È morta ieri, 2 dicembre 2024, all’età di 104 anni, Iole Mancini, memoria storica della Resistenza e ultima partigiana sopravvissuta alla terribile prigione di via Tasso. Membro dei GAP insieme al marito Ernesto Borghesi, ha combattuto contro i nazifascisti al tempo dell’occupazione di Roma. Anni fa, la donna aveva raccontato la sua storia nel romanzo Un amore partigiano, scritto con il giornalista Concetto Vecchio. Tra le pagine del libro, parlava delle torture subite, nella prigione di Via Tasso, dal boia delle Fosse Ardeatine, Erich Priebke, che non furono però sufficienti a farla parlare. Iole non tradì i suoi compagni ed Ernesto, mostrando un’integrità e una forza ineguagliabili.
Il giorno della Liberazione della capitale, i nazisti in fuga avevano radunato i prigionieri del carcere su alcuni camion, con l’intenzione di trasportarli al nord. Fortunatamente, un guasto al veicolo le permise di scappare, in compagnia di altre persone, scampando alla drammatica sorte che, invece, toccò ai martiri de La Storta. Per tutta la vita ha raccontato gli orrori della dittatura e la ferocia nazifascista, battendosi per la società libera e giusta in cui ha sempre creduto. L’ANPI la ricorda con una nota ufficiale: «Iole Mancini resistette per amore della libertà. Ciao, ci mancherai da morire».
Addio alla partigiana Iole Mancini: il ricordo di Elly Schlein

Un commosso saluto è arrivato anche da Elly Schlein. La segretaria del PD ha rilasciato un comunicato: «Se n’è andata la partigiana Iole Mancini. A nome mio e di tutta la comunità democratica esprimo il più profondo cordoglio.Staffetta a Roma, era l’ultima sopravvissuta all’orrore e le torture di via Tasso. Se n’è andata a 104 anni. Una vita intera dalla parte giusta: quella della libertà e della Costituzione antifascista.».
Prosegue Schlein: «Negli ultimi mesi ci è capitato spesso di tenerci per mano, con Iole, di scambiarci tante cose. Mi raccontava della Resistenza, della prigionia, del suo grande amore, ma pure di quanto le piacesse andare nelle scuole a confrontarsi con le nuove generazioni, a condividere e diffondere la memoria collettiva dei tempi più bui del nostro passato recente. Seguiva tutti i giorni con grande passione civile quel che accade in politica e nel Paese. Anche questo, per lei, era un modo di onorare la Costituzione».
«Non c’è stata una piazza importante di questi due anni» – conclude – «senza che mi telefonasse per dirmi che pur non potendo venire fisicamente con il cuore era con noi. Mano nella mano, generazione dopo generazione. I valori sono gli stessi. Passare un po’ di tempo con lei è stato un dono straordinario per me. Ci mancherà moltissimo.».
L’appello alle nuove generazioni
Finché ha potuto, Iole Mancini ha presenziato ad eventi e manifestazioni, onorando la Resistenza. Solo due anni fa, è intervenuta alle celebrazioni per il 25 aprile, invitata dall’Anpi, intonando Bella Ciao.
Dopo aver narrato le sue vicende passate, si è appellata ai giovani, spronandoli a combattere per i propri diritti: «I giovani vivono in un paese libero e democratico, quando lo ero io non lo era perché, sotto la dittatura fascista, noi donne potevamo solo fare figli, al “capoccione” (Mussolini, ndr) servivano i soldati. Il regalo più grande della resistenza è stato il voto, quello alle donne. Ragazzi studiate e fate la vostra carriera, serve alla resistenza.».
Federica Checchia
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