i suoi paesaggi, come anche le celebri allegorie e i ritratti. La rappresentazione di boschi e simili ha una lunga tradizione mitteleuropea, e l’artista è stato influenzato dai suoi predecessori.

L’opera di concentra su un piccolo spazio aperto tra gli altissimi tronchi, che svettano nella selva, occupando l’intera tela. Il cielo, come quasi sempre per Klimt, è precluso alla vista; ciò che non appartiene a questo mondo non ci riguarda, dunque è superfluo mostrarlo. Lo sguardo, allora, è naturalmente indirizzato verso il basso, dove un prato fiorito si fa timidamente spazio tra gli arbusti. Le pennellate sono quasi puntiniste, e lasciano intravedere uno stile più decorativo che caratterizzerà la sua produzione dopo l’illuminante viaggio a Ravenna.

Pompeo Mariani: Autunno, la caduta delle foglie

In questo dipinto, l’elemento umano irrompe nel paesaggio, senza però dominarlo. Il volto della donna, impegnata in una passeggiata, è indefinito e dai lineamenti incerti, a simboleggiare una simbiosi con la natura a lei circostante.

La sua veste candida, dal manto nero, si staglia sull’arancio del fogliame, eppure non stride con esso, ma appare come una naturale prosecuzione dei rami. Il cappello importante ricorda le fronde di un albero, e si confonde con gli elementi in secondo piano. Il vento dona movimento alla scena, un soffio di vitalità che anima la staticità del foliage e anche la sua protagonista; il mantello, che si solleva ad ogni passo, ricorda la chioma di un arbusto mossa da una folata. L’autunno avvolge e protegge la figura femminile, che danza insieme al bosco, seguendo un ritmo dettato dalla corrente, regalando a lei e all’osservatore una sensazione di appartenenza a qualcosa di profondo, qualcosa di più.

Federica Checchia

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