Il natale si avvicina. E il natale, inevitabilmente, evoca famiglia. E allora immaginiamo, per un attimo, un quadro: “Ritratto di famiglia normale alla vigilia di natale”. Cosa raffigurerebbe, quel quadro? Cosa renderebbe “normale”, ai nostri occhi, la famiglia rappresentata? Un uomo, con il maglione rosso e la coda dell’occhio rivolta verso lo schermo del pc, aperto sulla casella di posta elettronica aziendale; una donna giovane, sui trenta, in forma grazie alle lezioni di zumba nei pomeriggi dei giorni dispari; due figli, un maschio e una femmina, eccitati e sorridenti mentre scartano i regali: la playstation per lui, una Barbie per lei. Insomma, un uomo (capo famiglia) e una donna (a cura del focolare) che si uniscono nel sacro vincolo del matrimonio e che – solo dopo – danno alla luce dei figli.
Ritrattista anonimo, cattolico-occidentale, olio su tela.
Pedro Almodovar, ritrattista di famiglie atipiche

Per fortuna, però, esistono altri quadri, altri pittori. Artisti abili non solo a ritrarre l’altro, il diverso, l’a-normale, ma capaci anche di renderlo necessario. Perché ciò che conta, in fondo, quando si parla di famiglia, è amarsi, volersi bene. Ma – udite, udite – è possibile amarsi e volersi bene anche senza una mamma e un papà, un uomo e una donna, un matrimonio in chiesa, dei figli biologici. Ce lo insegna Pedro Almodovar, maestro nell’incorniciare in dei fotogrammi colorati (di solito di un rosso e di un verde molto accesi, vivaci) la possibile esistenza di una famiglia alternativa e perfino più funzionale di quella classica.
Basterebbe una frase per sintetizzare al meglio questa capacità del regista spagnolo. Una frase pronunciata da Manuela, meraviglioso personaggio interpretato da Cecilia Roth nel film “Tutto su mia madre”. Alla nonna del bambino partorito da Rosa (Penelope Cruz) non piace che Lola baci il piccolo Esteban, ma Manuela risponde: “Quella donna è suo padre” (chi ha visto il film, sa. Chi non l’ha visto, corra subito a rimediare). Almodovar abbatte e rielabora il modello familiare tradizionale, consegnando al piccolo Esteban tre madri e nessun padre. Tra l’altro, la frase è preceduta da diverse inquadrature della Sagrada Familia di Gaudì, ribadendo la volontà (e forse pure il gusto) di Almodovar nel mettere in discussione il modello familiare classico.
Le donne nelle famiglie di Almodovar
Le donne, nei film di Almodovar, sono molto più interessanti degli uomini. «Dovrò accettarlo una volta per tutte: mi riesce più facile scrivere di loro». Così confessava il regista, in un’intervista rilasciata dopo l’uscita di “Madri parallele”, altra pellicola in cui la figura dell’uomo e del padre resta in secondo piano, dove l’amore per i figli trascende il legame biologico. O come in “Volver”, dove l’assassinio di un uomo violento rafforza, consolida il vincolo d’amore tra Raimunda e sua figlia Paula. Così come il nucleo familiare tipico, tradizionale, rappresentato in “Che ho fatto io per meritare questo?”, è senz’altro più disfunzionale rispetto alla famiglia – atipica – del film “La legge del desiderio”, in cui Carmen Maura interpreta una transessuale madre di una ragazza ereditata da una vecchia relazione.
Le famiglie atipiche e colorate di Almodovar non vogliono sostituire il modello familiare tradizionale, ma arricchirlo, proponendosi come valide alternative in cui è possibile amarsi, volersi bene, a prescindere da tutto il resto. «La famiglia non corrisponde, né deve corrispondere, al modello cristiano», ha affermato il regista nel 2005 in occasione della promulgazione della legge in Spagna che ha reso legali i matrimoni omosessuali. Esistono e possono coesistere altri sistemi familiari, improvvisati sulla base di esigenze e necessità sempre diverse, in evoluzione con i tempi. Che poi, in fondo, siamo proprio sicuri che il sacro focolare domestico, composto da Gesù, Giuseppe e Maria, sia così tradizionale? Maria è la prima madre surrogata della storia e Giuseppe accetta di crescere un figlio che biologicamente non gli appartiene. Ma il punto è: non importa. Ciò che conta è amarsi e volersi bene al di là dei generi, dei legami biologici e di rigide strutture predefinite.
Sebastiano Pistritto
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