Alfonso Carracci è uno degli uomini più importanti di tutta la saga di Elena Ferrante, in quanto il suo ruolo rappresenta una centralità narrativa fra l’ambiente del rione e l’amicizia fra Lila e Lenù. La storia di Alfonso è anche emblema primario delle dinamiche sociali esistenti nel romanzo; la gentilezza di questo personaggio si schianta con la truculenza di un ambiente violento come il rione sottolineandone la bestialità.

Alfonso Carracci, la gentilezza che si schianta con il rione

Personaggio che si inserisce nella trama della quadrilogia di Ferrante fin dalla nascita dell’amicizia fra Lila e Lenù, Alfonso Carracci è prima un bimbo composto, dai tratti delicati, studioso e compìto amico di Elena. In Lenù, il fratello di Stefano Carracci, ravvede una similarità con sé stesso tanto da arrivare a creare un’amicizia. Il legame diventerà poi meno intenso con l’allontanamento di Lenù dal rione e, parallelamente, Alfonso stringerà un’amicizia importante con Lila. Nel corso della quadrilogia le personalità dei personaggi mutano e si evolvono gradualmente. Già fin dal primo romanzo Ferrante sottolinea la diversità di Alfonso da tutti gli altri uomini che popolano le pagine de L’Amica Geniale e, in particolare, dal fratello Stefano; durante il matrimonio di Stefano e Lila sarà Elena a osservare quanto Alfonso si distingua dall’altra – consueta – componente maschile del rione.

La prima differenza che Lenù coglie è nell’aspetto fisico sapientemente curato, ma seppur appuri la diversità concreta del compagno di scuola non saprà dire in cosa, quest’ultimo, si diversifichi dagli altri. In un altro episodio della saga si avverte una tensione fra l’Io reale e l‘Io ideale di Alfonso. Al matrimonio fra Rino e Pinuccia il figlio del farmacista, Gino, canzonerà Alfonso con appellativi poco lusinghieri affermando che il fratello della sua fidanzata, ospite dai Carracci, era stato avvicinato dallo stesso Alfonso che nonostante l’atto violento e derisorio non reagisce; inerme, ma bruciante di fuoco, il ragazzino resterà impassibile.

Un eroe tragico

Sarà Marisa a ”provare” la virilità di Alfonso baciandolo davanti a tutti. Nel corso della saga si intuisce come Carracci si dia totalmente alle donne che incontra sul suo cammino, rimanendo però passivo; prima Elena, poi Marisa e infine Lila. L’aspetto curato e i modi garbati di Alfonso Carracci quasi ”legittimano” Gino a sfidare questo ragazzo delicato, che contrasta fastidiosamente con gli atteggiamenti dominanti e fermi degli altri maschi del rione.

Il bacio dato da Marisa Sarratore, però, riabilita subito Alfonso; in questo caso il ruolo della donna è attivo e utile per far riconquistare al ”maschio” la sua posizione. In questo episodio si respira tutta la tensione di chi sta riscoprendosi indossando una maschera per timore di soccombere in un ambiente misogino e retrogrado. Il cambiamento di Alfonso è attivo fin dall’adolescenza e si concretizzerà poi in età adulta con una fine degna di un eroe tragico.

Aristotele, nella sua Poetica, ne delinea i tratti salienti: pietà e senso di timore. L’eroe tragico deve evocare un senso di pietà suscitata dall’accostarsi allo stesso di una sfortuna immeritata. Mentre il senso di timore deve essere sperimentato nella presa di coscienza, da parte del pubblico, che tale sfortuna potrebbe capitare a tutti in contesti similari.

La sorte avversa è inflitta per via di un errore o difetto che Aristotele chiama hamartia. Si tratta di uno sbaglio dovuto al carattere dell’eroe: ignoranza, errore di giudizio o discernimento che porta inevitabilmente a conseguenze nefaste.Non ha significato semantico di colpa ma può essere motivo di una potenziale caduta dell’eroe. In questa visione sembra quasi incastonarsi Alfonso Carracci. Nel clima misogino e gretto del rione la sua essenza è un errore: lo sbaglio che causerà la sua caduta. Neanche Alfonso sa di cosa si tratti, infatti dirà a Lenù:

”Tu sei un’intellettuale, mi puoi capire. […] Il più imbrogliato ero io. Imbrogliato da me stesso”.

Alfonso Carracci, la repressione identitaria

Il disagio che Alfonso vivrà con il suo corpo si manifesterà solo da adulto – quando emergerà la sua parte più fluida – arrivando a vestirsi anche con abiti femminili. Una sfumatura inquietante della saga, però, è l’amicizia fra Lila e Alfonso Carracci. In un episodio in cui Lenù e Lila sono alla ricerca di abiti prémaman Elena si accorge di un gioco morboso e oscuro fra i due amici. Lila, dopo aver afferrato un abito oscuro, dirà a Carracci: ”fammi vedere come mi sta”. Una richiesta dal sapore abitudinario tanto che Alfonso non se lo fa ripetere due volte:

”Il mio vecchio compagno di banco, coi capelli sciolti, la veste elegante, era la copia di Lila. La sua tendenza ad assomigliarle, che avevo notato da tempo, si era bruscamente definita, e forse in quel momento era anche più bello, più bella di lei, un maschio-femmina di quelli che avevo raccontato nel mio libro, pronto, pronta, a incamminarsi per la strada che porta alla Madonna nera di Montevergine.”

Elena Ferrante, ”L’ Amica Geniale – Storia della bambina perduta”

Alfonso e il gioco degli specchi, anello di congiunzione fra l’amicizia fra Lila e Lenù, caleidoscopio infinito che culmina con un ripetitivo sdoppiamento del personaggio. Lila proietterà sé stessa su Alfonso rendendolo il più simile a sé stessa, utilizzando l’imperitura passione che Michele Solara prova da sempre nei suoi confronti per distruggerlo insieme al fratello Marcello. La parte ferale di questa amicizia è che, nel frattempo, Alfonso Carracci si è innamorato di Michele che mai rischierebbe di frantumare la sua reputazione di uomo del rione ammettendo una relazione omosessuale.

Il cortocircuito della repressione identitaria è qui evidente: Alfonso sopporta di restare nell’ombra, di intrattenere una relazione con l’uomo che ama solo per una vaga somiglianza al vero oggetto del desiderio di Michele Solara, Lila. Ma soprattutto, resiste a un crescendo di dolore e sofferenza interiore ma anche fisica: la stessa che porterà alla sua dipartita. In un passo del romanzo, quasi come un’avvisaglia funerea, sarà Alfonso Carracci a preannunciare a Elena la sua discesa verso la tragedia.

“Se Lila non mi avesse aiutato sarei morto. Mi ha imposto la chiarezza. Se sfioro il piede nudo di una donna, non sento niente. Vorrei invece sfiorare i piedi del mio uomo, tagliargli le unghie. Ricordi quando tu e Lila veniste a casa di mio padre, a chiedere indietro una bambola? E lui mi chiamò, per sfottermi. “Alfò l’hai presa tu?”. E tutti ridevano. Perché ero la vergogna della mia famiglia, giocavo con le bambole di mia sorella e portavo le collane di mamma. Sapevo di non essere quello che dicevano gli altri. Ero un’altra cosa, mi dicevo. Una cosa che sta dentro di me, che non tiene un nome, che sta là e aspetta. Non sapevo cosa fosse, fino a quando non l’ho scoperto”.

In questo contesto avverrà la sinistra confessione di Carracci a Elena: ”Se mi ammazzano, ricorda che è stato Marcello”.

La violenza della non-scelta e le soluzioni alternative per esistere

L’eterna lotta alla sopravvivenza, per Alfonso, si spegne improvvisamente in una trama feroce fatta di oppressione e violenza. Se all’inizio Elena dà la colpa all’amica Lila per la sua morte – ” Se ne era oscuramente servita e poi lo aveva lasciato andare” – in seguito si rende conto del dolore insopportabile che, invece, prova arrivando a pensare che probabilmente Lila lo avesse apprezzato più di lei stessa o di Marisa e accorgendosi che quel legame che ai suoi occhi appariva sinistro era invece complesso e puro.

L’autrice parla di una Lila che si affaccia su Alfonso, quasi come uno specchio; un’espressione emblematica in quanto il personaggio di Alfonso Carracci può assaporare una scia di libertà solo traslandosi su un’altra persona: essendo l’alter-ego di Lila. La trasposizione al femminile e al travestimento gli dà l’illusione, persino, di essere accettato da Michele. Gli abiti femminili indossati da Alfonso Carracci divengono quasi un momento, seppur effimero, di rivendicazione della propria libertà di scelta. Ma la verità è che Alfonso subisce con crudeltà una violenza della non-scelta: una furia gratuita che tarpa la sua vera essenza e lo porta a non scegliere mai seguendo, realmente, la propria natura.

Alfonso Carracci, un parallelismo con Pierre storico brano dei Pooh

Probabilmente uno fra i primi brani a trattare il tema dell’omofobia, Pierre è uno storico brano dei Pooh datato 1976 scritto da Roby Facchinetti (musica) e da Valerio Negrini (testo) contenuto nell’album Poohlover. Così come Lenù che già dall’infanzia osserva la diversità di Alfonso Carracci, anche il protagonista della canzone è un ragazzo diverso, fine, non conforme agli altri sin dai tempi della scuola.

Penso a te
Nei tempi della scuola con noi
Sottile, pallido e un po’ perso
Tu già da noi così diverso
E triste

Penso a te
Ricordo si rideva tra noi
Di quel tuo sguardo di bambina
Di quella tua dolcezza strana
E triste

Pooh, ”Pierre” in Poohlover (1976)

Quello che colpisce è la descrizione di un ragazzo delicato, così come avviene per Alfonso osservato da Elena, e una dolcezza strana non conforme a un uomo: proprio come la grazia e i modi garbati di Carracci nel rione, schernito e bullizzato per tal motivo. L’aggettivo triste rimanda poi a una non-possibilità di scegliere chi essere.

Pierre ti ho rivisto
Questa sera e tu
Tu abbassi gli occhi
Ti nascondi e poi
Te ne vai
E scusami
Se ti ho riconosciuto però
Sotto il trucco gli occhi sono i tuoi
Non ti arrendi a un corpo che non vuoi sentire

Pooh, ”Pierre” in Poohlover (1976)

La delicatezza di questo brano incanta nella sua semplicità. Dopo anni l’incontro con Pierre avviene casualmente ma il protagonista della canzone si nasconde in preda alla vergogna. Il verso ”Non ti arrendi a un corpo che non vuoi sentire” evidenza tutta la potenza, la sensibilità e la delicatezza narrativa di un dolore che non può essere urlato. Il brano è un inno contro l’omofobia e, seppur Elena Ferrante non citi propriamente la transfobia nel romanzo, i parallelismi con Alfonso Carracci sono molto simili. Il travestimento che anche lui utilizza per somigliare a Lila diventa un simbolo di lotta: anche lui, come Pierre, non si arrende a un corpo che non sente suo.

La sotto-trama di Alfonso rimarca come quest’ultimo abbia combattuto in un ambiente barbaro e brutale evidenziando la centralità del suo personaggio. Alfonso non ha mai scelto interamente per sé stesso ma ha dovuto avvalersi di soluzioni alternative per esistere in un contesto sociale feroce, trasponendo la sua personalità su un altro soggetto per avere un’illusione di libertà.

Stella Grillo

Foto in copertina: Gay.it

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